Interviste

Indictus ǀ La Sicilia del Medioevo diventa una serie web

Indictus_Arisgot e Serlon

Uscirà in anteprima il 12 dicembre e su YouTube il 18 gennaio: la serie web Indictus ǀ La terra è di nessuno, di 7 puntate e della durata complessiva di 74 minuti, ha vinto il bando di Sicilia Film Commission e racconta della battaglia di Cerami, in Sicilia, combattuta tra arabi e Normanni nel 1063 per ottenere il controllo del territorio. Ne abbiamo parlato con i creatori: Francesco Dinolfo – regista, direttore della fotografia e direttore del montaggio – e Marianna Lo Pizzo – sceneggiatrice e produttore esecutivo – per scoprire cosa si nasconde dietro a un progetto che punta su una nuova Sicilia.

Intervista a cura di Cristiana Sorrentino

1063. Battaglia  di Cerami. Scontro tra arabi e normanni. Una scelta, la vostra, di investire sulla storia del nostro territorio (la serie è girata esclusivamente in Sicilia), ma anche di prendere posizione nei confronti dei tradizionali racconti cinematografici e seriali legati alla Sicilia come a una “terra dilaniata dalla mafia”. Com’è nata l’idea di un soggetto del genere?

FD. La storia era dentro di noi da molto tempo. L’idea era quella di prendere questi borghi medievali lontani dal mondo e questi paesaggi disabitati e mostrare come essi potessero essere degli scenari paragonabili a quelli di film come Il Signore degli Anelli o, piuttosto, a quelli di serie come Il Trono di Spade senza andare in Australia o in Irlanda. Noi abbiamo, qui vicino, la possibilità di avere degli scorci e dei paesaggi incredibili.

MLP. La natura medievale dei nostri borghi, dal punto di vista architettonico, è stata un punto di partenza. Generalmente, chi viene in Sicilia viene per vedere  il mare e il sole, e conosce una parte della nostra terra che è diversa da quella che, invece, viviamo noi, che siamo in montagna. Secondariamente, questi borghi nascono perché c’è una storia, che è una storia nascosta. Noi non vogliamo allontanarci da una storia che è quella della mafia e che deve essere raccontata per alcuni motivi, naturalmente. Però, è pur vero che non può essere solo quello, che possiamo fare altre cose. Anche gli artisti che nascono in questa terra a volte hanno difficoltà di visione. L’idea di sfruttare il nostro territorio per le bellezze che ha e non solo per le bruttezze che l’hanno caratterizzato può essere un punto di partenza.

Il soggetto della serie si basa su un evento storico realmente accaduto ma riletto da molteplici punti di vista. Per la ricostruzione del soggetto avete fatto ricorso a una documentazione archivistica? E qual è stato il peso dato al documento storico in rapporto, invece, a momenti ed episodi che sono frutto di invenzione?

FD. Le fonti archivistiche a noi disponibili erano unicamente due: il De Rebus Gestis del monaco benedettino Goffredo Malaterra [XI secolo], che racconta (nella corte di Ruggero I d’Altavilla) i cento anni di passaggi militari e politici dei normanni in Sicilia; Il libro di Ruggero del geografo arabo Muhammad al-Idrisi [1099 ca. – 1165] che, vissuto nella corte di Ruggero II, fa un viaggio in tutta la Sicilia e anche nei nostri territori. Noi abbiamo scelto di raccogliere i cento anni di cui scrive Malaterra, corrispondenti a una o due generazioni, in una settimana di racconto. Abbiamo, inoltre, preso dal testo dei personaggi di cui si conoscono soltanto delle citazioni biografiche creandone un carattere, un gioco all’interno delle parti.

MLP. La parte inventata del racconto riguarda, fondamentalmente, i personaggi e gli intrecci di corte. In realtà, Goffredo Malaterra deve scrivere della magnificenza degli Altavilla, quindi il suo testo è indirizzato in senso propagandistico. Quello di al-Idrisi, invece, è un viaggio spettacolare di mappatura della Sicilia. Nel suo testo abbiamo ritrovato borghi come Caltavuturo, Gangi, Petralia, Sperlinga, Caccamo: noi esistevamo mille anni fa in una dimensione che oggi non conosciamo ma che, sicuramente, era avvincente.

