MEME EVENTS

Saligia| Andrea Chisesi

Organizzata dal Comune di Taormina e realizzata in collaborazione con l’Associazione Tra-Ormina Forum e l’Atelier Andrea Chisesi, SALIGIA – acronimo dei sette vizi capitali – è la mostra personale di Andrea Chisesi, a cura di Marcella Damigella, che si svolge in questi giorni negli spazi della Chiesa sconsacrata del Carmine a Taormina,  fino al 20 agosto 2017.

                  Proiezione dell’opera “gola” sulla facciata della Chiesa sconsacrata del Carmine a Taormina

Andrea Chisesi nasce a Roma nel 1972 ma la sua formazione avviene a Milano, dove inizia gli studi frequentando il Liceo Artistico e Politecnico. Inizia la sua carriera come fotografo, interrompendo l’attività di pittore e riprendendola dopo 5 anni. La sua formazione di fotografo, insieme a quella di pittore, gli ha permesso di sviluppare una tecnica da lui chiamata “fusione”, utilizzata per tutte le opere di SALIGIA; tale tecnica consiste nello stampare foto da lui scattate, o delle immagini prese dal web, direttamente su una parte della base pittorica realizzata con vari materiali (gesso di bologna, acrilici, giornali o poster, stratificazioni di pitture, foglia oro) con lo scopo di creare una texture e, se necessario, terminando con un secondo intervento pittorico che integra ulteriormente la fusione tra i due materiali, immagine stampata e colore. Essi non si annullano tra loro, ma si fondono permettendo all’artista un controllo totale dello spazio e permettendo all’osservatore di riconoscere nell’opera la parte che è colore e quella che è immagine. In questo senso avviene una reinvenzione dell’uso dello strumento fotografico che, contrariamente alla competizione che naqcue tra pittura e fotografia in passato, è al servizio dell’opera pittorica.

                          Saligia; 300 x 200 cm; fusione; sette anime che rappresentano i sette vizi.

Nella formazione pittorica di Chisesi non si può trascurare, oltre alle fusioni, il percorso di “fuochi e vortici”. Un percorso non esclude l’altro. “Fusioni” ha dietro una sperimentazione ed una intenzione diversa da “fuochi e vortici” che più che da una riflessione, nascono da un impulso ma vivono nella stessa gloria creativa, sviluppandosi parallelamente.

 Dante; 80 x 100 cm; fusione; l’opera è tratta da un mezzo busto della scultura di Dante Alighieri di Enrico Pazzi che si trova a piazza Santa Croce in Firenze.

[…] Quello che ho sentito di rappresentare nella collezione SALIGIA è il mio specchio della realtà, non a caso le opere che aprono la mostra sono Dante e la Zattera. Il primo ci chiarisce le conseguenze dell’accanimento del vizio. La seconda opera rappresenta la degradazione delle coscienze, l’appiattimento dell’anima, lo vedo e lo vivo tutti i giorni, niente ormai diventa insostenibile, ogni fatto di cronaca è un fatto! Subito dopo ce ne sarà un altro…

            La zattera; 150 x 200 cm; fusione; opera è tratta dalla zattera della Medusa di Théodore Géricault

Durante tutta la sua carriera, l’artista traduce le conseguenze artistiche dello scorso secolo in uno stile personalmente intuitivo, contaminando e reinventando tecniche come l’utilizzo del dripping ( con cui realizza “fuochi e vortici”), la stampa, la fotografia (nel caso delle fusioni) e l’influenza di correnti come l’astrattismo e l’espressionismo. Le fusioni sono spesso accompagnate dalla glorificazione dello strappo, del vecchio e dell’usura che nonostante la loro origine povera, contribuiscono alla resa cromatica totale.
L’attraversamento che Chisesi compie tramite alcune tra le più importanti rivoluzioni artistiche novecentesche fa di SALIGIA il frutto di ciò che succede quando lo spazio espositivo, in questo caso la Chiesa sconsacrata del Carmine di Taormina, entra stilisticamente (e cromaticamente) in contrasto con le opere che ospita.
Questo contrasto tra uno stile pittorico così vicino al contemporaneo e la sua ambientazione originariamente barocca, è evidente in un allestimento ben studiato come quello di SALIGIA, in cui attraverso 36 opere, 7 nicchie ospitano ognuna uno dei 7 vizi capitali per accogliere le opere ad esse laterali. L’accoglimento che avviene per colore e forma, accentua il contrasto degli spazi secenteschi che prediligono il bianco, rispetto allo sfondo blu e alla moltitudine cromatica delle opere. Il contrasto antico-contemporaneo si riconferma spesso nella scelta di alcuni soggetti, con cui Chisesi riporta citazioni di opere dei grandi maestri, collegando tali citazioni a riflessioni contemporanee tramite uno stile altrettanto contemporaneo. La proiezione esterna di alcune sue opere sulla facciata dell’ex Chiesa anticipa tale contrasto, in questo modo lo spazio che si offre all’esposizione, diviene allo stesso tempo cornice delle opere che ospita.

