MEME TOPICS

Il social network è una madeleine

“Le vite parallele” diventano sempre più sentimentali, lontane dalla freddezza digitale. Foto, diari online e Twitter si fondono con l’esistenza reale in un’armonia proustiana. 

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“ …écrire un roman ou en vivre un, n’est pas du tout la même chose, quoi qu’on dise. Et pourtant notre vie n’est absolument pas séparée de nos œuvres. _ Marcel Proust

Ricordi più di quello che sei. Come mai prima, oggi il paradosso si conferma tarlo e  proiezione di un perpetuo movimento centrifugo: un continuo rimando di riflessi, in un caleidoscopio indistinto e intangibile di vissuti e legami digitali dal vivace colore umano e ipnotico calore taumaturgico. L’intero network che ci avviluppa ci rende pigri da un lato e iperattivi dall’altro. La sovrapruduzione di doppie, triple, multiple identità non è mai stata così attiva e prolifica; non siamo mai stati così tante persone e in tanti posti contemponeamente, e non ci siamo forse mai conosciuti così poco. Creare creare creare, moltiplicare il proprio essere social, plasmare icone e personalità sociali e socievoli a immagine e somiglianza dei nostri ideali, degni o meno che siano, sempre più funzionali e smart, sempre più prodotto, sempre meno umani. Post, like, commenti, cinguettii, profili, album, diari e vite parallele alla mercè del tempo e dello spazio, della curiosità e morbosità del mondo; il mistero di ognuno si cela nella vetrina degli status, fagocitato dal flusso no stop di input e alternative cui la realtà non pare essere degna rivale. Una non più solitaria narrazione di sé che sembra consolare e conquistarci nella frenesia del web, non-luogo per eccellenza, sempre più deputato all’intrattenimento, alla socializzazione, alla formazione e al consolidamento di caratteri individuali e relazioni, non per forza in tale ordine crono-logico.

Le nostre memorie condivise e contaminate – perche sì, ormai non si tratta più di una sola e unica memoria umana, volontaria o no, ma di memorie plurali e interdipendenti ubicate tutto intorno a noi – sono le nostre antenne, le nostre agende, le nostre segreterie telefoniche, i nostri album, archivi, biblioteche, scatole dei ricordi.. sanno più di quanto sappiamo di noi stessi e della nostra storia. La vista scivola come la vita, fuori e dentro, basta scorrere con un dito verso l’alto e gli anni tornano illico presto a portata di click. Proustinamente parlando, l’interpretazione della ‘ricerca’ cambia radicalmente, perchè il tempo perduto non tornerà, certo, ma solo perché, sempre più spesso, non c’è mai stato. La pasta fragrante della madeleine è delicata e fragile come l’aura a cui rimanda attraverso i sensi: basta un attimo e tutto svanisce, perde poesia come le briciole nella tazza di tè. Niente più madeleine e the imbevibile. Un rischio che le illusioni non possono combattere, rimorsi e rimpianti non fanno compagnia quando tutto quel che rimane è solo recuperare quel che resta. Tra impura fantasia, ricordi parziali, memorie selettive, maschere intercambiabili e tanta, troppa, egoistica solitudine, a un passo dall’autismo, il solo plus valore è racchiuso nel gesto di voler preservare quel che siamo e proviamo nell’armonia di una rievocazione collettiva; e se prima di voler ricordare siamo, allora ogni mezzo è lecito.

Déborah Allegranti

 

* “…scrivere un romanzo o viverne uno non è affatto la stessa cosa, checchè se ne dica. Eppure, la nostra vita non può assolutamente separarsi dalle nostre opere”­_Marcel Proust (p. 345 ‘Jean Santeuil’, 1895, incompiuto. Ed. Gallimard 1952)

About the author

Deborah Allegranti

'Firenze mi ha cresciuta, Parigi mi ha ispirata, Roma mi ha temprata': tappe di vita che parlano da sole, percorso di studi umanistici fino a una specializzazione in comunicazione e progettazione culturale. Con profondo, atavico amore per la scrittura, continua l'avventura nel giornalismo e nei media, con uno sguardo centrato su arte, cinema e società contemporanea. Ricerca e curiosità elette uniche armi per trovare spiragli umani e infiniti spazi al di là dell'ordinario.

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