Arte e Fotografia

Jacopo Mandich | el volador

Fino al 18 settembre 2021 è visitabile presso gli spazi della galleria d’arte FABER a Roma, la mostra personale el volador di Jacopo Mandich.

L’esposizione stupisce fin dalla prima occhiata, è chiaro l’intento destabilizzante prodotto da una scelta allestitiva estrema. Una “drawing installation”, così definita dall’artista. Il progetto nasce principalmente illustrativo e porta alla luce il primo graphic novel  ideato e creato da Mandich (edizioni FABER). È lo stesso autore a spiegare questa scelta in controtendenza rispetto al suo usuale mezzo espressivo.

“Solitamente mi esprimo in scultura, nella mia ricerca è imprescindibile il lavoro tridimensionale e la forza energetica e alchemica che la trasformazione delle materie genera. In questo caso il tema della mia riflessione è il sogno e sentivo come profondamente necessario mantenere un concetto di racconto e un ritmo narrativo, da qui la scelta di sviluppare una storia in illustrazione per immagini.”

La realtà del sogno è al centro dell’analisi di Mandich fin dal titolo del graphic novel, un dichiarato omaggio da parte dell’artista agli scritti e alla filosofia di Carlos Castaneda che hanno avuto una parte importante nella sua formazione giovanile.

photo Manuela Giusto

Studiando e approfondendo il concetto di “tensegrità” espresso dall’antropologo-scrittore peruviano, dove si delineano i principi di percezione espansa, tra cui “le pratiche del sognare”, Mandich ha sviluppato l’interesse per la comprensione del mondo onirico e dell’inconscio rendendolo parte integrante del suo percorso artistico. Infatti el volador va a chiudere il progetto Forze invisibili che l’artista sta sviluppando dal 2016, in cui la ricerca si concentra sull’indagine di tutte quelle energie nascoste e intangibili che muovono gli esseri umani: paure, desideri, ossessioni.

El volador – un viaggio onirico

Il protagonista del racconto vive in una dimensione onirica, interrotta da ambigui interludi di veglia, dove la concezione di spazio e tempo è completamente sovvertita dal ritmo narrativo. L’artista fa propria la lezione di Jung e proietta un mondo totalmente archetipale. Il nostro “antieroe” vive una serie di avventure saltando da un sogno all’altro, si imbatte in terrificanti sciacalli, inquietanti conigli, giganti, situazioni erotiche, ambienti urbani, intricate foreste, mondi orientali. Incarna tutti noi mentre affrontiamo la parte sconosciuta del nostro essere, interpretandone i simboli attraverso un comune inconscio. Come ci insegnano gli sciamani toltechi: quando dormiamo e sogniamo, torniamo ad essere viaggiatori che non hanno confini. Veniamo a contatto con quella coscienza che Jung definisce collettiva, quell’eredità che portiamo tutti all’interno del nostro DNA. Ed è solo attraverso questo percorso che il viaggio può approdare a un equilibrio che ci conduca verso un miglioramento individuale e collettivo. 

photo Manuela Giusto

Il graphic novel

L’autore certamente ha ben presente il lavoro dei grandi maestri italiani dell’illustrazione Hugo Pratt, Guido Crepax, Andrea Pazienza e i contemporanei Milo Manara, Zerocalcare e Gipi, ma riesce a discostarsene nettamente creando qualcosa di difficilmente identificabile e assolutamente originale.

Fin dalla scelta del supporto Mandich sovverte alcune regole: la carta da spolvero grezza, ad esempio, di un color corda più scuro nella prima parte del racconto va a schiarirsi dopo le prime 14 tavole. Le tecniche usate risultano estremamente miste, si va dal gesso alla china, dall’acquerello all’ecolina e alla matita. Anche i cromatismi seguono dettami onirici, tanto da assumere tonalità diverse e ben distinte a secondo della zona del sogno in cui il protagonista si trova. Il ritmo narrativo risulta claustrofobico e sono molteplici i riferimenti grafici e di segno alle più classiche forme scultoree dell’artista: imponenti totem a ricordare il lavoro in ferro e legno e complesse architetture che rimandano alle strutture in ferro saldato; in questo lo stile grafico risulta crudo ed essenziale, in linea con la totalità del lavoro di Mandich.

photo Manuela Giusto

L’esposizione

Il concetto di partecipazione è dichiarato anche nell’allestimento della mostra. L’esposizione si presenta come un’installazione volta a far vivere un’esperienza onirica al visitatore. I materiali utilizzati si alternano come è da sempre nell’indole di quest’artista: carta, ferro, legno, materiale organico, ceramiche e neon.

Spiega Mandich “l’idea è stata fin dall’inizio quella di presentare un ambiente totale e immersivo per poter ricreare nello spettatore un mondo onirico, anzi un ricordo sfumato del sogno, in cui all’interno di una narrazione continua ci si potesse perdere nei tanti frammenti della memoria.”

Entrando si viene risucchiati dall’installazione luminosa posizionata in fondo alla sala, “Forze invisibili 07”, una scultura di ferro saldato e led azzurro, che ci trasporta nella realtà visionaria concepita dall’artista come fosse una porta interdimensionale.

Al centro delle pareti, per tutto il perimetro, corre la storia de el volador in due strisce parallele come frames di una pellicola e in alto e in basso bozzetti, studi di personaggi e ambienti, illustrazioni, disegni, sculture, installazioni, schegge di materia e colore che avvolgono come all’interno di un tunnel, come al risveglio di un sogno.

Un’esperienza si individuale, ma in realtà collettiva, che catapulta l’osservatore nel cuore pulsante del nostro antieroe, che rappresenta in fondo ognuno di noi, o meglio, tutta l’umanità di ieri, di oggi e di domani.

Fabiana Gioia 

About the author

Fabiana Gioia

Laureata in Dams a Roma, con specializzazione in organizzazione di eventi.
Responsabile ufficio stampa presso uno spazio espositivo romano e scrittrice freelance. Appassionata di arte contemporanea in tutte le sue forme.

Add Comment

Click here to post a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.