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(L)a Cura. Appunti di un curatore | #8 La Biennale di Venezia è morta?

BIEN! BIEN! BIEN! BIENnale à BIENtot, BIENvenue Artissima

La Biennale di Venezia è morta?

In Sociologia, il processo di cambiamento, quando questo è collettivo e non del singolo, lo si connota come culturale e non psicologico. E’ necessaria, allora, una riflessione più ampia sulla dicotomia tra il concetto di cambiamento e la percezione di esso. Quale dei due è reale? Biennale sta cambiando davvero o è solo la rifrazione del nuovo punto di vista di chi la fruisce? E’ lei che cambia o il contesto, insomma? 

L’aspetto più evidente di questo cambiamento è la volontà di spettacolarizzazione che prende il sopravvento a discapito di un modus espositivo più discreto, silenzioso e analitico che soccombe nell’indifferenza. Lo spettacolo è diventato un momento necessario per emozionare un target di visitatori per lo più annoiati e questo innesca un meccanismo di richiesta e ricerca di installazioni sempre più complesse a livello meccanico e strutturale.  Le conseguenze sono grandi investimenti per opere monumentali che, di per sé, interloquiscono poco con la psicologia o la consapevolezza artistica e critica dell’osservatore medio. Vengono quindi percepiti solo gli aspetti legati all’engagement emotivo. Il problema è la mancanza di analisi sociologica che la Biennale e molte altre fiere di settore e non, dimostrano: una lacuna crescente che non ingrassa il contenuto ma rigonfia il cassetto commerciale. 

La parodia dei due coniugi, Augusta e Remo nel film “Le vacanze intelligenti” di Alberto Sodi, mostrava quanto fosse facile incespicare in un dedalo di esperienze artistiche spesso ostili. Era la Biennale del ‘78 e i fruttivendoli romani venivano ostacolati da una élite intellettualoide che li lasciava ai margini della realtà artistica. Interdetti, interrogativi e umiliati, Augusta e Remo rappresentavano quella naturale linea di demarcazione – certo con un tono assai calcato e grottesco – che divide gli addetti ai lavori dal visitatore casuale. 

Padiglione delle Bahamas, nell’Arsenale, artista Tavares Strachan

Oggi il target dei Remo e Augusta si è preso una rivincita. L’arte contemporanea, da decenni, si è liberata e ha voluto imbastire la sua lotta popolare per arrivare a tutti, ed è una nobile causa. Ma non ha saputo educare e portare ad un livello di comprensione trasversale. Questo vuol dire che non basta aprire una fiera a tutti, indiscriminatamente, per fare in modo che tutti gli Augusta e Remo si sentano parte integrante di quel progetto e che lo comprendano. E’ necessaria un’educazione sistematica affinché il visitatore arrivi preparato, si senta accompagnato, possa leggere in modo comprensibile cose che non lo sono, indiscriminatamente, per tutti. Solo così non ne riemergerà umiliato, come nella parodia cinematografica.

E se si tornasse ad un sentimento di elitarismo smodato?  Oggi, passeggiare per la Biennale con qualcuno che non conosce il motivo per cui la visita, fa emergere quel disagio assai più che una chiusura dei cancelli ai non addetti: subodorare senso di inadeguatezza, smarrimento, vuoto e consequenziale assenza di emozione, genera un disturbo collettivo che fa assomigliare questi luoghi a corridoi vuoti nei quali camminano zombie che non fanno che guardarsi furtivamente, cercando di cogliere sguardi complici. 

L’opera d’arte robot Kuka di Sun Yang e Peng Yun è la dimostrazione del concetto di spettacolarizzazione come elemento di unificazione tra generi di target. La sua potenza e il suo ipnotico “atto” di pulizia circostante parlano di quell’urgenza circense. Vengono poco celebrate opere sommesse e delicate come le creazioni in filo e lana di Christine Wertheim di una forza poetica travolgente. Vengono relegate a soggetti social opere come Virtual Reality, presentata al padiglione del Arzebaigian, che affronta il tema della pericolosità delle fake news.

