MEME MOODBOARD

I Grammar Nazi

Ai tempi dei social network, affermare di essere un Grammar Nazi ha un certo appeal. Sentinelle della grammatica e strenui difensori di accenti, congiuntivi e apostrofi, i Grammar Nazi sono una categoria che merita di essere indagata con un po’ di spirito… E allora guardate che moodboard di parole e immagini abbiamo raccolto attorno a questa parola…

Scrittori incompresi Vs Grammar Nazi. Dopo aver appreso dell’esistenza di un giustiziere – un supereroe della grammatica – che nottetempo  corregge gli strafalcioni delle pagine Wikipedia Uk, non si può fare a meno di riflettere al volo sul fatto che il  mondo virtuale sembra dividersi ormai in scrittori incompresi che, senza farsi sfiorare dal dubbio, esternano i loro “pultroppo”, “entusiasto”, “in cinta”, condendo il tutto con una punteggiatura tipo così ! !,  e in Grammar Nazi.

Si definiscono Grammar Nazi tutti coloro che evitano rapide scorciatoie e licenze poetiche 2.0, in nome della corretta grammatica. La missione dei Grammar Nazi non si esaurisce qui: è loro preciso compito assalire con battute caustiche e malcelata ironia tutti gli appartenenti alla prima categoria, tutti gli aficionados dell’intramontabile “se avrei“. Occorre precisare che la definizione è nata con accezione negativa tra i parlanti inglese, per rispondere ai noiosi perfezionisti, autoritari che dalla notte dei tempi pretendono di correggere, per esempio, gli errori di chi scrive “it’s” al posto di “its” e viceversa.

I Grammar Nazi sono in buona compagnia. L’atteggiamento “nazi”, infatti, ha poi preso campo anche in altri ambiti: gli scienziati che pontificano sull’esistenza delle sirene e sulla formidabile preveggenza del Polpo Paul, sono chiamati Evidence Nazi. Chi si accanisce nel voler rimuovere gli aloni dalle tovaglie bianche è un Cleanness Nazi… Potrei continuare applicando, per logica, il procedimento ad altri casi. Ma, siccome non sono una Logic Nazi, mi fermo quì. (Ecco: chiunque abbia notato che ho scritto “qui” con l’accento, forse, è un Grammar Nazi).

Chi parla male pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste! Le parole sono importanti!”. Quante volte avete visto questa scena o parafrasato Nanni Moretti in “Palombella rossa” per rafforzare il concetto e per esortare chi vi sta di fronte a non sottovalutare la sostanza della forma? In fin dei conti la colpa della poveretta era quella di aver usato frasi fatte e superflui inglesismi… Correva l’anno 1989 e tra i vocaboli incriminati c’erano kitsch e cheap.

Ma Attenzione! C’è anche chi, pur non essendo un Grammar Nazi, alla salvaguardia delle nostra lingua ci tiene eccome! E lo fa promuovendo delle petizioni salva-italiano, come nel caso di cui parla la  pubblicitaria Anna Maria Testa su Internazionale. #dilloinitaliano è l’hashtag che in queste settimane è rimbalzato nella rete, unendo molte voci di professionisti nel settore della comunicazione e del giornalismo in favore di un uso più accorto dell’italiano da parte di chi ha ruoli e responsabilità pubbliche:  purtroppo, infatti, questo binomio non risulta poi così scontato…

“Perché, per esempio, dire form quando si può dire modulo, jobs act quando si può dire legge sul lavoro, market share quando si può dire quota di mercato? Perché dire fashion invece di moda, e show invece di spettacolo?” Questo si legge  
nel testo di una petizione lanciata on-line che chiede all’ Accademia della Crusca di farsi portavoce di una necessità impellente: salavare la lingua italiana, non solo dagli strafalcioni, ma anche dagli inglesismi in eccedenza. Il settore più colpito è in assoluto quello aziendale con espressioni come teamleader, feedback, core business, meeting ecc. Segue l’informatica con backup, query, browser, proxy,tag ecc… Anche la musica non è immune:  jam session, boy band, hits, special guest, dj-set

