Arte e Fotografia

José Yaque e l’Arno: le installazioni a Villa Pacchiani

Villa Pacchiani a Santa Croce sull’Arno si conferma ancora una volta luogo al centro delle dinamiche toscane per l’arte contemporanea con questa bella personale sull’artista cubano JOSE YAQUE, visitabile fino al 2 aprile 2017. La mostra dal titolo “José Yaque, Alluvione d’Arno” e curata da Ilaria Mariotti per Toscanaincontemporanea 2016, è il frutto di un lavoro dell’artista sul territorio: due grandi installazioni che raccontano il fluire del fiume (l’Arno scorre proprio accanto al centro espositivo). Nel fiume Yaque vede la grande metafora di evoluzione e di cambiamento,

che da sempre pervade tutto il suo lavoro. Ciò che è il residuo delle attività umane viene letto, nel suo continuo scomporsi e ricomporsi, come il fluire incessante del fiume.  A Villa Pacchiani l’artista portavoce della produzione creativa cubana a livello internazionale, che sarà rappresentante del Padiglione di Cuba alla prossima Biennale di Venezia, e che in questo stesso momento è presente anche con una personale presso la David Gill Gallery di Londra, presenta due grandi installazioni pensate appositamente per gli interni e per gli esterni del centro espositivo di Villa Pacchiani.

Know-how/Show-how, una geografia di relazioni per Sistemi di visione/Sistemi di realtà è il proseguimento di un percorso fortemente condiviso dalle amministrazioni comunali di Pisa e Santa Croce sull’Arno, da Galleria Continua e Associazione Arte Continua, interessate alla relazione tra arte e territorio e fautrici della necessità di coinvolgere gli artisti in un percorso di riconsiderazione di questioni sociali, iniziato nel 2013 e diretto alla costruzione di un modello d’intervento e di messa in relazione tra territori ed artisti internazionali. La mostra intende riflettere e far riflettere sui temi della sostenibilità delle operazioni nel mondo contemporaneo, sulla vita di oggetti e materiali, sull’idea di recupero, sull’idea dei rifiuti come rappresentanti dell’identità dei nostri territori.

Il risultato della ricerca artistica sul nostro territorio condotta dall’artista nel mese di dicembre è confluito direttamente nella mostra. Per dieci giorni infatti José Yaque ha frequentato i depositi di stoccaggio di Waste Recycling (azienda tra le più importanti e qualificate imprese nazionali che si occupa dello smaltimento dei rifiuti industriali e del trattamento degli scarti di lavorazione provenienti da numerosi cicli produttivi), selezionando scarti industriali e materiali di vario tipo, come materiali morbidi, filamenti plastici, cartoni pressati, pelli e prodotti finiti, come per esempio le scarpe, che poi Yaque ha utilizzato per le due installazioni pensate appositamente per gli spazi del centro. Accanto alle due operazioni artistiche l’artista espone anche una serie di dipinti e disegni realizzati nell’arco degli ultimi anni, oltre a fotografie e un nucleo di disegni inediti legati a questo suo ultimo progetto.

Disposti in un’ala dello spazio espositivo, la serie di dipinti e di disegni realizzati nell’arco di alcuni anni e frutto di varie esperienze, appartengono a due serie diverse: una costituita da alcuni ritratti di ponti realizzata nel 2013 durante residenze a Londra e Varsavia, entrambe attraversate da fiumi; l’altra riguarda la visione del ruolo dell’arte e della sua esposizione. I ponti che collegano le due diverse sponde, costituiscono punti privilegiati per registrare il fluire continuo di persone, parallelo a quello dei fiumi. I ponti infatti sono considerati da Yaque osservatori speciali per la visualizzazione di metafore sul movimento e sull’evoluzione degli uomini e delle civiltà. Nella stessa ala della Villa troviamo una serie di disegni (Devenir, tutti del 2014) che mostra gallerie di dipinti e musei, dove le strutture espositive sono trattate come sorta di piloni di ponti, attorno ai quali si accumulano detriti, rami, oggetti trasportati durante una piena. Questa serie si specchia, in un segno di continuità delle ricerche e delle azioni dell’artista, in un flusso costante di pensiero e visualizzazioni, in un nuovo nucleo di disegni incentrati sulle immagini fotografiche raccolte a Santa Croce sull’Arno, durante il suo soggiorno, esposta nell’altra ala dello spazio espositivo.

