Interviste

Il legame magico con la Natura | Intervista a Claudia Rocchini

Claudia Rocchini, fotografa, giornalista e docente Nikon School, è una professionista dotata di una forte personalità e di estro comunicativo. Ha un amore incondizionato per gli animali e la natura che traduce in immagini suggestive e foto di grande effetto. Tiene corsi di fotografia, naturalistica e non – tra gli ultimi progetti il Tour fotografico di Pavia, la sua città – e ha curato il coordinamento fotografico del volume, edito da Rizzoli con introduzione di Ermanno Olmi, “I segreti dell’Oasi – la Natura meravigliosa di Sant’Alessio”. Un’iniziativa benefica cui Claudia ha contribuito anche con la maggioranza delle fotografie presenti nel libro, donate al progetto nato per contribuire al sostentamento del Parco naturalistico nel pavese, risultato negli scorsi anni il più frequentato dai fotografi naturalisti in Europa. Una valente fotografa che dice quasi stupita : “Cosa ti può interessare del mio lavoro?”. È assolutamente da intervistare.

A cura di Maria Rita Montagnani 

MRM- Claudia, tu sei fotografa per scelta o per destino?

CR- Per passione. E non credo che le passioni si possano scegliere.

MRM- Secondo te è vero che il fotografo cerca di “fissare” ciò che maggiormente gli sfugge? C’è un intento inconscio di voler trattenere qualcosa che inevitabilmente passa e se ne va?
CR- Dipende. Se il fotografo ha consapevolezza, sempre e comunque, di quello che sta per immortalare, allora forse, sottolineo forse, guardando a posteriori lo scatto, si fa domande. …Le cui risposte, molto spesso, non è preparato ad accettare.

MRM- Sei interessata di più a portare in superficie la profondità o a condurre l’osservatore nella profondità della visione?

CR- Nessuna delle due. Non mi pongo mai il problema dell’interpretazione di chi osserva una fotografia. Ognuno ci vede quello che vuole, la interpreta come meglio crede. Non amo le forzature, provo fastidio quando, osservando una fotografia, mi accorgo che il fotografo sta cercando di forzare i miei sentimenti magari mediante artifici, un eccesso di colori o toni scuri e drammatici, o composizioni troppo elaborate. O, ancora, situazioni cariche di emozioni, vedi per esempio chi punta l’obiettivo verso persone in lutto. Di fronte a un dolore di per sé già devastante, io non posso emozionarmi di più. La fotografia, come dice Grazia Neri, non deve essere emozionale, ma semplicemente offrire emozioni. Sic et simpliciter.

MRM- Cosa ti attira in una situazione, cosa cattura inizialmente la tua attenzione prima di fotografare?

CR- Con gli animali, la certezza che prima o poi qualcosa accade. E dunque mi perdo nella loro contemplazione, in attesa di quel microsegnale che mi che mi fa mettere in moto.
Con le persone è più faticoso, sono come i carciofi e le cipolle… troppi strati, troppe spine, poco istinto, zero spontaneità, almeno all’inizio. Ma quando arrivano a fidarsi e tu riesci a cogliere la loro essenza in uno scatto, beh… è un brivido ogni volta. Le vedo contente, e io sono contenta.
Le persone in generale sono convinte di venire male in foto. Non si piacciono, credono che nella fotografia ci sia la stessa immagine che vedono allo specchio. Così non è. Quell’immagine è una rappresentazione rovesciata di noi, come la parola ambulanza scritta al contrario, ma che nello specchietto retrovisore ci sembra portrait photography, corretta. E allora bisogna dirlo che noi non siamo quello che vediamo allo specchio e che, metaforicamente, se noi crediamo di essere quello, è come dipendere dal giudizio che gli altri hanno di noi. Ma noi non siamo l’immagine che gli altri hanno di noi.

MRM- Dice una bella poesia: “Con un gomitolo di sguardi, ho dipanato il mondo”(Milo Rossi), si può dire che è così anche per te?

CR- Ho ancora un paio di bauli pieni di gomitoli da dipanare in sguardi senza fine. C’è un universo là fuori, altro che mondo…

MRM- Uno degli aspetti della tua produzione riguarda la fotografia naturalistica, cosa cerchi nella natura e nel mondo animale?

CR- Noi siamo contaminati da sovrastrutture che, per forza di cose, abbiamo dovuto costruire diventando adulti. L’animale è puro istinto… così come la Natura che lo ospita. Diciamo che quando riesco a cogliere in uno scatto un esempio del loro istinto, è come se facessi un peeling ai miei neuroni, ridando loro ossigeno e purezza. Poi magari mi accendo una sigaretta subito dopo, ma pazienza, l’importante è crederci.

MRM- Di solito ti prefiggi di raggiungere un risultato che sia più vicino possibile alla perfezione, o ti lasci guidare dall’istinto e dall’emozione del momento?

CR- La ricerca della perfezione è come una gabbia, no grazie.

