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Il Social Network è il nuovo Grande Fratello

THE BIG BROTHER IS WATCHING YOU: ricordate il libro cult “1984” di George Orwell in cui il “Grande Fratello” che spiava la vita di ciascun cittadino impersonava il controllo perenne e totalitario dello Stato? Oggi, con “Il Cerchio” (discusso libro già considerato il successore contemporaneo di “1984”), Dave Eggers immagina la crescita programmata di un nuovo “Grande Fratello”: il Social Network. Fino a ipotizzarne addirittura una deriva totalitaria. Ma sarà realmente possibile?

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Spesso dai libri si possono trarre grandi verità, o quantomeno riflessioni importanti, non poi così lontane dalle realtà che viviamo e che conosciamo (o ci sembra di conoscere) nel nostro quotidiano. Storie inventate possono così arrivare a prendere forma e concretezza nei gesti che compiamo ogni giorno, magari anche inconsapevolmente. Leggendo “Il Cerchio” di Dave Eggers si ha un po’ questa sensazione: quanto la finzione può aderire alla realtà? I temi trattati sono tra quelli più attuali e più discussi: il social network, la privacy, l’identità, il controllo delle vite dei singoli cittadini da parte di terzi. Già George Orwell nel suo famigerato e lungimirante “1984” prendeva in considerazione queste argomentazioni, gettando una lunga ombra oscura sui sistemi di controllo delle vite altrui.

Il Cerchio – “The Circle” nel titolo originario – ipotizza una società multinazionale che racchiude idealmente Google, Facebook, Youtube, Paypal, diventando un modello basato sulla condivisione e l’annullamento della privacy.  I tre saggi che dalla mano di Eggers danno vita a “Il Cerchio” sono Ty, il giovane genio informatico con felpa e cappuccio che tanto ricorda Mark Zuckerberg, Eamon Bailey, fanatico della chiarezza e della comunicazione e Tom Stenton, il capitalista-squalo.

Il romanzo si svolge in un futuro prossimo al nostro e per la quasi totalità all’interno del perimetro del Cerchio, una azienda-comunità il cui intento è creare l’unione di tutti i social e dove l’identità di ogni utente è collegata alle sue attività bancarie, attraverso TruYou, il servizio di mercato principale del sistema, fino all’utilizzo di app utili per qualsiasi attività o movimento dell’individuo.

Sparisce il diritto all’anonimato e alla privacy in nome di un futuro per tutti più sicuro, efficiente e trasparente, dove l’essere osservati dalla rete diventa la spinta automatica a comportarsi in modo corretto o a non infrangere la legge, dove ogni segreto è visto come un atto egoistico o come la privazione di un tassello di conoscenza utile alla comunità. Inizialmente Mae, la protagonista approdata da poco in questa nuova realtà aziendale, ha delle difficoltà nell’integrarsi all’interno della nuova struttura, soprattutto di pensiero, che il Cerchio le impone. Le viene naturale ritagliarsi dei momenti di privacy occultati dall’assiduo controllo e monitoraggio di ogni movimento, fino a quando non sarà indotta a pronunciare lei stessa le frasi che diverranno i nuovi motti dell’azienda e segneranno la sua vertiginosa ascesa:

LA PRIVACY E’ UN FURTO

CONDIVIDERE E’ PRENDERSI CURA

I SEGRETI SONO BUGIE

In pochissimo tempo Mae supera ogni reticenza in nome del benessere personale e dell’intera società. La sicurezza, il benestare di ogni individuo, l’onestà politica, la lotta alla criminalità sono i fini ultimi da raggiungere; per questo ogni individuo nel Cerchio possiede un solo account e una sola password per qualsiasi attività su internet, in modo da eliminare problemi come i troll o il cyber bullismo. Vengono piazzate telecamere ovunque, in nome di un migliore controllo sanitario vengono raccolti dati sulla salute attraverso particolari braccialetti oppure vengono innestati dei chip nelle ossa dei bambini per renderli continuamente rintracciabili ed evitare rapimenti o casi di violenza. Il costo di tutti questi servizi è pagato in termini di dati personali e di privacy.

Mae diventa il simbolo della “Trasparenza” e con una microtelecamera appesa al collo mostra ogni sua attività quotidiana a miliardi di osservatori perennemente online. La protagonista si lascia trascinare senza troppa resistenza in quello che sembra un logico e giusto progredire verso il futuro.

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Per l’intero romanzo si vive una sensazione di asfissiante controllo e di maniacale dipendenza da feedback fatti di numeri, apprezzamenti, commenti. Questi da un lato soffocano la personalità della protagonista, dall’altro diventano necessari a livello psicologico per nutrire il suo bisogno di gradimento. Allo stesso modo diventa naturale la necessità di osservare e conoscere tutto di un altro individuo (l’unica frontiera invalicabile rimane ancora il pensiero) poiché dalla non conoscenza deriverebbe la perdita di controllo, l’insicurezza e la paura.

Eggers riesce benissimo a rappresentare in Mae quella dipendenza da notifiche e commenti, unica fonte di gratificazione per la protagonista, che hanno conquistato in modo capillare anche la nostra quotidianità. Il paragone con la realtà che viviamo, con chat come Whatsapp o social come Facebook, Twitter o il paragone con lo stesso YouTube o Google è automatico.  Eggers non vuole dare giudizi, né esprimere una morale, ma solo ipotizzare l’estrema idea di un mondo dove tutto, ma proprio tutto, sia online, perennemente collegato e  condiviso in modo trasparente e sempre accessibile. Eggers si spinge anche a descrivere la nascita di una nuova forma di democrazia, Demoxie, con politici osservati online in nome della trasparenza e che grazie ai servizi del Cerchio otterrebbero il voto obbligatorio dei cittadini.

“Il Cerchio” è un romanzo da prendere seriamente in considerazione perché scaturisce alcune domande molto vicine al nostro vivere: e se questo futuro fosse già dietro l’angolo? A quali possibili derive totalitarie potremmo arrivare? In questa prospettiva, in nome della trasparenza si baratterà anche la propria identità. La sfera di Internet, ancora indefinita in termini di regole, limiti e rispetto della privacy dell’individuo, a cosa potrà portare? È un romanzo che parla di noi e del nostro presente, della dipendenza e delle ossessioni derivate dai social, dalle notifiche, da esistenze continuamente online.

Sandra Branca

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Sandra Branca

Delle parole amo la sintesi, il nonsense e le immagini.
Prima scrivo, poi faccio anche altro.

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