Sempre rimanendo sul documento, quanto esso è stato importante nella ricostruzione, ad esempio, della scenografia o dei costumi?

FD. Abbiamo rivisitato tutto. Dell’anno Mille è rimasto ben poco, soprattutto per quanto riguarda il mondo arabo, tanto da spingerci a concentrarci più che altro sulla corte normanna. Anche in questo caso, però, la scelta è stata quella di recuperare degli elementi architettonici che non fossero del periodo e di adattarli alla storia. Fortuna, poi, che ci sia stato Caccamo e il suo castello, del quale, per le riprese, abbiamo utilizzato solo gli ambienti che si rifacevano nello specifico al secolo in questione.

MLP. Per quanto riguarda i costumi, invece, non abbiamo affatto seguito i testi, anche perché, ormai, abbiamo sul Medioevo un immaginario costruito nella nostra mente, anche dal punto di vista dei colori. Abbiamo voluto, invece, lasciare molta libertà ai nostri designer, che hanno studiato i costumi di quel periodo riadattandoli in chiave moderna. Un’altra cosa, poi, sono i gioielli e gli accessori, realizzati in relazione alla costruzione di ogni personaggio, come oggetti identificativi di ognuno di essi.

Indictus_Ruggero e Adelasia

Rimanendo sul piano delle scelte logistiche, possiamo anticipare, anche se il trailer stesso ce lo mostra in alcuni casi, che alcune delle scene sono state girate all’interno del percorso della Fiumara d’Arte, un museo a cielo aperto che ospita installazioni site-specific di artisti contemporanei. Come siete riusciti a includere questi luoghi, e soprattutto l’arte contemporanea, in un racconto ambientato nel 1063?

FD. Difficilissimo, ma bellissimo da un punto di vista del soggetto. Alla Piramide, per esempio, ci arriviamo per un motivo molto interiore. La Piramide è un non-luogo effettivo nella serie. Il Labirinto, invece, fa parte di qualcosa che è riconducibile al sogno, un elemento straordinario, molto soggettivo.

MLP. Nella serie abbiamo introdotto gli elementi di arte contemporanea dando loro un significato. Sicuramente l’acciaio che costituisce la Piramide è visibile, ma è stata una cosa voluta. Non abbiamo tentato di nascondere niente. Abbiamo, poi, girato all’interno di quest’opera per uno motivo specifico, dato che vi è stata lasciata una fessura che permette alla luce di entrare e di illuminare il cuore della struttura. C’è, quindi, anche un gioco di luci molto interessante.

Passando al trailer, ho notato che esso voglia più fare un primo ritratto dei personaggi protagonisti piuttosto che inquadrare con maggiori dettagli  la storia che verrà raccontata: c’è davvero questa volontà?

FD. Il tempo di racconto è di 74 minuti, meno di un film. Abbiamo anche fatto uno studio sui trailer e, all’inizio, le possibilità erano due: fare un trailer velocissimo, dove tecnica, inquadrature e storia si sposassero alla perfezione; fare un trailer più lento e con dei picchi costruiti in modo tale che la storia si capisse tutta. In realtà, alla fine, abbiamo deciso di fare una non-scelta, cioè di non mettere praticamente niente di quello che sarà Indictus. Fondamentalmente, considerata la brevità degli episodi e la velocità con cui procediamo (in 74 minuti facciamo il lavoro che si fa in una stagione di sette puntate da un’ora), non potevamo fare alcun tipo di spoiler.

MLP. Abbiamo cercato di mandare il messaggio fondamentale, cioè che c’è un popolo che arriva, che c’è una guerra e che c’è una nuova stirpe che nascerà. Comunque, c’è un invasore e un invaso. 

