Arte e Fotografia

Il caro vecchio Jeff | Metti Jeff Koons a Carrara

Siamo stati a Carrara, in occasione delle celebrazioni dei 250 anni della fondazione dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove il 16 aprile si è svolta presso l’Aula Magna la cerimonia di apertura dell’Anno Accademico e la consegna del titolo di Accademico d’Onore all’artista Jeff Koons.

Jeff, Jeff, Jeff, musica assordante, un tripudio con video proiezioni all around, realizzate dagli studenti dell’Accademia di Carrara. Tutto in salsa pop. Ma soprattutto Jeff, Jeff, Jeff. Acclamato a gran voce. Ed eccolo apparire, Jeff, Jeff, Jeff, che invece ricorda uno zio pacato e piacione, sorridente, disponibile, con un elegante vestito azzurro tenue che cela una scaltrezza e un distacco rapace. D’altronde si tratta di un simbolo assoluto dell’arte contemporanea, l’icona di un’epoca mordi e fuggi. La sua presenza apparentemente timida scintilla in uno sguardo smeraldo e si impone in movenze lente e sinuose. Un corallus caninus, ossia il temibile serpente verde. Mi tornava spesso alla mente questo rettile mentre Jeff si aggira per il palco, inchiodando gli spettatori ai suoi racconti.

E adesso silenzio, l’artista prende parola. Il mostro sacro della scultura del 900 davanti ad una platea di docenti, studenti, giornalisti e curiosi passa in rassegna la sua carriera, selezionando accuratamente su cosa soffermarsi, ma soprattutto cosa evitare. Si parte dall’infanzia, dalle storie del bambino che disegnava e che ancora non sapeva nulla del mondo dell’arte. Sino al senso della vita e alla parabola dell’essere se stessi per riuscire nel selvaggio mondo dell’arte. Storytelling fragile a dire il vero. Molto, troppo, politically correct per essere credibile. Inutile, passare in rassegna le opere più celebri di Koons con aneddoti di contorno. S’impone però una riflessione seria su alcuni temi affrontati e alcuni assolutamente silenziati. Due su tutti: la sospensione del giudizio e il mercato.                     

Sulla sospensione del giudizio, in parte l’artista coglie un aspetto importante della questione per quanto concerne la definizione dell’opera, anche se la contraddizione si potrebbe scorgere in buona parte della sua carriera. Il racconto ruota attorno al figlioletto di Koons Ludwig che avrebbe presentato con un eualà! ai suoi genitori una sorta di impiastro di plastilina di vari colori. In quel preciso istante l’artista avrebbe compreso che in quell’affermazione si celava il senso di tutto quello che avrebbe voluto fare con il suo lavoro, ossia: sospendere il giudizio e presentare l’opera così com’è, senza filtri.

Jeff Koons – Play-Doh

Ma veniamo al grande assente. Il mercato. Come si può non parlare di quotazioni con un attento e scaltro uomo d’affari come Jeff Koons. Eppure niente. Nessun accenno, nessuna questione che pendesse in tale direzione. Molte favole, qualche consiglio ai giovani artisti, un bel po’ di volemose bene e risposte del calibro: “l’arte è dare e condividere”. Applausi, strette di mano, cene private e, a farla breve, W Jeff, Jeff, Jeff. Tanto pecunia (non) olet.

Fabrizio Ajello 

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.