Arte e Fotografia

Jeremy Deller | Magia e politica allo Schermo dell’Arte

L’edizione 2019 dell0 Schermo dell’Arte a Firenze ha dedicato un focus sull’artista britannico Jeremy Deller, rappresentato da The Modern Institute/Toby Webster Ltd di Glasgow, proponendo un talk con la curatrice Antonia Alampi e la proiezione di alcuni suoi lavori video, quali: The Bruce Lacey experience (2012), English magic (2013) , Everybody in the place: an incomplete history of Britain 1984-1992 (2018), Putin’s happy (2019).

Jeremy Deller è un artista puro. Mi spiego meglio. E’ un artista che coincide del tutto con il suo lavoro e il suo lavoro è tutt’uno con la sua passione.  Trasmette un’energia che entusiasma e commuove. Nei filmati presentati in occasione dello Schermo dell’arte, edizione 2019, emerge senza ombra di dubbio la parte più intima e impegnata dell’artista britannico. Due documentari, una video-biografia e un’opera di videoarte che ci riporta alla Biennale d’arte di Venezia numero 55, quando Deller fu inviatato a rappresentare la Gran Bretagna all’edizione del 2013. Rapaci dai movimenti regali nella meraviglia del piumaggio vibrante contro pale meccaniche intente a distruggere Land Rover in una discarica di periferia. Il contrasto è una delle caratteristiche peculiari delle opere di Deller, come d’altronde anche il rapporto in precario equilibrio tra chaos e ordine.

Jeremy Deller, History of the world – 1998

Forse anche per questo l’artista lavora per diagrammi. E’ lui stesso ad affermarlo, mostrando una slide/opera nella quale si può ritrovare un intero mondo che combacia con il modus operandi dello stesso artista. Schematizza, ma il rigore non tende a irrigidirsi mai. Sta tutta qui la magia dei lavori di Deller: sono frutto di una ricerca meticolossisima e rigorosa ma arrivano caldi, coinvolgenti e visionari. Un equilibrio difficile da ottenere, passando con maestria e disinvoltura attraverso video, scultura, installazione, design, musica e così via. Tutte le contraddizioni del Regno Unito affiorano in questi documentari sperimentali, sia che si tratti della narrazione intima della vita di un artista sui generis come Bruce Lacey, sia che si prenda in analisi un periodo storico burrascoso di proteste, trasformazioni e scontri sociali attraverso le mode musicali e danzerecce dell’epoca, come in Everybody in the place…

Still dal video Everybody in the place… del 2018 di Jeremy Deller

Nel lavoro Everybody in the place: an incomplete history of Britain 1984-1992 Deller lavora insieme ad una classe di studenti ad un processo di confronto e produzione sui sistemi aggregativi in chiave party/protesta. Da Marx al clubbing, dalle proteste dei minatori ai Kraftwerk, il processo di coinvolgimento, ascolto, condivisione e insegnamento è perfetto. L’artista in cattedra incarna il docente che avremmo tutti sognato di avere alle superiori ed il risultato è un vero capolavoro, ma anche un pugno allo stomaco. Mostrare oggi più che mai è un rischio ma mostrare chi guarda qualcosa che stai mostrando è un salto mortale. Si può scivolare in una attimo, portare altrove un sorriso, un gesto, un impercettibile cambiamento d’umore, durante il montaggio. Ma qui non accade mai nulla di tutto ciò. Deller è attento, scrupoloso e rispetta i materiali su cui lavora e le persone che coinvolge a tutti i livelli. I temi trattati inoltre risultano attualissimi e l’emersione di certe dinamiche certificano l’importanza fondamentale del processo formativo e della responsabilità della scuola, ovunque. Lo stesso artista afferma più volte quanto sia prezioso il lavoro degli insegnanti di ogni ordine e grado. La portata politica di questo lavoro ma anche e soprattutto del messaggio che veicola è impressionante.

Jeremy Deller allo Schermo dell’arte durante il talk con Antonia Alampi – 2019

Una delle caretteristiche della cultura anglossasone è proprio quella di mescolare sapientemente e in modo semplice e naturale alto e basso, con un senso dell’umorismo tagliente e caustico. Questo tratto nel caso dei lavori dell’artista britannico riesce a potenziare il messaggio politico, senza mai portare il risultato a scadere in un’analisi fredda o in una denuncia diretta. L’esempio più fulgido è proprio Putin’s happy, che sin dal titolo indica la sferzante ironia di un documentario sul vero e proprio fenomeno culturale, oltre che politico e sociale, della Brexit, tema scottante, che sta dividendo il Regno Unito e sta facendo discutere sui nuovi assetti internazionali di geopolitica. Deller decide di riprendere le proteste e le manifestazioni in Parliament Square a Londra, intervistando sostenitori e detrattori del processo di allontanamento e uscita del paese dall’Unione Europea. Anche in questo caso l’artista è presente in prima persona. Intervista, analizza, entra nel merito, presenta la questione attraverso uno sguardo aperto ma allo stesso tempo perplesso e preoccupato.

Jeremy Deller, Putin’s happy – 2019

I protagonisti di Putin’s happy sono personaggi spesso caricaturali ma sicuramente indicativi per comprendere un contesto così sfaccettato come quello della Brexit. Dall’estrema destra con la selva di simboli, bandiere, emblemi che rimescolano fede calcistica, razzismo, neopaganesimi, citazionismi biblici alle manifestazioni coloratissime e chiassose a sostegno della permanenza in Europa, il risultato finale è un accorata riflessione su un popolo che sembrerebbe aver perso la propria identità, condizione pericolosa e anticamera di decisioni fatali. Probabilmente, come afferma lo stesso Deller durante il confronto con il pubblico riferendosi ad un gruppo di giovani pakistani intervistati, l’unica speranza rimane la grande energia e apertura delle nuove generazioni, consapevoli che in un mondo oramai interconnesso chiudersi è soltanto un suicidio. Un quotidiano inglese ha apostrofato questo documentario come “deprimente”, Deller ha risposto che prende questa critica come un vero e  proprio “complimento”.

Fabrizio Ajello 

Jeremy Deller, Putin’s happy – 2019

 

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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