 

                Interno della Chiesa sconsacrata del Carmine a Taormina, parte dell’allestimento di SALIGIA

Da questo contrasto, si viene a creare un’atmosfera di equilibrio e di magia visiva tale da ricondurci all’intuizione che l’artista ha avuto con la scelta di trasferirsi nel 2013 in Sicilia. Lo stesso artista ha dichiaro che il trasferimento da Milano a Siracusa ha contribuito al suo successo; dimostrandosi, questa terra, molto più fertile nei confronti del contemporaneo di ciò che si potrebbe pensare. Il contrasto stilistico dell’artista rispetto alla terra in cui ha scelto di vivere, crea un connubio di ispirazioni per cui tematiche culturalmente legate alla Sicilia, come i fuochi d’artificio, la religione cristiana, la potenza di colori splendenti o la reinterpretazione di soggetti pagani, hanno in Chisesi una resurrezione totalmente contemporanea, nonostante le loro origini antiche. Opere come “Superbia” che potrebbe essere ricondotta al G7, svolto a Taormina quest’anno,  o come la Zattera, ricondotta ai frequenti naufragi che vedono spesso protagonisti i nostri mari. Questo dimostra quanto è importante, come nel caso di Chisesi, per un artista la ricerca del proprio posto nel mondo, poiché se scegli di fare l’artista hai bisogno di nutrire gli occhi e ciò che vedrai sarà il frutto della tua narrazione. Sicuramente la tradizione religiosa che contraddistingue questa terra ha facilitato delle riflessioni profonde in SALIGIA, riflessioni che denunciano l’abuso delle debolezze umane, ma ne accettano l’esistenza.

Superbia; 150 x 150 cm; fusione; l’opera rappresenta un collage di immagini tratte dal web, il corpo di Arnold Schwarzenegger e la testa del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump.

Non sono il solo a pensare che oggi lo sfarzo della chiesa diventa un offesa per i più sfortunati, il Papa stesso lo dice. […] Rispetto tutte le religioni ed i credi del mondo. Ognuno è libero di credere in ciò che più sente, se non hai fede in qualcosa non potrai mai avere un obbiettivo, la fede spinge i popoli a fare cose incredibili.
Ovviamente i sette vizi hanno una connotazione religiosa, quello che mi ha spinto a rappresentarli è la dimostrazione che nessuno può sottrarsi ad essi, chi non ha mai desiderato qualcosa che non ha? L’uomo è debole ed è per questo che la sua debolezza lo rende uomo, senza vizio l’uomo è un santo… non credo alla possibilità di non avere vizi, ma concordo con la chiesa che il vizio può diventare schiavitù e quindi portarti alla distruzione di te stesso. Come tutte le cose anche il vizio nella giusta quantità diventa un bene, per corpo ed anima.

Avarizia; 150 x 150 cm; fusione; l’opera rappresenta un’immagine del Cardinal Tarcisio Bertone tratta dal web, coinvolto nello scandalo sul lusso e le spese eccessive della Chiesa Cattolica.

Da queste parole si intuisce che, a dispetto della visione cristiana dantesca, a cui sono ispirati alcuni dei suoi personaggi, in Chisesi avviene un incoraggiamento all’accettazione ed al perdono dei propri vizi, attraverso cui ognuno di noi potrà fare di essi una condanna o un tesoro. Tanto che il percorso della mostra si conclude con un inginocchiatoio con sopra uno specchio.

Alla fine del percorso, ognuno di noi si è fatto un’idea dei sette vizi, all’uscita davanti allo specchio hai la possibilità di confrontarti con te stesso e “pregando” puoi assolverti… non puoi mentire a te stesso, non hai davanti un prete, ma tutto ha un prezzo.

I vizi e le debolezze umane non sono totalmente sconsacrati in SALIGIA, essi posso rivelarsi istruttivi ma il prezzo di cui parla Chisesi è il peso della scelta che il visitatore è invitato a fare davanti all’inginocchiatoio. E’ vero, l’uomo è debole e vizioso ma, sebbene sia anche un peso, la fortuna è che SALIGIA come la vita, concede una scelta.

L’inginocchiatoio recita: “inserisci una moneta e i tuoi peccati saranno perdonati”. Lo specchio suggerisce perdona e accetta te stesso e Dio farà altrettanto con te.
Sebbene possa sembrare che la mostra occupi solo una stanza e che si concluda con l’inginocchiatoio, un visitatore abbastanza curioso scoprirà non è così. C’è una sola opera dislocata da tutte le altre, posizionata all’interno di una cripta fredda e cupa. Perché? L’artista risponde con queste parole:

In quale posto avrei potuto posizionare l’opera che rappresenta la nefandezza umana? la Cripta mi sembra il posto più appropriato.
Se SALIGIA permette di farsi un’ idea personale dei vizi e delle debolezze umane, la risposta di Andrea Chisesi è proprio in questa cripta.

Di che opera si tratta? Starà a voi scoprirlo.

 

About the author

Veronica Benanti

Iscritta al corso di studi Storico-Artistici presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'università "La Sapienza" di Roma. Coltiva la passione per la storia e per ogni tipo di espressione artistica, in particolare per la scrittura, le arti figurative e la danza.

Nel rispetto della privacy raccogliamo dati statistici anonimi sulla navigazione mediante cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione acconsenti all’uso dei cookie. Info | Chiudi