Arte e Fotografia

La sound performance di Hatori Yumi a Palermo | White Suspension

I miti brahmanici della creazione raccontano che i primi uomini erano esseri trasparenti, luminosi e sonori che volavano sopra la terra (Marius Schneider, “Pietre che cantano”)

Il progetto White Suspension, prodotto da N38E13 di Palermo e a cura di Mike Watson, rielabora tramite una stratificazione di suoni e luci uno stato emotivo ed emozionale che porta verso un’esperienza personale e intima.

Lo spazio della galleria è invaso dalla nebbia e le luci ad intermittenza irradiano la sala che perde i confini, portando lo spettatore in una condizione di spaesamento. Lo spazio si dilata e si perde la cognizione di distanza, tempo e confini. N38E13 si muta in una cassa armonica che si contrae e si distende attraverso il suono che si espande e assorbe lo spazio, lo rigurgita in riverberi che si infrangono nel corpo fisico dello spettatore.  

Photo Alex Astegiano courtesy N38E13

La sound performance di Hatori Yumi induce alla perdita delle strutture spaziali che permettono, tramite la vista, di percepire lo spazio e modulare le distanze tra individui. Si perde ogni punto di riferimento e la vista viene sostituita dall’udito che assorbe e rielabora sonorità, a volte comprimono, altre dilatano il corpo stesso e permettono di perdersi in questa condizione onirica.

Solo il suono guida lo spettatore in un percorso dove l’unica alternativa possibile è lasciarsi trasportare in questo flusso di sonorità instabili. Il suono, il fumo e le luci a intermittenza divengono un mezzo per esprimere un complesso stato emotivo, una condizione esperienziale che si diversifica da individuo a individuo.

Photo Alex Astegiano courtesy N38E13

Le sonorità passano da frequenze alte a basse, seguendo un’onda che di tanto in tanto si spezza riportando lo spettatore da un “luogo interiore” a un luogo esteriore e fisico.  A livello epidermico, il suono di insinua e penetra in maniera silente da uno strato più superficiale a uno organico e biologico. Il corpo reagisce all’urto delle onde sonore, gli organi assorbono il suono e lo rigettano tramite la cassa toracica, permettendo di vivere un’esperienza in diversi livelli di ascolto.

Citando Schopenhauer: “La musica, la quale oltrepassa le idee, è del tutto indipendente anche dal mondo fenomenico, semplicemente lo ignora, e in un certo modo potrebbe continuare ad esistere anche se il mondo non esistesse più: cosa che non si può dire delle altre arti. La musica è infatti oggettivazione e immagine dell’intera volontà, tanto immediata quanto il mondo, anzi, quanto le idee, la cui pluralità fenomenica costituisce il mondo degli oggetti particolari. La musica, dunque, non è affatto, come le altre arti, l’immagine delle idee, ma è invece immagine della volontà stessa, della quale anche le idee sono oggettità: perciò l’effetto della musica è tanto più potente e penetrante di quello delle altre arti: perché queste esprimono solo l’ombra, mentre essa esprime l’essenza”.

Photo Alex Astegiano courtesy N38E13

In un gioco di distorsioni, acuti e bassi Fabio R. Lattuca, in arte Hatori Yumi, rielabora sonorità vibranti da influenze che passano dalla musica ambient al drone che riportano alle sonorità di Ben Frost e Lorenzo Senni e al field recording rimodulato per il set. L’immersione è totale e la perdita dei punti di riferimento, causata dal fumo e dalle luci stroboscopiche, permette una “forzatura” quasi naturale del corpo che riconosce come unico punto di riferimento il suono e pertanto si concentra unicamente su quello. Ci si ritrova così in una dimensione virtuale, che permette di “percorrere questo spazio infinito e dimenticato attraverso il suono, significa fare esperienza dell’assenza e della perdita, delle loro risonanze, del ritirarsi dell’orizzonte spaziale che lascia emergere un’altra temporalità, in cui la stessa presenza fisica si annulla in un senso di smisurata distanza” (Leandro Pisano, “Nuove geografie del suono”).

Sasvati Santamaria

About the author

Sasvati Santamaria

Nasce il 18/02/1983, a Palermo. Frequenta L’Accademia di Belle Arti nella città nativa. Frequenta un Master allo IED in curatela, facendo la sua prima importante esperienza presso il concorso Talent Prize 2012. Cura diversi progetti, perseguendo sempre l’obiettivo di concentrare l’attenzione sulle pratiche sperimentali di giovani artisti.

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