MRM- Cosa pensi dell’immagine, che sia un mezzo di conoscenza del mondo o che sia invece un mondo a sé, dove poter trovare segni e simboli dell’immaginario?

CR- L’uno e l’altro. E anche molto di più. Ogni arte è tutto e il suo contrario, è razionalità e fantasia, è sete di stimoli, è dubbio e ricerca di rassicurazioni. Perché ostinarsi a voler sempre classificare o dare un nome a tutto? Alla fine le persone e le cose assumono i contorni di come le definiamo. E invece sono molto di più.

MRM- Linvisibile si serve del visibile per nascondersi meglio?

CR- Credi veramente che una fotografia possa permettere di nascondere qualcosa?

MRM- Si può rendere in fotografia il segreto che risiede in fondo a ogni cosa (e a ogni persona)?

CR- No. E qui contraddico quanto ho detto sopra. Credi veramente che una fotografia possa ritrarre ciò che è profondamente nascosto dentro l’animo umano? Certo, ci sono trucchetti per provocare reazioni in un soggetto che vuoi ritrarre. Ma anche qui, si tratta di forzature.

MRM- Se, per esempio, ti capita di fotografare in uno stato di  agitazione o di forte emozione, ciò risulta positivo o negativo per  lo scatto?

CR- Non fotografo mai in preda alle emozioni perché le emozioni le cerco nei soggetti che ritraggo. E non posso permettermi di essere distratta dai miei stati emotivi, perderei l’attimo.

MRM- Espressività è comunicazione? Oppure possono trovarsi anche ben distinte l’una dall’altra?

CR- La comunicazione è una continua relazione con l’Altro che può avvenire, ma non solo, anche attraverso l’espressività. Tuttavia io posso comunicare anche in assenza di espressività. Pensa per esempio a una foglia che cade da un ramo: è una scena che comunica tutto. L’inizio di una morte che però sai porterà al ciclo di rinascita. E’ una scena simbolo del circolo della vita. Tuttavia, né il ramo né la foglia son dotati di espressività.

MRM-Cosa ti commuove maggiormente, allentando la tua razionalità?

CR- Piccole cose, piccoli e semplici gesti significativi di un grande Tutto. Avevo una gatta di quasi 20 anni, mancata purtroppo pochi giorni fa. Era discreta e, come dice la mia veterinaria, aveva capito come si sta al mondo. Quando voleva coccole non era invadente né invasiva: si sedeva di fronte a me, sulla scrivania o a letto, e allungava la zampina sfiorando appena appena il mio braccio. Poi si fermava, osservandomi, in attesa della carezza.  

Poi magari chiedimi ancora cosa cerco nel mondo animale…

MRM- Si può curare con le immagini così come si può oltremodo turbare, a te interessa più scavare e scalzare oppure far sognare chi le guarda?

CR- Prima di ogni corso sono solita dire ai partecipanti che mi riterrò soddisfatta se, a sera, arriveranno a casa con le idee confuse: vuol dire che sono riuscita a renderli disponibili a mettere in discussione i loro schemi. E magari, chissà, prenderanno in considerazione altre visioni.  

Airone bianco maggiore ripreso in controsole con un gamberetto d’acqua dolce nel becco. Oasi di Sant’Alessio, lago dei Pellicani

MRM-Tre parole per definire la tua fotografia.

CR- Prima. Durante. Dopo. O anche Ieri, oggi, domani.

MRM-Se hai dedicato gran parte della tua vita alla fotografia significa ovviamente che la ami, ma c’è un aspetto della fotografia che non ti piace?

CR- Certo che sì. L’aspetto commerciale e tutto ciò che è connesso, vedi per esempio il circuito delle mostre e/o esposizioni. Io non pago per esporre. Non pago gli spazi, le gallerie né le stampe. Se tu, gallerista o curatore, vedi in me un potenziale tanto da propormi una mostra, fai il tuo lavoro e investi su di me. O trova sponsor, o quello che ti pare. Ma non chiedermi soldi nella convinzione che io viva per esporre, perché – notiziona! – c’è anche chi non ne fa una ragione di vita.

MRM- Se tu dovessi fotografare un soggetto per dare il senso della vita, cosa sceglieresti di rappresentare? E il senso della morte?

CR- Due anziani che si tengono per mano. In entrambi i casi.

MRM- Occorre cercare la spiritualità nella natura per dire di aver vissuto ?

CR- Occorre cercare spiritualità punto.

MRM- Per concludere ti chiedo di chiudere gli occhi e di “scattare” una foto a questa intervista…che immagine vedi?

CR- Un gatto che cammina su un tetto e, sullo sfondo, la luna piena.

Maria Rita Montagnani

About the author

Maria Rita Montagnani

Critico e curatore d'arte indipendente. Da anni impegnata nella valorizzazione e nella diffusione dell'arte contemporanea nel territorio italiano, ha presentato numerose mostre, curando artisti in eventi nazionali e ha realizzato (in sedi pubbliche) progetti artistici e culturali di cui è anche autore.

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