MEME MOODBOARD

Il Freelance

Gioie e dolori del Freelancer millennial, che deve fare i conti con la propria dignità professionale, con i luoghi comuni, le mode, la negoziazione, i poteri “ultraterreni” e con il bonus delle 80 euro mensili “di Renzi” (che non vedrà mai)… Ecco a voi il nostro nuovo Meme Moodboard.

Wannabe Freelancer! I dati statistici degli ultimi anni lo confermano: dal 2009 è in netta ascesa il numero dei lavoratori freelance. Sembra infatti che il trend tra le nuove generazioni sia proprio quello di svolgere una professione in modo indipendente,  ovvero come libero professionista, con o senza partita IVA al seguito. Quanto poi, in percentuale, questa scelta sia compiuta per necessità o per libera decisione è da indagare, fatto sta che il caro e vecchio “tempo indeterminato” sta sempre più diventando un miraggio per la nuova classe di lavoratori millennial.

Piccoli Freelancer crescono. Nella maggior parte dei casi, la condizione freelance riguarda i lavoratori che si occupano di quelle materie di stampo umanistico-culturale che alle scuole elementari venivano generalmente trattate come di “serie B” e relegate in orari marginali: arte, musica, canto, disegno, teatro, narrativa, lettura e scrittura creativa… Spesso bollate dal sentire comune come passatempi da perdigiorno (“Mica si campa con la cultura!”), hanno sempre convissuto con la dualità di essere considerate materie nobili in spirito, ma povere di tasca.

“Freelance sì, coglione no”. Uno slogan un tantino colorito, ma estremamente efficace. E chi è un lavoratore freelance almeno una volta nella vita si è trovato d’accordo con Nicolò Falsetti, Stefano De Marco e Alessandro Grespan, tre creativi che hanno realizzato una campagna-video di sensibilizzazione sulla dignità del lavoro autonomo. I tre video ironizzano sulle tante frasi che i Freelancer sono spesso costretti a sentire nel momento in cui svolgono una propria prestazione: chi mai si azzarderebbe, però, a dirle a un idraulico, un giardiniere o un antennista?

Da Wikipedia si apprende che il termine “freelance” era impiegato nell’antichità per indicare i soldati mercenari, pronti a battersi per il migliore offerente. Al giorno d’oggi il Freelance può essere ancora considerato un “battitore libero”, ma la sua dote migliore sembra essere diventata la “negoziazione”, più che la scelta della miglior offerta economica. Lo sa bene il professor Deepak Malhotra della Harvard Business School, che ha individuato le 15 regole base di negoziazione fondamentali per ottenere i migliori risultati da un’offerta di lavoro. Un buon compendio su come farsi una corazza in stile 2.0…

Esiste una considerazione diffusa del Freelancer come “top performer“, un essere che potrebbe quasi assimilare poteri soprannaturali: pochi ma (ironicamente) vitali “comandamenti” scandiscono la vita del lavoratore autonomo che rischia molto (quasi tutto) su se stesso e le sue forze:

1 – Non ammalarti, e se proprio devi ammalarti, cerca di rimetterti presto;
2 – Distribuisci con parsimonia le tue ferie;
3 – Sii il sindacato di te stesso;
4 – Non pensare alla pensione;
5 – Allena la capacità dell’ubiquità;
6 – Ricordati di pagare l’F24;
7- Sii ogni giorno al top delle tue capacità;
8 – Sii paziente, ma non troppo;
9 – Sii brillante, ma con accortezza;
10 – Prima il dovere, e poi, se avanza, il piacere.

Se potessi avere 80 euro in più al mese… Il decreto Irpef del 2014 diventato strutturale a partire dal 2015 che prevede un bonus di 80 euro mensili ai lavoratori dipendenti che percepiscono un reddito annuo lordo compreso fra gli 8.174 e i 24.000 €, ha incontrato non poche polemiche da parte dei lavoratori autonomi e delle altre categorie escluse. A dimostrazione di come purtroppo la politica spesso non entri nel merito dei reali cambiamenti in atto, questa legge di fatto ha negato la possibilità a una larga fetta di professionisti principalmente tra i 25 e i 35 anni, di usufruire di questo benefit, sostenendo solo una parte della forza lavoro, quella che beneficia sostanzialmente di contratti “d’antan” (per usare un eufemismo) probabilmente destinati, secondo studi internazionali di settore, a cambiare radicalmente o addirittura a non esistere nemmeno più in futuro.

Se sei un Freelancer e se sei anche hipster, allora sei uno YUCCIE, ovvero uno YOUNG URBAN CREATIVE. Questo è il nuovo termine, fresco di 2015, per definire tutti quei lavoratori autonomi (di ambiti creativi) che derivano da uno stile hipster un po’ più “evoluto”. Lo Yuccie ama la cultura, la tecnologia, è rigorosamente green e idealista, ha spirito d’iniziativa ed è geloso della sua autonomia creativa. Allo Yuccie non piacciono i tatuaggi (predilige un impatto low profile), ma non rinuncia alla bici a scatto fisso e ai risvoltini; pratica Yoga Tantra e fa shopping su Etsy. Non sai se sei un vero Yuccie? Il sito di social news Mashable offre un test per vedere se risulti positivo…

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L’amore freelance... Stanno sempre più prendendo piede chat come Tinder (per gli etero) o Grindr (per gli omosessuali), tramite cui è possibile mettere in azione comodamente dal proprio cellulare uno screening completo dei papabili partner nelle immediate vicinanze. L’amore diventa così alla portata di mano (e di clic) e tutti gli attori del gioco si comportano come amatori freelance, negoziando pregi e difetti, in cerca di un posto emozionale.

… E l’investigazione freelance. In un mondo che è ormai subissato di film e serie TV a sfondo poliziesco, dare la possibilità alle persone comuni di seguire in modo diretto, quasi passo a passo, le indagini di un omicidio realmente accaduto e ancora irrisolto, ha creato un caso mediatico senza precedenti. Il primo ciclo del podcast Serial ha esaminato in 12 puntate la vicenda dell’assassinio di una studentessa di Baltimora, Hae Min Lee, avvenuto nel 1999 e rimasto impunito. Le prove, i dettagli, i rumors e le supposizioni vengono raccontati con dovizia di particolari e numerosi materiali vengono condivisi sul sito, come se si trattasse di un’indagine collettiva. In questo modo tutti possono esercitare il proprio talento investigativo, ma il confine tra realtà e “gioco” non potrebbe rivelarsi troppo rischioso?

Serena Vanzaghi

About the author

Serena Vanzaghi

Serena nasce a Milano nel 1984. Dopo gli studi in storia dell'arte, frequenta un biennio specialistico incentrato sulla promozione e l'organizzazione per l'arte contemporanea. Dal 2011 si occupa di comunicazione e progettazione in ambito artistico e culturale.

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