MEME MOODBOARD

La Bellezza

“La bellezza salverà il mondo” scriveva Dostoevskij nell’800 e noi, nel 2016, ci crediamo ancora? Forse. Nella contemporaneità i significati di questo termine assumono contorni interpretabili, capaci di allargare la prospettiva a diversi parametri di giudizio. Guardate un po’ che moodboard di parole ed immagini abbiamo costruito attorno a questa parola!
▪ Algoritmi della bellezza. Concetto da sempre indagato dalla filosofia estetica e dalle discipline critico-letterarie, la bellezza oggi è diventata anche appannaggio della matematica: la regola della successione di Fibonacci può essere applicata in arte e in molti prodigi presenti in natura (assimilando così la bellezza dell’Universo a una scienza esatta) e la scrittura di codici scientifici può avere una sua piacevolezza poetica. Siete un po’ scettici? Chiedetelo a chi partecipa alla High Tech Poetry Competition  se le formule matematiche e informatiche non sono una forma di espressione lirica 2.0!
 
▪ “Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace”. Uno dei detti più comuni e diffusi di sempre, dichiara la grande vittoria della soggettività sull’obiettività/uniformità, anche se spesso la società dei consumi di massa ha prodotto risultati assai differenti. In ogni caso, questa è una frase evergreen, che fa della bellezza una questione molto intima e personale, di stile e non di mainstream.
 
▪ Pirelli docet. Negli ultimi tempi, anche in contesti patinati e di tendenza, il “bello” sembra non essere sinonimo di perfezione estetica, spogliandosi così di tante sovrastrutture che il mondo del glam ha per decenni cavalcato senza pudori, in favore di una bellezza più “normale”, “umana”, alla portata di tutti (o quasi), che non esalta esclusivamente le doti fisiche. Un esempio eloquente? Il Caledario Pirelli 2016 rinuncia inaspettatamente agli noti scatti di corpi perfetti, per rappresentare 12 donne che mostrano una bellezza legata più al carisma che alle misure.
 

 
▪ Ma, se la fotografia di Annie Leibovitz sceglie per Pirelli un nuovo modo di interpretare il fascino femminile, non si può dire lo stesso per la miriadi di concorsi di bellezza, da quelli locali a quelli nazionali e mondiali. Ormai circondati da un’aura del tutto demodé, questi contest non riscuotono più grande successo come nei decenni passati, se non per le critiche: Miss Italia 2015 è ricordata per la gaffe diventata un meme sul web, mentre l’ultima edizione di Miss Mondo è entrata nella storia per il clamoroso errore del presentatore Steve Harvey che ha annunciato la vincitrice sbagliata, togliendo così la corona dalla testa dell’una per passarla alla rivale nel giro di un paio di minuti…
 

 
▪ La combo 90-60-90, tanto amata dagli italiani in particolare, ha spesso rappresentato un sogno di bellezza per poche e un incubo per molte. Eppure, oggigiorno, anche questo è un mito che in molti casi viene sfatato: non di rado si assiste infatti all’ascesa di modelle curvy e oversize o di personaggi pubblici che fieramente mostrano la loro abbondanza fino a farne un punto di forza. Caso emblematico è quello di Beth Ditto, voce del gruppo indie-rock Gossip, che nel 2007 esibisce senza remore la sua nuda rotondità sulla copertina di una rivista inglese e nel 2010 sfila in passerella per Jean Paul Gaultier.
 
▪ Bellezza da app e bellezza #nofilter. Uno degli hashtag più in voga nel 2015 è stato  – guarda un po’ –  #nofilter. Una notizia che mette in luce le contraddizioni e i paradossi di un’era che plaude alle scoperte prêt-à-porter della tecnologia da smartphone (in questo caso le centinaia di app e gli innumerevoli filtri per migliorare le foto, far apparire più belli paesaggi, i colori, le facce, le espressioni, il look ecc.) per poi rinnegarle nel giro di qualche tempo.
 
▪ Chirurgia estetica Vs naturisti. L’annoso duello tra bellezza artificiale e bellezza naturale, di questi tempi si combatte a suon di botox Vs rimedi naturali/olistici. Se da un parte aziende di cosmesi come l’Oréal stanno brevettando modelli di pelle artificiale in 3D, dall’altra parte c’è chi, tra i naturisti più radicali, non solo evita il ricorso alla chirurgia invasiva, ma anche ai semplici e ordinari interventi da centro estetico. A tal proposito, la fotografa Nikki Silver ha dato voce a tutte le “hairy women” (ovvero le donne che per scelta non si depilano) nel reportage “Unshaven: modern women, natural bodies“, diventato nel frattempo una sorta di manifesto di questa filosofia.
 
▪ Particolarmente azzeccata è l’installazione che l’artista danese Olafur Eliasson intitola “Beauty“: fasci di luce colorata, posizionati perpendicolarmente rispetto al terreno in un ambiente buio, creano vibrazioni sottili e brumose in cui lo spettatore può scegliere di immergersi, di trapassarle o semplicemente ammirarle.
Olafur Eliasson, Beauty
Olafur Eliasson, Beauty
▪ Con la magistrale visionarietà letteraria che lo caratterizza, Gabriel Garcia Màrquez  crea in Cent’anni di solitudine il personaggio di Remedios La Bella, una fanciulla che fa della sua fiabesca bellezza una leggenda e una condanna al tempo stesso. Dotata di un fascino soprannaturale, indiafanata da un pallore intenso, porta senza volerlo alla pazzia o alla morte tutti i pretendenti, al punto che viene lasciata a se stessa, a “vagare per il deserto della solitudine, senza croci da sopportare, a maturare nei suoi sogni senza incubi, nei suoi bagni interminabili, nei suoi pasti senza orario, nei suoi profondi e prolungati silenzi senza ricordi“. Remedios La Bella non muore, ascende al cielo, tra lenzuola di Fiandra: “Vide Remedios la Bella che la salutava con la mano, tra l’abbagliante palpitare delle lenzuola che salivano con lei, che uscivano con lei dall’aria degli scarabei e delle dalie, e con lei attraversavano l’aria in cui si spegnevano le quattro del pomeriggio, e con lei si perdevano per sempre nelle alte arie dove non potevano raggiungerla nemmeno i più alti uccelli della memoria“.
 
▪ Impossibile non citare anche un altro personaggio letterario che, in cambio di bellezza e giovinezza eterne, vende la sua anima al diavolo: Dorian Gray. Capolavoro di Oscar Wilde, il libro va inserito in una corrente più ampia, l’Estetismo, che anche in Italia con Gabriele D’Annunzio, tra ‘800 e ‘900, ha avuto un grande successo. Il culto delle bellezza, in ogni forma ed espressione, diventa una (se non l’unica) ragione di vita.
 
▪ “Long live the Beauty that comes down and through and onto all of us“. Laurie Anderson nella lettera di addio dopo la morte di Lou Reed, suo compagno di vita, conclude con un commovente inno alla Bellezza, che merita di essere citato. Era il 27 ottobre 2013.
 
Serena Vanzaghi
 

About the author

Serena Vanzaghi

Serena nasce a Milano nel 1984. Dopo gli studi in storia dell'arte, frequenta un biennio specialistico incentrato sulla promozione e l'organizzazione per l'arte contemporanea. Dal 2011 si occupa di comunicazione e progettazione in ambito artistico e culturale.

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