Marianna. Leggendo il comunicato stampa, mi sembra molto interessante notare come Indictus venga definita, tra le altre cose, una “rielaborazione contemporanea della conquista dei Normanni della Sicilia nel 1063” e il suo protagonista, Serlon d’Altavilla (nipote del Gran Conte di Sicilia Ruggero), l’ “archetipo dell’uomo moderno”. In quale misura la contemporaneità e le vicende odierne (che, se parliamo di conflitti e di mondo arabo, risultano più che attuali) hanno influito sulla scrittura della sceneggiatura e sullo studio dei personaggi?

MLP. Penso che sia abbastanza normale, soprattutto da parte mia e della mia storia, introdurre volutamente in sceneggiatura il tratto contemporaneo. La  Sicilia, che nel Medioevo è stata una terra di conquista per la sua posizione strategica – poiché culla e centro del Mediterraneo – ancora oggi, purtroppo, con le notizie degli sbarchi e delle migrazioni, ne rimane il punto centrale. Quindi, comunque, continuiamo un dialogo che è iniziato tanto tempo fa. E poi, a nostra volta, noi siamo un popolo di migratori, che è una cosa che nessuno in questo momento storico sembra ricordarsi. I tormenti di Serlon, inoltre, sono i tormenti di un uomo sicuramente moderno: un uomo, cioè,  che non si ferma alla superficie ma che vuole scendere in profondità, capire, cercare, conoscere. Il fatto che io abbia vissuto in Sicilia da sempre e abbia a cuore questo tema è stato fondamentale nel trattare il personaggio e nel riportare quello che è stato a oggi. E il fatto di introdurre la lingua araba, che noi abbiamo in tantissimi tratti del nostro dialetto, secondo me è una rivelazione affascinante: il nostro sangue è mescolato e questo fa parte della nostra forza e della nostra bellezza.

Indictus_Serlon

C’è poi un aspetto interessante e curioso della serie che riguarda la possibilità di scoprire, in ogni puntata, qualcosa che non è stato detto. In che cosa consiste, brevemente, questa trovata?

MLP. Questa cosa per noi è un esperimento. A un certo punto della puntata comparirà una barra con scritto “scopri quello che non è stato raccontato” e bisognerà cliccarci sopra (in realtà, questo può essere fatto in qualsiasi momento della storia, però è più consigliabile farlo quando compare il testo). Si tratta di un’idea progettuale, che intende inserire un elemento di novità e di interattività nell’approccio alla serie. Dall’altro punto di vista, però, è bello pensare che scoprire o meno “quello che non è stato raccontato” comporti il fatto di capire la storia in un modo piuttosto che in un altro. Quindi,  metaforicamente, noi abbiamo spesso soltanto una parte della verità; e se rimaniamo sulla superficie e non andiamo oltre, avremo sempre una porzione di cose che ci sono state raccontate e una porzione di cose che non ci sono state raccontate. Goffredo Malaterra, ad esempio, racconta la sua storia dalla parte dei normanni, mentre degli arabi abbiamo pochissime notizie. Quindi non avremo mai l’altra parte.

Giochi di potere, combattimenti, castelli, panorami mozzafiato, cavalli, spade: questi sono tutti elementi che, parlando di serialità contemporanea, non possono che ricondurci, inevitabilmente, all’ottimo prodotto che è Game of Thrones, una produzione che sta riscuotendo un successo altissimo. Quanto ha influito la popolarità di questo prodotto sulla scelta di fare una serie ambientata nel Medioevo? E GOT è stato, in generale, un modello a cui ispirarsi in alcuni casi?

MLP. Io non l’ho mai visto ma conosco la popolarità della serie. Nel momento in cui ci siamo messi a lavorare su questo progetto ho scelto volutamente di non vedere niente, principalmente per non rischiare di avere delle influenze.

FD. Non abbiamo mai avuto la pretesa di assomigliare a GOT, innanzitutto perché in quella serie ci sono dei professionisti che ne sanno, senza dubbio, molto più di noi; ma anche perché quella è una storia molto diversa. Noi siamo, diciamo, un po’ più ‘autoriali’. Come progettualità, come durata, come complessità della storia, siamo lontani anni luce a GOT. Spero, anzi, che non passi la cosa che siamo i nuovi GOT (siciliani), come ci hanno soprannominato in altri contesti.

