MEME MOODBOARD

Il Trash

Il Trash come etichetta culturale dei nostri tempi: volenti o nolenti, tutti abbiamo a che fare con questo storpiamento estetico del (cosiddetto)”bello”. Esagerato, grottesco, ridicolo e talvolta scostante: guardate un po’ che moodboard di parole e immagini abbiamo costruito attorno al TRASH.

  • Cos’è il Trash? Sicuramente un contenitore di cose indefinibili, per lo più sgradevoli. Trash come sappiamo significa spazzatura ma indica anche un genere, una sorta di etichetta culturale che comprende numerosi aspetti della società, basati su canoni antiestetici. Trash in questo senso è sinonimo di degrado e nasce da un pregiudizio fondato su due categorie: il bello e il brutto. Tutto ciò che non rientra nel codice prestabilito del “bello” diventa “brutto”, un relitto, una cosa da buttare o da ridicolizzare. Non tanto una sottocultura, bensì un’imitazione culturale “venuta male”, un’esagerazione satura e involontariamente ironica.
  • La concezione del Trash arriva in Italia negli Anni Settanta con il film Trash, i rifiuti di New York, esempio della “controcultura” americana, diretto da Paul Morrisey. La pellicola rientra nella trilogia prodotta da Andy Warhol (Flash-Trash-Heat) e racconta la storia di una coppia, lui tossicomane e lei viziosa che si finge incinta per non perdere il sussidio e per non essere sfrattati. Tutto ciò che viene mostrato attraverso il realismo estremo di scene nude è immondizia, come annuncia lo stesso titolo. Il sesso impotente, quello ninfomane, la presentazione del lato negativo che segue ogni azione, gli oggetti che possono diventare rifiuti, così come le persone. Viene mostrato l’aspetto sgradevole della vita di personaggi marginali come cassonetti ai lati della strada. « Non vuol dire che una cosa è un rifiuto solo perché l’hanno buttata fra i rifiuti. »
  • E il titolo del film è anche una diretta citazione di alcuni versi del poeta della Beat Generation, Allen Gisnberg:

“Trash in the mind

 Trash of the world

Man is half trash

All trash in the grave”

  • Lo stesso Andy Warhol, che abbiamo prima nominato, ritorna nella concezione trash dell’arte, secondo Tommaso Labranca. Nel suo breve saggio “Andy Warhol era un coatto”,  l’artista viene dipinto come un personaggio “provincialotto” che, non avendo una coscienza storica su cui fondare le sue opere, affida l’ispirazione a prodotti commerciali presi dai supermercati e dalla stampa, da cui sono poi nate innumerevoli imitazioni ricche di intenti aulici che tradiscono però l’aspetto più vero e da “borgata” di Warhol. Lo stesso Andy Warhol diventa un prodotto da emulare, e l’emulazione sarebbe la chiave per capire cos’è il Trash, secondo Labranca, o meglio, l’emulazione fallita e malriuscita di un prodotto, di un intento artistico, musicale o di uno status sociale a cui il soggetto protagonista non appartiene.
  • Andy Warhol , Trash e Arte si incontrano anche in un altro caso. Quello dell’artista brasiliano Vik Muniz, che riproduce appunto opere di Andy Warhol ma anche di Leonardo o Caravaggio, con la particolarità di comporle utilizzando cumuli di rifiuti recuperati da discariche, in particolare a Rio De Janeiro. Le sue sono opere di grandi dimensioni la cui forma e soggetto diventano comprensibili solo con una foto dall’alto. Vik Muniz ha realizzato anche un documentario, The Waste Land,  che testimonia non solo il processo di formazione dei suoi lavori ma anche la realtà delle discariche, dello spreco o del senso del riciclo. Una fotografia delle differenze tra uomini che sprecano e uomini che recuperano tutto il possibile dalla spazzatura.
  • Trash è anche un certo tipo di musica che sicuramente possiamo individuare nel panorama italiano degli Anni Settanta-Ottanta (decennio, quest’ultimo, in cui ha acquisito valore tale da meritare una menzione molto particolare). Uno degli antesignani del Trash Made in Italy  è la figura di Little Tony, lampante copia nostrana di Elvis Presley, con tanto di pantalone a zampa, strass e ciuffone cotonato; una simulazione così fedele da offuscare quasi l’originale. Più tardi l’intento punk nella musica Anni Ottanta ha prodotto risultati trash come Joe Squillo e il suo album “Girl senza paura” da cui il singolo “Violentami” e, regina su tutte,  la Rettore, trasgressiva nel look e nei testi, che hanno scalato le classifiche pur parlando di chirurgia, lamette o malcelate allusioni. Testi, stile e musica rompono decisamente con una certa tradizione popolare e rimarcano gli aspetti indicibili della società. Altre icone diversamente trash nel panorama Anni Ottanta sono Leone di Lernia, Toto Cutugno, o Cristiano Malgioglio, autore di brani dai doppi sensi con un malriuscito intento sensuale e che è ha addirittura bissato l’aspetto trash di “Sbucciami”, suo pezzo del 1979, facendone una cover nel 2006, “Pelame”, in versione rap-disco latinoamericano.

  • Il Trash applicato al mondo della televisione ha ancora un altro significato o un altro aspetto. Pensiamo ai sempre presenti reality show e talk show. La cosiddetta tv spazzatura indica in questo caso prodotti televisivi di poco valore e dal carattere dozzinale. Un genere di tv dove sembra avere successo la derisione, il ridicolizzare chi vuole atteggiarsi emulando, anche in questo caso, comportamenti, capacità che non gli appartengono, scadendo così nel volgare, che tuttavia attrae, piace e diverte anche solo per il gusto di giudicare.
  • Negli ultimi anni è stato invece rivalutato il cinema trash della Commedia Italiana degli anni Ottanta e Novanta. Pensiamo a un Lino Banfi di “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”, oppure all’ormai storico “Attila, flagello di Dio” con un Diego Abatantuono inimitabile, o un “Pierino contro tutti”, o ancora, quello che ormai è considerato un capolavoro della commedia italiana, “Fantozzi”, entrato a far parte del linguaggio e dell’immaginario collettivo. Un cinema trash fatto di anti-eroi, di momenti demenziali e gag che puntano a esasperare gli aspetti grotteschi dei personaggi e che ora vengono ripescati dal trash come veri e propri cult.
  • Per finire,  la spazzatura arriva anche a tavola: si tratta infatti del cibo spazzatura o junk food, termine introdotto per la prima volta nel 1972 da  Michael F. Jacobson,  per indicare un cibo malsano, di elevata densità calorica decisamente sproporzionata rispetto all’apporto nutritivo. Tra questi rientrano le bibite gasate ed eccessivamente zuccherate, merendine, hot dog, patatine fritte, pizze surgelate ecc… Cibi chiamati anche comunemente e con accezione negativa “schifezze” che, sebbene non apportino nessun beneficio a parte la soddisfazione iniziale e la loro praticità, sono gettonatissimi tra i bambini (piccoli e grandi) delle ultime generazioni.

Sandra Branca

 

 

 

About the author

Sandra Branca

Delle parole amo la sintesi, il nonsense e le immagini.
Prima scrivo, poi faccio anche altro.

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