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La figura della Donna nel Nuovo Testamento. Parte I

Con la venuta di Cristo, il ruolo delle Donne descritto dalla Bibbia, subisce un cambiamento radicale: diventano figlie di Dio, in uguaglianza con l’uomo, mentre, in precedenza, esse non partecipavano che indirettamente, tramite i parenti di sesso maschile, all’alleanza suggellata con Mosè.

Paolo Veronese, Cena a casa di Simone il fariseo.
Paolo Veronese, Cena a casa di Simone il fariseo.

Cristo, infatti, non si limitò a modificare parzialmente l’antica Legge mosaica, ma andò ben oltre. Egli è la nuova Legge, il Nuovo Libro vivente, il Libro che siede alla destra di Dio. Come, all’inizio del tempo umano, Dio plasmò l’uomo e la donna, così Cristo, sulla croce, generò la salvezza per un nuovo popolo, creò un nuovo Adamo ed una nuova Eva ai quali donò, ancora una volta, il suo alito, la rûah.

La genealogia di Gesù, con la quale si apre il Vangelo di Matteo, enumerando peccatori, assassini e violenti, descrive un lungo e tortuoso fiume di generazioni. Ma, all’inizio e alla fine dell’elenco misterioso, non ci sono due uomini, ma due donne: la progenitrice e Maria. La madre di Cristo è esplicitamente menzionata, mentre Eva è sottintesa, come “prima madre dei viventi”, nei confronti di Abramo.

Attraverso il mistero dell’Incarnazione, si opera, dunque, la riconciliazione non solo fra Dio e uomo, ma anche fra spirito e carne, perché nel Messia convivono sia la natura umana sia quella divina, in quanto è Figlio di Dio, ma è anche generato da una donna, Maria, novella Eva.

Il Figlio di Dio si è fatto uomo per mezzo della Vergine, affinché la disobbedienza provocata dal serpente fosse annullata attraverso la stessa via per la quale prese inizio”.Giustino, Dialogo con Trifone

La Bible morelisés, Eva e Maria.

Gesù non ha mai preso una posizione politica riguardo alla teorica questione femminile e non ha mai disquisito, dunque, in merito ai diritti, al ruolo e alla posizione della donna nella società giudaica. Tuttavia, Egli ha accordato alle donne la parità con i discepoli maschi nel lavoro per il Regno dei Cieli. Ad esse, infatti, fu riservata l’esperienza della Passione e della Deposizione nel sepolcro e, addirittura, ad esse spettò l’importante compito del primo sconvolgente annuncio della Risurrezione. Ad essere precisi, Luca, l’evangelista che maggiormente scrive delle donne al seguito del Nazareno, non usa il termine “discepole”, poiché, sia in ebraico che in aramaico, la parola discepolo non aveva il genere femminile; successivamente la tradizione cristiana, riferendosi a queste figure che facevano parte della sequela di Gesù, le appellerà “pie donne”.
Il terzo Vangelo Sinottico ci informa che tali donne erano state curate da spiriti maligni e da infermità. Va notato, in proposito, il verbo “therapeuein”, che significa curare, ma anche servire. Per indicare ciò da cui erano state sanate, Luca usa il termine “astheneia”, che indica non solo e non tanto una circoscritta infermità fisica, ma, soprattutto, debolezza e insignificanza. Ogni donna del tempo era, quindi, “asthenes” in quanto destinata all’impotenza, alla mancanza di stima e fiducia.
Il risanamento di una donna da parte di Gesù ha sempre una particolare portata simbolica e trasgressiva nei confronti dei tabù giudaici.

Ricordiamo l’episodio della guarigione della donna curva nella sinagoga, che aveva una malattia che le impediva di guardare il cielo e la rivolgeva verso terra. Gesù la chiamò a sé, le impose le mani e le disse: “Donna, sei libera dalla tua infermità”, e la donna, prodigiosamente, si raddrizzò. E’ uno dei miracoli prediletti dalla riflessione teologica femminile, perché, in un certo senso, tutte le donne del tempo, nel contesto patriarcale della religione giudaica, erano “curve”, simbolicamente ed esistenzialmente, a prescindere dalle condizioni del loro scheletro.
Sono altrettanto interessanti le forti implicazioni antropologiche dell’episodio del miracolo dell’emorroissa, la donna che soffriva di perdite di sangue. Con il suo gesto risanatore, Gesù abbatté, in una volta sola, tre pesanti tabù: quello della femminilità, quello del sangue e quello del sesso. La donna, avvicinatasi al Maestro, di cui le folle parlavano con entusiasmo, toccò un lembo del suo mantello, commettendo, secondo la Legge giudaica, una colpa gravissima, perché, essendo impura, contaminava, con il solo contatto, uomini e cose. Eppure fu da Gesù lodata.

Diceva tra sé: Se riesco anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata. Gesù si volse e vedendola disse: Coraggio, figlia mia! La tua fede ti ha salvata. E da quell’istante la donna fu salvata”. Matteo 9, 21-22

 Anche l’invito, apparentemente rivoluzionario, a porgere l’altra guancia è tratto dalla pratica quotidiana delle donne. Nessuno, prima di Cristo, aveva attribuito al comportamento femminile un valore politico tale da ricavarne una teoria sociale. Con l’avvento del cristianesimo, infatti, la società, anche se rimasta a dominio maschile in campo giuridico e sociale, era divenuta “femminile” come proposta etica e spirituale. E’ significativo, inoltre, il fatto che Gesù, nelle parabole dei Sinottici, si sia occupato spesso della vita quotidiana della donna, delle sue preoccupazioni, delle sue gioie, mentre ciò non compare nei midrash rabbinici.

Ma non solo. Le donne sono state liberate e sono stati dischiusi per loro gli spazi, prima dominio assoluto dell’uomo, dello studio, della contemplazione e dell’alta spiritualità: Maria, sorella di Lazzaro, si sedette ai piedi di Cristo, per ascoltare la sua Parola, e fu da Lui lodata per il suo atteggiamento anticonformista rispetto ai dettami comportamentali che la società giudaica imponeva alle sue figlie.

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”. Luca 10, 38-42

Emma Fenu

Paolo Veronese, Gesù e la Samaritana.
Paolo Veronese, Gesù e la Samaritana.

 

 

 

About the author

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi "cittadina del mondo".
Sono laureata in Lettere e Filosofia e ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione; insegno Lingua Italiana agli stranieri; tengo un Corso di Scrittura creativa; recensisco libri e intervisto scrittori; curo l'editing di saggi e romanzi; mi occupo di Storia delle Donne, di Letteratura e di Iconografia.

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