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Il cinema di Alejandro Jodorowsky, tra surrealismo e provocazione

Poliedricità. Sì. Il primo termine, forse il più sintetico, forse il più caratterizzante, che viene in mente quando si parla di Jodorowski è la poliedricitàImmaginate, come in un caleidoscopio, una miriade di aspetti, temi, interessi, pronti a riflettersi, muoversi e inglobarsi fra di loro, creando scenari surrealisti, incredibilmente affascinanti e provocatori.

Alejandro Jodorowsky nasce in Cile nel Febbraio del 1929. Fin da subito si avvicina al mondo del teatro e a Parigi fonda il movimento teatrale PanicoSi appassiona a ogni variante della vita di teatro così come in seguito per ogni forma di manifestazione artistica alla quale approccerà; ed è proprio qui, nella pratica teatrale, che dimostra come sia possibile manifestare l’arte e l’emozioni senza l’uso della parola bensì solo con i gesti, improvvisandosi mimo. Divenendo negli anni regista e perfino attore dei suoi stessi film, consacra definitivamente il suo personaggio.

Jodorowsky non nasconde un’ascendenza verso un mondo di provocazione, magia, esoterismo e fantascienza avvicinandosi alla psicomagia, grazie alla quale è uscito da una profonda depressione in un periodo di forte crisi economica e mentale, nel quale arriva a farsi dare piccoli compensi in cambio di letture di tarocchi.

Ma le difficoltà non rappresentarono per Jodorowsky un blocco al suo flusso creativo che continua perpetuo fino alla creazione di una serie di pellicole mistiche, pregne di simbolismi e di orrori come Santa Sangre, El Topo e TuskE dopo il suo grande successo con il film La montagna Sacra nel ’75 – pellicola incredibilmente notevole, ricca di scene geniali come il mimodramma della conquista del Messico inscenata da rospi, un accampamento di falsi santoni in un cimitero ai piedi della Montagna Sacra con a capo il profeta delle droghe ed un “Maestro Spirituale” incapace di percorrere la montagna se non in senso orizzontale – Jodorowsky,  sicuro di sé e sempre più incline alle produzioni surrealiste, prova a portare in scena Dune, di Herbert, inserendo nel cast attori del calibro di Dalì e Welles. Un successo quasi assicurato, ma purtroppo mai realizzato. Dune fu girato successivamente da David Lynch, con grande rammarico e delusione di pubblico. Jodorowsky non lesinò provocazioni e dopo aver visionato il film del suo “rivale” disse:

«All’inizio ne ho molto sofferto perché pensavo di essere io l’unico in grado di realizzarlo. Sono andato a vedere il film con molta sofferenza, pensavo che sarei morto, ma quando ho visto il film mi è tornata l’allegria, perché il film è una merda.» (Intervista a cura di M. de Feo G. Giacobini, Alias supplemento de Il Manifesto, 4 luglio 1998).

La sua carriera prosegue negli anni senza troppe ulteriori delusioni. Jodorovsky collabora con alcuni tra i maggiori fumettisti di fama mondiale, tra cui Milo Manara, grazie al quale potrà nuovamente esprimere il suo essere impudico e fuori da ogni limite razionale, da sempre ricercatore di avventure mistico- sessuali e di libertà erotica manifesta. Un personaggio senza dubbio eclettico, dissacrante, sconvolgente, a tratti scandaloso; che da sempre, e ancora oggi, gioca a inscenare sublimi pantomime nelle quali si prende ancora gioco di chi vorrà leggerlo, guardarlo, osservarlo, arrivando sino a sfiorare l’illusione che i confini della realtà siano effimeri tanto da confondersi con la parte più profondamente mistica dell’irrazionale.

Vanessa Toma

About the author

Vanessa Toma

Appassionata di arte, cinema e messa in scena fin dalla tenera età. Si approccia alla vita teatrale entrando in contatto con maestri, quali Albertazzi. Capirà presto, di preferire la vita affascinata da spettatore a quella di protagonista