Francesco. Sul piano propriamente registico e cinematografico, e parlando ancora di modelli, ci sono dei punti di riferimento (registi, direttori della fotografia) dai quali parti? Oppure hai lavorato nello ‘stile Francesco Dinolfo’ ?

FD. Lo ‘stile Francesco Dinolfo’ non esiste. In realtà è una mistione di tutto quello che ho visto in vita mia, anche perché, essendo ancora molto giovane, non credo di avere una poetica e uno stile del tutto personali. Il modello a cui mi ispiro di più, comunque, è Terrence Malick, soprattutto per quanto riguarda le scelte sul modo in cui far vedere una scena. In Indictus non vedremo mai una scena per quello che è ma la percepiremo in un altro modo. Da un punto di vista fotografico, invece, dentro la serie c’è tutto quello che io so, che deriva dal mio bagaglio tecnico e professionale. La cosa principale, comunque, è la luce che io conosco di più al mondo, che è quella siciliana, delle Madonie. E la cosa più incredibile è che noi, qui, non avremo mai nebbia o luce fredda (MLP: non ci sarà mai un Medioevo tenebroso). Noi siamo in Sicilia e ci sono dei colori meravigliosi.

Indictus è stata realizzata con il sostegno di Sicilia Film Commission nell’ambito del programma “Sensi contemporanei”, primo bando indetto in Italia da un’amministrazione pubblica dedicato alla produzione di web serie per under35. In un momento in cui la rete sta diventando sempre di più un punto di riferimento per la fruizione della serie tv, qual è la vostra idea su finanziamenti di questo tipo?  

MLP. La Sicilia Film Commission ha realizzato questo primo bando sperimentale a cui abbiamo partecipato e che abbiamo vinto. Sappiamo che tra i progetti finanziati, che erano cinque o sei, soltanto il nostro è stato portato a termine. Gli altri, per una serie di circostanze, hanno abbandonato l’idea. È difficilissimo fare una serie di alta qualità con budget molto bassi. Noi abbiamo potuto farlo perché lo abbiamo fatto qui. Questo probabilmente è il motivo per cui le serie web in Italia non riescono a produrre qualcosa di altamente qualitativo.

Prossimi a un anno, il 2018, nel quale la nostra Palermo sarà capitale della cultura, cosa pensate ci offra oggi il panorama della serialità nostrana? E quanto è urgente e importante, per voi, presentare questo genere di prodotto proprio in questo momento?

MLP. Io potrei risponderti che per quanto mi riguarda sarebbe fondamentale. Abbiamo scelto di far uscire la serie il 18 gennaio 2018 anche per collegarci a Palermo, che per gli arabi era capitale ma che lo è anche per noi. Indubbiamente, oggi, Palermo sta riscoprendo la sua natura e la sua bellezza. È bellissimo che, finalmente, l’attenzione dell’Italia e del mondo si concentrerà sul sud e su una città che è stata terra insanguinata, ma anche terra di uomini e di donne che l’hanno resa splendente e unica. A me piacerebbe moltissimo che questa fosse la scintilla da cui far partire un modo di vedere, di sentire e di voler fare le cose da questo punto di vista. So che ci saranno problemi grandi, dati da una classe dirigente e politica che si fa rappresentante di interessi che sono sempre uguali, che non hanno visione. Continuiamo a rimanere fuori dal tempo, da un tempo tecnologico che potrebbe aiutarci. Ma io so, comunque, che qualcosa può nascere, che c’è in questo momento un’energia che ha bisogno di esplodere. E se Indictus può essere una scintilla, per me il lavoro è stato fatto. Vogliamo fare questo e questa è l’unica battaglia che vogliamo combattere .

Indictus ǀ La terra è di nessuno (www.indictus.it) verrà proiettato in anteprima il 12 dicembre alle 20.30 presso il cinema Rouge et Noir di Palermo.

 

 

About the author

Cristiana Sorrentino

Cristiana Sorrentino vive a Firenze, dove ha conseguito la laurea in Dams e si è specializzata in Storia dell'arte e della Fotografia. Ha pubblicato articoli su mostre ed eventi e tenuto convegni su temi di arte contemporanea, cinema e fotografia.

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