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Impressionismo e Avanguardie. Uno sguardo su Philadelphia

Palazzo Reale di Milano accompagna i suoi visitatori oltreoceano fino a Philadelphia, attraverso una mostra che riporta nel continente di origine 50 opere straordinarie, per la prima volta esposte in Italia. La curatela gravita attorno alle grandi collezioni private che hanno accolto l’Impressionismo in America: sono le collezioni Cassatt, White, Stern e Arensberg.

La mostra, promossa e prodotta dal Comune di Milano insieme a Palazzo Reale e Mondomostre Skira, è parte di un progetto pluriennale che porta avanti l’obiettivo di creare una rete culturale effettiva e virtuosa tra Milano e i musei di tutto mondo. È, infatti, la terza mostra all’interno del programma espositivo “Musei del mondo a Palazzo Reale”, che ha avuto inizio nel 2015. Il progetto tende ad affermare il posizionamento internazionale a cui Milano aspira, diventando uno dei poli di riferimento nel panorama artistico e non solo. “Impressionismo e Avanguardie” in particolare richiama i temi della migrazione dell’inizio Novecento, tanto dei popoli, quanto della cultura, in fuga dal Vecchio Continente, talvolta per questioni politiche e talvolta per la maggiore lungimiranza dei collezionisti americani.

È stato tracciato un percorso ricco attraverso un’epoca artistica che ha segnato profondamente l’animo umano: artisti celebri come Paul Cézanne, Edouard Manet, Paul Gauguin, Claude Monet, Vincent Van Gogh, Salvador Dalì, Georges Braque, Vasily Kandinsky, Paul Klee, Pablo Picasso, Marc Chagall e molti altri affollano le sale di Palazzo Reale. In questo Pantheon artistico entrano anche tre artiste donne, Mary Cassatt, Marie Laurencin e Berthe Morisot, in rappresentanza della quota rosa, con un collegamento forse leggermente forzato con la Festa della Donna, giorno di inaugurazione.

Passeggiando all’interno della mostra l’occhio cade piacevolmente sulle luci che, oltre a illuminare le tele, dipingono un cielo azzurro sul soffitto, richiamando la pittura en plein air. Questo allestimento, magistralmente realizzato da Barbara Balestreri, valorizza la visione sugli scenari naturali esplorati da artisti come Cézanne, che si cimentano in una definizione della natura rivoluzionaria, basata su una costruzione logica e strutturale del paesaggio. Questa intuizione vedrà i suoi sviluppi nel nascente Cubismo, che, a distanza di pochi anni, avrà inizio con Braque e Picasso, autori che ritroveremo nelle sale successive.

L’intento di Jennifer Thompson, Matthew Affron e Stefano Zuffi, i curatori, è di offrire al grande pubblico capolavori distanti -geograficamente-, con onestà e senza troppe pretese di indagine artistica. Non è una mostra di ricerca e studio di contenuti non ancora esplorati, piuttosto è una mostra a disposizione di tutto il pubblico di ‘non addetti ai lavori’, richiamati dai nomi celebri dell’arte di fine Ottocento e inizio Novecento. Si tratta di un tentativo intelligente di avvicinare le persone alla cultura e all’arte.

 

“Voglio dipingere l’umanità, l’umanità e ancora l’umanità.”

Così diceva Vincent Van Gogh, che ha fatto questo e molto di più e come lui tutti gli altri artisti rappresentati in questa mostra. Possiamo solo commuoverci di fronte al monolite più delicato e affettuoso della storia dell’arte: Il Bacio di Constantin Brancusi.

Caterina Guadagno

 

About the author

Caterina Guadagno

Dal 1996 in giro per l’Italia, mi (ri)trovo a Milano per studiare Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo. Appassionata di cinema e arte contemporanea e sognatrice senza scrupoli, da grande vorrei diventare una curatrice al Lacma.

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