Arte e Fotografia

Italian Designers for Cambodia: design sociale a Milano

Esistono molte affascinanti realtà che sopravvivono al di fuori del magnetismo vorticoso esercitato dalle gallerie d’arte sugli ambienti intellettuali milanesi.

Una di queste realtà si trova al 58 di viale Montenero. La Galleria Rossini, fondata da Marco Rossini, autore orafo prima che gallerista, si definisce uno “spazio per il gioiello d’autore e contemporaneo”, pensato cioè per proporre gioielli artigianali, di alta qualità, pezzi unici creati appositamente per un certo tipo di clientela oppure appartenenti a tirature limitate, spesso disegnati e realizzati dalle mani dello stesso artigiano che in molti casi è anche artista e scultore: la filosofia del gruppo Rossini si basa infatti su una simbiosi armoniosa tra l’oreficeria ed altre discipline, quali l’arte, la scultura e il design. All’origine di questo progetto c’è la convinzione che un gioiello non è solo qualcosa di prezioso da esibire, bensì una vera e propria opera d’arte che deve valorizzare le curve del corpo, esprimere il carattere di chi la indossa, e alle volte ha il delicato compito di cristallizzare un ricordo per l’eternità.

La galleria porta avanti varie iniziative, tra cui la collaborazione con l’associazione Il Nodo: una onlus fondata in Cambogia dall’architetto Alberto Cannetta e dalla designer Luciana Damiani, che con impegno e dedizione gestiscono da molti anni alcuni grandi progetti in campo sociale a favore della popolazione cambogiana e del recupero del territorio, tra cui la costruzione di un orfanotrofio, l’alfabetizzazione dei bambini nelle campagne e l’edificazione di diversi pozzi.

Tra le altre cose, la Cambogia è un paese che vanta una tradizione millenaria nella lavorazione dell’argenteria, tradizione che si è mantenuta viva grazie all’attività di estrazione dell’argento dalle molte miniere presenti sul territorio, ma le cui tecniche si sono purtroppo perse nel tempo a causa della povertà e delle continue guerre che hanno finito per danneggiare l’assetto culturale e sociale del paese. Il Nodo ha scelto di recuperare questa antica tradizione, radunando i maestri della lavorazione dell’argento ancora in vita e istituendo la Bottega dell’Arte, una scuola di oreficeria a Phnom Penh che è anche un “progetto di design sociale”, avviato grazie a piccoli finanziamenti e oggi finalmente in grado di auto-finanziarsi, oltre che riconosciuto ufficialmente dal governo cambogiano.

Galleria Rossini Il Nodo

Ogni anno la Bottega seleziona 25 ragazzi molto giovani provenienti da situazioni di estrema povertà o addirittura appena usciti dagli orfanotrofi, e garantisce loro vitto, alloggio e una diaria e necessaria per poter seguire il corso di specializzazione tenuto da maestri locali e professionisti italiani. A costoro spetta il delicato compito di istruire i ragazzi e avviarli alla lavorazione dell’argento: alla fine del secondo anno, gli allievi possono scegliere se formarsi una propria identità professionale e trovare lavoro nelle aziende, oppure restare in Bottega dove diventeranno a loro volta insegnanti. Questa missione risponde ai tre grandi principi chiave de Il Nodo: autonomia, indipendenza economica, responsabilità e impegno. Toccando però anche altre questioni di primaria importanza, quali l’abolizione dello sfruttamento, la trasmissione di conoscenze e saperi antichi, la consapevolezza di un paese di poter crescere grazie alle proprie risorse, investendo sui più giovani e sul loro futuro.

