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(L)a Cura. Appunti di un curatore | #7 Maryam Rastghalam

Il racconto di un viaggio e di una trasformazione di una donna che ha fatto della sua forza artistica l’eco di tante migrazioni e di tante culture. Maryam Rastghalam, artista emergente di origine iraniana, racconta la sua vita attraverso la sofferenza del colore e il groviglio di neri e bianchi che tracciano costanti linee di unione, ponti tra culture.

China sui suoi fogli di carta, con in mano i pennelli intrisi di colore, Maryam Rastghalam lascia affiorare attraverso i suoi acquerelli gli incubi, i dubbi, le paure e i sogni che la animano. Il percorso artistico, la sua storia personale e le sue radici le hanno permesso di diventare la donna che è oggi. Le donne: le indiscusse protagoniste dei suoi disegni.

Inizia con commozione il racconto dell’artista che apre solo a pochi le porte del suo studio in cui ha raccolto sogni e ambizioni e tante storie da narrare. Come Shahrazād, eroina de Le mille e una notte, Maryam Rastghalam narra in ogni opera una storia diversa, sempre da un punto di vista del tutto personale eppure universale. La donna e la sua integrazione nel difficile paese nativo prima e in un paese diverso poi: è questa la trama essenziale della sua vita da cui nascono quelle delle sue donne.

L’antica novella persiana intrisa di misoginia e fallocrazia riconduce alle vessazioni maschiliste che da un quarantennio le donne locali subiscono senza possibilità di rivendicazione. Il racconto però ha un finale inverosimilmente positivo dettato più dalla volontà di riscatto che da una veridicità storica. Il racconto della realtà invece è ben lungi dalla trama narrata e Maryam R. si fa portavoce di quella terrorifica cronaca, incarnando lei stessa la volontà di rivalsa che le illumina gli occhi. Le sue donne non vivono quel riscatto tanto auspicato, sono intrappolate, ingabbiate da tronchi di arbusti secchi che rimandano all’arido paesaggio iraniano, che diventa simbolo del contesto sociale in cui i suoi personaggi si muovono o meglio si immobilizzano.

L’artista invece è riuscita a divincolarsi – ecco la rivalsa inespressa e tacita della sua poetica – e dopo gli studi in Arte Grafica all’Università di Teheran, Maryam R. si trasferisce in Italia, all’età di ventitré anni.

Non è facile lasciarsi alle spalle un paese come l’Iran, patria di una delle civiltà più antiche e affascinanti al mondo. Per l’artista è stata una scelta ancor più coraggiosa, dunque, e non priva di scontri, quella di lasciare Esfahan, città natale che indiscutibilmente appare nei paesaggi aridi è quasi metafisici delle sue opere.

Affascinata dalla storia dell’arte italiana, dal Rinascimento, dalla cultura del Belpaese, Maryam Rastghalam decide di proseguire i suoi studi a Firenze, dove si trasferisce nel 2008 frequentando il corso di Decorazione all’Accademia delle Belle Arti, per poi completare la sua formazione al corso di Arti Visive all’Accademia di Brera, Milano.

In Maryam Rastghalam convive un connubio di valori orientali e occidentali. Le sue opere riflettono il legame creatosi nella storia dell’artista, l’unione di culture e popoli agli estremi: miniature, illustrazioni, libri artistici e financo installazioni.  I disegni di Maryam Rastghalam sono come la sua cultura, una commistione di contrasti, filosofia, bellezza, misticismo.

Secondo l’artista ciò che caratterizza l’Iran in questo momento storico è la volontà di attuare un processo di occidentalizzazione, pur mantenendo il rigore della tradizione, imposto anche dalla religione.

Una cultura che vorrebbe apparire umana, ma, nonostante la presa di consapevolezza, alla fine non riesce a sopportare che una donna abbia gli stessi diritti di un uomo. Eccole esplodere allora, quelle donne, che soffrono, sanguinano, che accennano a  rifiorire, imprigionate in tele di delicata edera o da candide collane di perle.

Il soffocante dolore che le opprime è un nero acquoso, anzi lacrimoso, dal quale traspare il loro muto martirio, che le macchia di un rosso vivido e definitivo.

La morbidezza dell’acquerello e il contrasto con la ferma nitidezza dell’inchiostro si inseriscono in un corollario simbolico che rievoca le radici persiane: minuziose rampicanti, pavoni decorati, capigliature corvine di elegante lunghezza sono elementi di una tradizione iconografica inevitabilmente radicata nell’immaginario dell’artista.

Le scarpette nere, simbolo – un altro – del percorso che le donne devono intraprendere per emanciparsi, raccontano di delicati tentativi di riscatto senza successo. Nonostante la forza propulsiva dell’artista, le sue eroine non sono ancora totalmente emerse. È lei, creatrice e rara testimonianza di riuscita, che ancora non ha trovato il finale sperato proprio come la sopravvissuta principessa Shahrazad del racconto persiano e come lei, per salvarsi, sta solo rimandando la narrazione di quello che la storia, ci si auspica, cambi.

Daniela Ficetola

About the author

Daniela Ficetola

Daniela Ficetola studia Scienze dei Beni culturali all'Università Statale di Milano. Lavora da 15 anni nella comunicazione: ufficio stampa per Rai e La7, gestendo progetti editoriali innovativi come Gaz Magazine, Extra, Zero, La Piazza, Il Diario del Nord Milano, per poi approdare come libera professionista nel mondo della formazione e dell’arte. Nel 2009 crea NOlab Academy, innovativa accademia dedicata alle arti e ai mestieri. Nel 2012 fonda Who Art You? contest artistico internazionale annuale organizzato in collaborazione con il Comune di Milano, portando il progetto anche in Europa. Nel 2016 fonda Artbahnhof a Londra, agenzia di mediazione artistica che eroga consulenze organizzative ad artisti, musei e gallerie. Dal 2017 tiene il corso di Curatela e organizzazione eventi artistici.
www.artbahnhof.com / www.whoartyou.net
www.nolabacademy.com / www.nolab.it

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