Interviste

Intervista a Serena Vignolini | Oscura-mente Serena

Se oggi vi è un numero esiguo di artisti che ci parlano del tempo restando fuori dal tempo, Serena Vignolini è sicuramente una di questi. Essa è pittrice nel senso tragico della parola e del gesto, prima ancora che nei contenuti e nella sostanza espressiva. Quando i nostri significati sono finalmente disossati, ecco che comincia ad uscire la linfa oscura. Ed è questa che irrora e nutre ogni suo dipinto. Immagini che sembrano provenire da un altro mondo, a tratti dilavate ma intense, che hanno volti di trapassati che tuttavia in vita furono ombre, che provengono da un aldilà per farci capire che il confine con l’aldiqua, è estremamente labile e sottilissimo. E che spesso non ci accorgiamo di averlo superato più e più volte nel corso di un’intera esistenza. Un figurativo inquieto più che inquietante, che porge ad ognuno di noi una corda preziosa per calarsi nel pozzo di una lucidità folle e visionaria ed esperire così l’Inconoscibile.

Intervista a cura di Maria Rita Montagnani

 “Il corvo a me tanto caro, venne a cercarmi ma non trovò nulla, ma quando mi percosse e infierì sulla mia vita, trovò un sogno raro. Il differir la vita sempre e comunque, qualunque cosa sia, non è morte né esistenza, è vivere fino in fondo la follia”. Milo Rossi

Serena Vignolini, Come l'acqua, le rondini- olio su tela. Courtesy Serena Vignolini
Serena Vignolini, Come l’acqua, le rondini- olio su tela. Courtesy Serena Vignolini

Serena, tu sei un’artista piuttosto anomala nell’attuale panorama dell’arte contemporanea, ritieni che ciò sia una sorta di svantaggio oppure lo ritieni una risorsa?

Una risorsa, in quanto l’arte è, in primis, “analisi delle anomalie”. Un’anomalia di per sé.

La tua ricerca artistica si articola attraverso la malinconia,con le sue nostalgie e il suo spleen di matrice letteraria e poetica, e presenta un figurativo molto legato alla “nigredo” degli alchimisti. E’ una peculiarità della tua interiorità o si è manifestata col tempo questa inclinazione dell’anima?

Più che altro, senza andare a toccare le varie fasi alchemiche, penso semplicemente che la mia ricerca sia più vicina ad una sorta di presa di coscenza riguardo a ciò che, per me, significa lavorare seriamente. Scendere per risalire, risalire per ridiscendere. Un processo inevitabile per arrivare alla creazione: dell’opera e di me come artista/persona.

Quando sei da sola nel tuo studio,in realtà in quanti siete?

Dipende dal quadro: a volte siamo semplicemente in due, altre volte siamo una moltitudine.

Certi pensieri, per esser più profondamente vivi, hanno bisogno dei tempi morti, sei d’accordo con questa affermazione?

Prima di lavorare con le mani, si lavora con la mente. In realtà i tempi morti non esistono di per sé. Nonostante oggi io avverta la “velocità” come dogma generale, credo sia importante riappropriarsi della calma e la pazienza, che sono poi le fondamenta di qualsiasi tipo di esperienza.

Quanto pesa per una pittrice l’inconsistenza delle faccende umane? 

Ha un peso specifico molto importante, ma non in senso negativo. Molte volte, questa incosistenza delle faccende umane diventa un crogiuolo fermentante di possibili idee per un pittore.

Dove pensi conduca la via “maestra”,ammesso che ve ne sia una? Immagino che tu preferisca di gran lunga le vie traverse,magari un po’ accidentate….

Esattamente, anche perché sono quelle che portano alla via maestra: quella che conduce alla nobiltà, alla serietà, all’onestà del proprio lavoro.

Serena Vignolini, il dubbio, olio su tela. Courtesy Serena Vignolini
Serena Vignolini, il dubbio, olio su tela. Courtesy Serena Vignolini

Cos’è per te la Pittura? una scelta,un destino o solo un peculiare modo di esprimersi?

Nessuna delle tre: è semplicemente la mia vita, con tutti gli sbagli, le imperfezioni e le anomalie che la rendono solo mia.

Raccontaci quando è stata l’ultima volta che ti sei commossa.

Qualche mese fa, al Leopold Museum, di fronte al diario degli appunti di Egon Schiele. E non ho resistito alle lacrime, esattamente un anno fa, nella cappella degli Scrovegni.