Sono tantissime e commoventi le storie che si leggono sul blog ufficiale dell’associazione, una sorta di diario di bordo che racconta le diverse attività svolte in tutto il paese e gli obbiettivi raggiunti, ma anche storie, curiosità, aneddoti sulla vita in Cambogia e spesso anche sui ragazzi che collaborano con Il Nodo e che hanno trovato in esso la speranza di costruirsi un futuro più dignitoso, come la giovane ragazza-madre Srey Oum:

Srey Oum non conosce la sua età. Oggi dalle sue mani escono gioielli  destinati a finanziare progetti per sostenere le donne vittime delle mine antiuomo, ma non è mai andata a scuola, prima di arrivare a Il Nodo ha sempre raccolto trokun, un’erba selvatica, nell’acquitrino intorno a casa: 7 dollari ogni 100 mazzi, di 100 piantine ognuno. Passava la notte in una barca traballante in mezzo alle zanzare, i camion che raccolgono il trokun, o Morning glory, passano all’alba per distribuire l’erba nei mercati al mattino. Srey Oum ha un bambino ma non sa dire la sua età, la sera per non lasciarlo solo se lo portava in barca a raccogliere trokun, ma una volta la barca si  è rovesciata e sono caduti nell’acqua melmosa, da allora lo ha lasciato a casa con i vicini.

Quando si è presentata per l’iscrizione in Bottega ha detto molto francamente: “Ho sentito che qui tutti ricevono un pasto e uno stipendio, questo voglio”. Ci ha messo un anno in più dei compagni a diplomarsi perché spesso costretta dalla madre a lavorare di notte per pagare i debiti di famiglia: è toccato a lei pagare il prezzo della sposa e il ricevimento affinché il fratello potesse sposarsi. Non è stato facile portare Srey Oum fino al diploma, si addormentava a scuola, portava il suo pasto alla madre ed era sempre affamata.

Oggi Il Nodo le ha trovato un buon lavoro presso Saught, un’impresa sociale che produce gioielli con l’ottone ricavato dallo sminamento, segue un corso di alfabetizzazione presso il Nodo e manda il figlio a scuola.

Galleria Rossini Il Nodo

 

Se la manualità e la tecnica sono competenze garantite dall’insegnamento dei maestri autoctoni, gli allievi necessitano però ancora di nuovi stimoli che li aiutino ad evolversi rispetto agli standard estetici della cultura cambogiana, pur bellissimi nella loro semplicità ma poco adatti alle richieste di un mercato internazionale. Per questo motivo la scuola cerca da sempre di coinvolgere artisti e designers europei che siano disposti a stabilirsi per brevi periodi in Cambogia, per poter lavorare a stretto contatto con gli allievi, ma normalmente c’è molto poco riscontro dall’ovest viste le numerose difficoltà, in primis il problema della comprensione: gli studenti non conoscono l’inglese ma parlano soltanto khmer, la lingua locale. Da qui è nata nel 2015 l’idea di diffondere tramite il web un bando aperto a tutti in cui l’associazione richiedeva l’invio di un modello grafico per la realizzazione di un gioiello. Grazie all’efficacia di internet, l’appello si è sparso rapidamente e l’associazione ha ricevuto in totale 82 progetti da tutto il mondo: oltre all’Italia che annovera la maggior parte dei disegni provenienti da ben 26 città, hanno risposto artisti dalla Francia, dalla Gran Bretagna, dall’America e uno dalla stessa Cambogia.

Un dato positivo è il fatto che hanno aderito all’iniziativa molti studi di design, sebbene alcuni progetti fossero altamente difficili da realizzare per la complessità della struttura o dei dettagli: come ci spiega Marco Rossini, nella progettazione orafa un disegno deve poter avere un riscontro oggettivo in termini di vestibilità e indossabilità, e chi studia design del gioiello lo sa bene. Per questo motivo, solo alcuni dei bozzetti hanno potuto approdare al laboratorio di Phnom Penh, anche se per correttezza verso coloro che hanno partecipato, Il Nodo ha scelto di pubblicare tutti e 82 i disegni ricevuti all’interno del catalogo “Gioie d’Autore”.