Non si tratta dunque solo di riciclo creativo dei rifiuti, ma della volontà di porre l’attenzione su ciò che l’uomo crea. Va sottolineato che durante la permanenza a Santa Croce sull’Arno, la sensibilità di José Yaque è stata catturata da una serie di elementi che declinano in vario modo alcune tematiche sostanziali che rimandano alla ricerca dell’artista. Prima di tutto la presenza del fiume, uguale a se stesso come entità, ma sempre diverso, per via del fluire incessante verso il mare. Nel fiume l’artista ripone la chiave filosofica attraverso la quale legge i fatti della vita degli uomini. Secondo Yaque infatti, nato a Manzanillo Cuba nel 1985 e che vive e lavora a L’Avana, non ci si bagna mai nella solita acqua di un fiume, perché l’acqua è sempre diversa, ma anche perché i momenti diversi in cui ci bagnamo ci vedono in continua evoluzione e cambiamento. Per l’artista l’unico elemento di continuità nella storia delle civiltà è il fluire continuo e incessante di vite, anch’esse sempre diverse, essere parte di un tutto che lentamente, come il fiume, scorre. Per Yaque dunque proprio questa mutevolezza, questo continuo cambiamento è l’elemento interessante, che vale la pena di essere studiato e rappresentato. Perché tutto cambia, ma l’aspetto mutevole è, paradossalmente, ciò che rimane caratteristica costante. Una sorta di recupero in chiave moderna della filosofia greca e del celebre aforisma attribuito a Eraclito, “Pánta rêi”,πάντα ῥεῖ‬”, tradotto in “tutto scorre“. L’immaginario dell’artista, interessato alla circolarità del movimento di cose, acque, materiali, energia, ha trovato in questo nostro territorio una sorgente infinita di creatività, che lo hanno letteralmente trascinato in uno ulteriore stimolo per interpretare la sua realtà.

L’esperienza alla Waste Recycling è stata fondamentale per costruire, attraverso l’attività umana, la tecnologia, la ricerca, la visualizzazione di questa metafora. Cumuli di rifiuti industriali divisi per materiale che permangono negli spazi di stoccaggio per breve tempo per essere continuamente smantellati e ricomposti dai nuovi arrivi. Ciò che è il residuo delle attività umane viene interpretato, nel suo continuo scomporsi e ricomporsi, come il fluire incessante del fiume, di cui parla appunto anche Eraclito (che dice “che tutto si muove e nulla sta fermo” e confrontando gli esseri alla corrente di un fiume, dice proprio che “non potresti entrare due volte nello stesso fiume”), il quale fiume parla delle attività dell’uomo, dei suoi consumi, dei suoi scarti. La visita all’impianto di depurazione Aquarno e il ciclo del trattamento che restituisce al canale Usciana e poi, bonificata, al fiume, l’acqua utilizzata dal settore conciario, hanno costituito per l’artista un passo ulteriore nella costruzione e verifica di un immaginario incentrato sulla circolarità e sul fluire. Yaque ha effettuato altri spunti di riflessione attorno all’immagine del “divenire”, attraverso gli incontri con alcuni rappresentati delle comunità di migranti, che costituiscono un’importante percentuale della popolazione di Santa Croce sull’Arno, la storia del paese, ma anche l’incontro con un’azienda di eccellenza che lavora pellami destinati al mondo del lusso e della moda. Le due grandi installazioni pensate da José Yaque appositamente per Villa Pacchiani, inglobano tutte queste suggestioni insieme: l’idea del fluire, del detrito, del perenne cambiamento, dell’evento catastrofico che genera una nuova forma di bellezza, determinata dalla vita del fiume e dalla vita e dagli oggetti dell’uomo.

Cecilia Barbieri

About the author

Cecilia Barbieri

Nata a Firenze, dove vive e lavora, ha conseguito la Laurea in Storia dell’Arte all’Università di Firenze. Ha lavorato nell’organizzazione di mostre ed eventi e ha curato nel corso degli anni diverse pubblicazioni di Storia dell’Arte e di Storia del territorio. Giornalista pubblicista collabora costantemente come freelance con diverse testate di settore.