Arte e Fotografia

Idoli, il potere delle immagini

Eyes without a face cantava Billy Idol e,a seguire, i Baustelle, mescolando sapientemente gli anni Ottanta e Stranger Things. Orbite senza pietà che inchiodano a un passato remoto, senza precedenze né sviluppi, che non si è mai esaurito. Il nostro tempo, in qualche modo disperato, non scorre più ed è tutto l’al di là che ci fissa.

Palazzo Loredan a Venezia ospita un interessante percorso sul tema dell’idolo attraverso cento reperti provenienti da una vasta area geografica che si estende dalla Spagna sino al Medio Oriente, dalla Valle dell’Indo sino alle porte dell’Atlantico. La mostra Idoli, il potere dell’immagine che rimarrà visitabile sino al 20 gennaio 2019, presso l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, ci permette di vedere riuniti insieme per la prima volta rari ed eccezionali manufatti di incredibile potenza e fascinazione nella loro semplicità disarmante.

Eidolon in Omero indicava l’anima del defunto che, sganciandosi dal corpo, rimaneva come immagine. Georges Bataille, d’altronde affermava: “l’immagine è rafforzamento e difesa contro la morte. Lo spazio è stato considerato come fondamento invariabile della nostra esistenza. In questo senso l’arte è stata messa al servizio della rappresentazione dei defunti”. In tal senso Il Drago di Oxus, proveniente dalla civiltà sviluppatasi in Asia centrale, alias lo sfregiato, per il profondo solco che gli attraversa il viso, ci ricorda il precario confine che separa vita e morte, divinità e umanità, immortalità e precarietà.

L’idolo, afferma e interroga, ma soprattutto occupa uno spazio che risulta sacro proprio per la sua presenza. Il materiale stesso che lo compone sembra aver richiesto per necessità la sua nascita per apparizione. Esempio lampante è la figura femminile geometrica Madre di Turriga, proveniente dalla Sardegna, con la sua essenzialità cruciforme e i tratti che si limitano a naso e seni. L’emanazione di una presenza è in fondo la dinamica che tramuta l’informe pre-potenza nel potere effettivo della cosa e questa metamorfosi non può che avvenire nel luogo naturale delle immagini che è senza ombra di dubbio l’essere umano. E’ qui che la vita sembra fare un passo indietro per consentire al manufatto di prendere posto, trasformandosi in attrezzo degli spiriti.

Ma questi idoli sono anche cerniere sociali che si impongono pubblicamente e incarnano una dimensione collettiva di riferimento. Connettono intere comunità, famiglie, gruppi umani. Attirano, come magneti verso un riconoscersi parte di una realtà plurale. Quindi, si tratta di immagini trasmittenti e vincolanti, cariche di energie, spaventose e benefiche, senza alcun dubbio vive di una vita che si spinge al di là dell’esistere che ci contraddistingue.

Fabrizio Ajello

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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