Nel catalogo compaiono alcune grandi firme che spaziano dall’arte contemporanea al design più puro: solo per citarne alcuni, l’opera “Mu8” del celebre scultore Kengiro Azum ispirato al tema dell’infinito, gli orecchini “Tethy, Poseidone” di Mikky Eger, i due disegni per ciondolo e spilla di Eleonora Ghilardi intitolati “Bambù” e “Flowers in the temple”, la composizione “Cerchi nei cerchi dei cerchi” di Monica Castiglione. Alcuni modelli poi attingono direttamente a simboli ed elementi tradizionali della cultura cambogiana: “Tiger Jewel” di Anna Gili, gli orecchini “Angkor” ideati da Martina Marangoni che riprendono la struttura tipica del tempio khmer, e i ciondoli di Cristiano Mino intitolati “Apsara Hand Stem, Flower, Fruit”, che vedono racchiusa all’interno di un cerchio la mano stilizzata dello spirito femmina Apsara proveniente dalla mitologia indù e buddista.

Galleria Rossini Il Nodo

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Galleria Rossini Il Nodo

In seguito alla pubblicazione del catalogo, di recente la Galleria Rossini ha messo a disposizione i propri spazi per ospitare un grande evento di promozione e comunicazione de Il Nodo e della scuola di Phnom Penh, evento che si è concretizzato nella mostra “Italian Designers For Cambodia”, durata tre giorni, dal 6 all’8 ottobre 2016, durante la quale le opere sono state esposte e vendute presso la galleria, e il cui ricavato è stato interamente devoluto all’associazione.

Grazie alla buona riuscita della mostra si è venuto a formare un fortissimo feeling tra Il Nodo e la Galleria Rossini, la quale attualmente rappresenta il punto vendita riconosciuto dell’associazione nell’area milanese: la collezione infatti, oltre ai progetti di Gioie d’Autore, sostiene ormai ufficialmente la scuola anche attraverso la vendita di una serie di pezzi che sono frutto dei primi esercizi dei ragazzi eseguiti durante il corso, prodotti sempre di alta qualità ma contraddistinti da un design più semplice e classico e da un budget non impegnativo. Insomma, l’alternativa ideale alle collezioni più eclettiche e ricercate, pensate per quella parte di clientela che esige pezzi unici e altamente originali, primi fra tutti i collezionisti d’arte, molto sensibili al gioiello fatto a mano e all’avanguardia.

E parlando di avanguardia, Marco Rossini ha una concezione molto lucida sulla produzione del gioiello made in Italy: a suo parere il gioiello classico diventerà presto desueto, e già fin da ora si comincia a sentire il bisogno di prodotti innovativi che permettano all’Italia di adeguarsi allo stile internazionale, impresa non facilissima se consideriamo che il nostro è un paese tradizionalista ma anche molto eterogeneo geograficamente e culturalmente.

E per l’anno corrente, il primo passo in questa direzione sarà la partnership con il wedding planner Angelo Garini, ideatore di “Nozze d’Incanto”, un evento espositivo di ampio respiro pensato come un salotto/atelier all’insegna della raffinatezza, in cui la Galleria Rossini avrà l’occasione di presentare una selezione di prototipi progettati e realizzati da artisti, scultori e designers vincitori di un bando per fantasia e immaginazione. Tanto per restare in tema, la promessa che ci fa Marco Rossini è che vedremo davvero qualcosa di nuovo, non più le classiche fedi tradizionali, ma una linea di accessori totalmente unici, irriverenti, pensati per un’occasione irripetibile che merita di essere celebrata con la scelta di un gioiello simbolico, lontano dalle tendenze e dalle tradizioni, e quanto più vicino a rispecchiare il proprio essere. Un essere autentico, “d’autore e contemporaneo”.

Michela Bassanello

About the author

Michela Bassanello

Nata nel mese di marzo del 1990. Ha studiato lingue al liceo e poi Scienze dei Beni Culturali e dello Spettacolo all’università Statale. Dal 2015 lavora come assistente di galleria (da gennaio 2017 per Galleria PACK di Milano) e nel tempo libero scrive online di arte e fotografia.

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