Ad un’artista come te, che di sicuro ama l’aspetto cupo delle cose, la loro ombra lunga, che cosa fa paura veramente?

La mia possibile incapacità di riconoscere fino in fondo la vera sostanza e la vera essenza di queste ombre.

Tre parole per definire la vita.

Natura, coraggio, verità.

Tre parole per definire la morte.

Natura, coraggio, verità.

Serena Vignolini, la cura, olio su tela. Courtesy Serena Vignolini
Serena Vignolini, la cura, olio su tela. Courtesy Serena Vignolini

Come procedi nel tuo lavoro creativo? E’ più un portare alla luce scavando, oppure lasci che le immagini emergano da sole?

Inizio sempre da quello che non conosco, per imparare, attraverso me stessa e per me stessa. Questo processo è come scavare, portare alla luce. Niente di sano o insano e concreto esce da solo, senza la propria volontà.

Puoi dirci cosa pensi veramente della tua pittura?

La mia pittura sono io: cresce quando elabora e si muove. Vive pienamente quando vede il miglioramento, vive per sbagliare e sopravvive a tutto questo, cercando di farlo con onestà. La mia pittura deve poter restare senza di me.

In arte ti senti più un artefice o piuttosto uno strumento?

Sono l’artefice che crea il proprio strumento.

Qual è la tua opinione riguardo al panorama artistico odierno? Come vedi il futuro dell’arte in generale e della pittura in particolare?

Io vedo bravi artisti che gestiscono con difficoltà il loro percorso di crescita a causa di una “legione” di proposte artistiche dubbie, che prendono spazi e supporti economici soltanto per conoscenze di favore o per la banalità del facile mercato. Dall’altra parte, molti “addetti di settore”, mostrano profonde lacune per quanto riguarda il significato primo dell’arte: è più facile, ora, che un curatore/gallerista conosca a menadito qualche artista di Milano, piuttosto che l’esistenza di un Lorenzo Lotto o di un Renzo Vespignani. L’arte che tramanda la storia nel tempo, sappiamo bene che non è mai stata questa e, quindi, mi aspetto, prima o poi, il ritorno di un’età d’oro dell’Arte, dove la meritocrazia andrà a braccetto con la cultura e l’impegno dei professionisti. O almeno voglio illudermi che sarà così.

Serena Vignolini, Tutta l'assordante fragilità del mondo, olio su tela, courtesy Serena Vignolini
Serena Vignolini, Tutta l’assordante fragilità del mondo, olio su tela, courtesy Serena Vignolini

Qualche segreto incoffessabile lo nasconde ogni artista,tu sei portatrice di segreti? Pensi che se ne possa vedere una traccia nei tuoi dipinti?

Molte cose nel cuore e nelle viscere. Se tutto potesse svelarsi a parole, non esisterebbe la pittura. Ogni dipinto è una scatola di “segreti”. Se così non fosse, un lavoro sarebbe già morto nel momento della sua nascita.

La cosa assolutamente più importante per te e quella assolutamente meno.

Rispondendo alla tua domanda, in ordine: La pittura. I soldi guadagnati senza lavoro.

A cosa serve l’arte per te? Che valore ha nel mondo contemporaneo?

L’arte è un partimonio assoluto. Come lo è dell’umanità, lo è per il pittore chiuso nel suo studio a dipingere, lo è per il bambino che traduce su carta i suoi sogni, lo è stato per I primi uomini sulla terra che hanno iniziato così a raccontare la loro storia. L’arte non è mercato e tantomeno si misura con i “like” di un social network. L’arte non si sceglie per far denaro. Il valore che ha nel mondo contemporaneo non è inteso come valore materiale, ma come bene assoluto da cui attingere, imparare, avere testimonianza dei tempi, riconoscere se stessi. Questo è l’arte.

“Dipingimi” la vita con tre colori.

I colori primari: giallo, ciano e magenta. Un pittore, quando ha questi con sé, ha tutte le sfumature possibili a sua disposizione.

About the author

Maria Rita Montagnani

Critico e curatore d'arte indipendente. Da anni impegnata nella valorizzazione e nella diffusione dell'arte contemporanea nel territorio italiano, ha presentato numerose mostre, curando artisti in eventi nazionali e ha realizzato (in sedi pubbliche) progetti artistici e culturali di cui è anche autore.

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