Particolarmente sensibile all’uso di paroloni tecnologici è lo sviluppatore olandese Pixel Ambacht che, per portare avanti la sua personale guerra, ha inventato il nuovo font Sans Bullshit Sans. Esatto, è proprio come sembra: il font, scaricabile dalla pagina di Pixel Ambacht, sostituisce con le parole “stronzata”o “mega stronzata” (nel font più odiato di sempre: il Comic Sans!) tutti i mega-paroloni – spesso vuoti – che ricorrono in comunicazioni, post e presentazioni in ambito tecnologico.

I fanatici della grammatica e della lingua italiana devono inoltre vedersela, oggi,  con le nuove frontiere della comunicazione. In una parola: emoticon. Quante volte ci troviamo ad esprimere dei concetti o a rispondere a dei messaggi scegliendo le mini-immagine che ci mettono a disposizione gli smartphone e i computer? L’esempio più eclatante è di questi giorni. Il ministro degli Esteri australiano Julie Bishop ha risposto alle domande di una (scherzosa) intervista esclusivamente a colpi di emoticon:

 

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Esiste anche la grammatica che… fa la differenza. Di genere. Se ormai non fa più notizia che LA Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini si sia armata di penna rossa per segnare errore tutte le volte che sui documenti la sua carica istituzionale viene declinata al maschile, occorre riflettere su un altro aspetto. Cosa succederebbe se, per caso, la maestra un giorno leggesse in classe la storia di una bambina che vuol fare la calciatrice, anziché il calciatore? Sarebbe corretto? Questo lo spunto offerto dal libro illustrato “La grammatica… fa la differenza” (AA.VV., Collana Le pizzicallanti): “Ci sono parole che suonano male: a tante suona male chiamare l’8 marzo festa, suona male sentir definire avance una molestia, suona male sentir definire un marito assassino un uomo stressato. Ancora, a tante/i dà fastidio veder mettere l’accento su po e l’apostrofo in qual è. Solo per che per po’ e qual è è “solo” grammatica, nelle altre parole invece ci siamo noi. C’è quella bambina che chiede se ci sono i pittori donna, perchè lei aveva sentito parlare solo di pittori. Come può una bambina desiderare di fare la pittrice se sente nominare solo i pittori? Le sarà più facile desiderare di fare l’infermiera o la cameriera… piuttosto che l’assessora, l’ingegnera o la ministra!”.

Insomma, se non si fosse capito la grammatica è una questione serissima: provate a chiederlo a chi è stato scaricato perchè bocciato alla “prova”  dei messaggi WhatsApp. A testimoniare l’ecatombe degli spasimanti sgrammaticati c’è anche un apposito gruppo Facebook…  “Scartare corteggiatori e potenziali amanti per gli errori grammaticali”, pagina che ha conquistato oltre 104mila fan.

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Questo MEME MOODBOARD non ha la pretesa di descrivere  lo scontro tra due mondi, tra i difensori della lingua ben parlata e ben scritta e i possibilisti più o meno casuali che si esprimono in modo alternativo. L’obiettivo è semmai quello di ironizzare e magari riflettere sui modi di comunicare che attraversano la società contemporanea, in bilico tra conservazionismo linguistico, nuove frontiere e semplice cialtroneria da social network. Voi da che parte vi sentite?

Alessandra Petrelli

 

About the author

Alessandra Petrelli

Giornalista pubblicista prestata da qualche anno come addetto stampa al mondo della comunicazione politica, si definisce "appassionatamente curiosa”. Web contributor per Memecult e per il blog della style coach Carla Gozzi, ha scritto anche per "L'Unità” e per l'edizione pratese de "Il Nuovo Corriere".

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