La video arte, invece, è vivace perché, per sua natura, usa un linguaggio ormai universale. Anche solo 6 anni fa, le zone della Fiera dedicate alle video opere erano le più spopolate. Oggi, invece, tecnica e media sono trasversali e soggetti ad un istinto voyeuristico indiscusso: per questo avvicinabili anche quando il risultato ipnotico rimane solo tale e non ne viene percepito il concetto artistico. L’ipnosi è un grande tema emerso dalla Biennale 2019. Una grande ipnosi collettiva che porta tutti dappertutto senza la minima percezione del dove, cosa e soprattutto del perché. Il senso di vuoto intorno ad un’opera non può non parlare di un disturbo generalizzato che dovrebbe allarmare e portare ad una reazione in chi opera per la cultura.

Padiglione Venezuela, artista Gabriele Lopez

Altri esempi di sublimazione artistica sono: l’opera creata dai suoni generati in modo inusuale di alcuni strumenti musicali ideata da Tarek Atoui; l’universo onirico di Joe Landria creato per il padiglione del Madagascar; l’opera Written by water di Marco Godinho che parla delle relazioni che il mare può generare nella storia dell’essere umano, quali immigrazioni, stravolgimenti climatici, incontri o scontri bellici. Rimangono isolati casi di poetica sommersa.

La lotta sostenuta per dimostrare che avere dei padiglioni nazionali in tempi di cosmopolitismo non fosse una chiusura, bensì una nuova idea di identità, ha portato ad un eccessivo accento su concetti come plateau of humankind, di cui parla il Presidente Paolo Baratta. Ma un’apertura non ha in sé, per sua natura, una faccia rivolta l’indifferenzazione, alla miscelazione spasmodica?

« Nel corso degli anni passati il doppio costo dei trasporti in laguna ci portava a chiedere ausili addizionali, e nei ringraziamenti e nelle didascalie comparivano molti operatori anche di mercato. I visitatori sono diventati il nostro principale partner, più della metà hanno meno di 26 anni. Ricordare questo risultato mi pare il modo migliore per festeggiare i vent’anni trascorsi dal 1999.» Poalo Baratta.

Eccolo il pubblico, parte integrante dello spettacolo che vedrà. Eccola la fiumana indistinta che vuole esserci e scalfire il suo nome sempre e comunque. Questo è, evidentemente, un bene, economico prima e culturale, ahimè, solo dopo. 

Giardini di Marinaressa, artista Idan Zareski

Come fare?  Solo alcuni semplici esempi, raccolti tra le testimonianze dei visitatori:

Un servizio educational gratuito (oggi è a pagamento) dedicato a chi vuole partecipare attivamente alle attività culturali.

Punti di ristoro per riempire le proprie borracce gratuitamente: un target consapevole esiste e necessita di aiuto per crescere.

Audioguide gratis…per tutti.

Di contro, la appena conclusasi Artissima ha dimostrato un moto inverso. E questo, oggi, la rende la Fiera più coerente in Italia con un target informato, giovane e attento alle nuove tendenze artistiche. Un momento piacevole da vivere, fruire, raccontare. Questo garantisce un barlume di speranza e fiducia in chi, ancora, governa i fili delle élite culturali. Venezia rimane nel cuore, un caposaldo a cui non si vuole rinunciare a costo che si trasformi in una deriva legata alla satira sordiniana. E Artissima rappresenta la giovane promessa a cui non si può criticare nulla…non ancora, almeno.

Daniela Ficetola

In copertina: Padiglione Venezuela, artista Nelson Rangel

About the author

Daniela Ficetola

Daniela Ficetola studia Scienze dei Beni culturali all'Università Statale di Milano. Lavora da 15 anni nella comunicazione: ufficio stampa per Rai e La7, gestendo progetti editoriali innovativi come Gaz Magazine, Extra, Zero, La Piazza, Il Diario del Nord Milano, per poi approdare come libera professionista nel mondo della formazione e dell’arte. Nel 2009 crea NOlab Academy, innovativa accademia dedicata alle arti e ai mestieri. Nel 2012 fonda Who Art You? contest artistico internazionale annuale organizzato in collaborazione con il Comune di Milano, portando il progetto anche in Europa. Nel 2016 fonda Artbahnhof a Londra, agenzia di mediazione artistica che eroga consulenze organizzative ad artisti, musei e gallerie. Dal 2017 tiene il corso di Curatela e organizzazione eventi artistici.
www.artbahnhof.com / www.whoartyou.net
www.nolabacademy.com / www.nolab.it

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