Arte e Fotografia

Hidetoshi Nagasawa alla Galleria Il Ponte a Firenze

Hidetoshi Nagasawa. La scultura degli anni ‘70 a cura di Bruno Corà, è la prima mostra che la Galleria Il Ponte a Firenze, dedica al grande artista giapponese naturalizzato italiano, dopo la sua scomparsa, avvenuta nel marzo dello scorso anno. La mostra presenta un nucleo di opere scelte tutte realizzate dal 1969 al 1979, che possiamo definire emblematiche di tutto il suo lavoro. Proprio in questi anni infatti Nagasawa, giunto in Italia nel 1967, definisce il suo modo di essere artista sensibile e innovativo. Autore concettuale che si è misurato con tanti materiali, sempre con grande rispetto e un’attenzione alla materia-natura che sa quasi di venerazione, dalla carta, materiale molto usato in Giappone, che diventa quasi plastica e scultorea, lavorata con l’intreccio o cucita, al marmo, le pietre, ed elementi diversi come legni e tessuti.

Nato nel 1940 in un piccolo villaggio della Manciuria, Nagasawa, dopo la laurea in architettura e design, parte in bicicletta dal Giappone per un viaggio avventuroso attraverso l’Asia, arrivando fino in Grecia e in Turchia, conducendolo poi anche in Italia. Come lui stesso racconterà, anche a seguito del furto della sua bicicletta, con cui aveva affrontato il mitico viaggio, decise di stabilirsi a Milano, colpito anche dal fervore artistico della città, e legandosi soprattutto a personaggi quali Luciano Fabro, Enrico Castellani e Mario Nigro.

La mostra fiorentina si apre con Pulverize – Cloth Bucket del 1969, opera di carattere concettuale, coerente al linguaggio di quegli anni; Firma del 1970, riproducente la sola scrittura della firma dell’artista, e Linea del 1971, ottenuta tracciando una linea nera su un tessuto montato su telaio ligneo. Il percorso espositivo procede poi con opere in cui la sostanza scultorea tipica dell’artista prende forma. L’Oro di Ofir del 1971, è il risultato, fuso poi in oro, dello spazio interno alla stretta dei due pugni dell’artista, e rappresenta una primigenia forma di scultura dell’uomo. A partire dal 1972 poi le sue opere entrano nel campo stretto della scultura. Attraverso Un’altra metà del 1972, testimonianza di alcune sculture che combinano materiali diversi, in questo caso pietra e bronzo, trae origine l’ideazione di Colonna del 1972, che è uno dei capolavori della scultura di Nagasawa negli anni Settanta.

La forma serpentina composta da ben undici sezioni di marmo diverso, crea un passaggio da un modo d’essere ad un altro, come il corso di un fiume capovolto, i cui elementi provengono da cave diverse e tra loro lontane, ma la relazione è di risonanza e ogni sezione combacia perfettamente con la successiva e la precedente. Del 1974 è Presentazione al tempio, in cui il rilevamento e la ricollocazione di centinaia di punti su due tele disposte su telaio, restituisce la struttura plastica di due celebri dipinti con questo tema, quelli di Giovanni Bellini e Andrea Mantegna, sottolineandone la diversità dei numerosi dettagli, quasi ad annullare la storica disputa tra i due grandi artisti, in ordine alla priorità temporale di invenzione delle due opere.

Fin dalle sue prime opere Nagasawa esprime la necessità di creare un’armonia tra il naturale e l’artificiale, tra l’oggetto e la sua immagine, con azioni, video e parole. Nutrito da due culture, l’orientale e l’occidentale, egli matura, tra antico e contemporaneità, una dimensione contemplativa, nella quale la logica razionale cede il passo all’intuizione sensoriale. Intorno al 1970 si rivolgerà anche alla scultura, concentrandosi sul marmo, l’oro, il bronzo e giungendo a creare opere intense e piene di energia, in cui prevale l’idea di equilibrio, con elementi zen e molti riferimenti biblici.

Sicuramente l’opera in mostra che maggiormente colpisce chi entra in galleria è Viti di Bagdad del 1975 (un baldacchino formato da quattro sottili tronchi di viti ritorte, fusi in bronzo che reggono un panno che funge da copertura), la quale esprime il sottile scarto esistente tra mondo visibile e invisibile, tra materia e spirito. Nagasawa più esplicitamente si confronta con un ambiente en plein air, considerando nell’opera anche l’azione mutevole di elementi naturali, come ad esempio la luce solare. Recuperati in campagna due tronchi di vite, l’artista le riproduce numerose volte con una fusione in bronzo, sino a ottenere i quattro sostegni del suo baldacchino, al centro del quale vi è la metà di un sasso, mentre l’altra metà è all’esterno del baldacchino stesso.

In Rotolo, 1979, calco e successiva fusione in bronzo dorato di un enorme fagiolo (un seme di metri 1,20) trovato in Brasile, il baccello fuoriesce dai rami della pianta anch’essa sbalzata in bronzo su un rotolo sempre in bronzo, come se la sua storia fosse pronunciata direttamente dal rotolo che la racconta. Ciò che rende unica questa scultura è l’abnormità della dimensione della manifestazione naturale, la quale rivela che la realtà è assai più stupefacente di quanto si possa immaginare. La mostra termina con quattro opere realizzate in carta tra il 1976 e il 1977. Sono tra le prime elaborate con intento plastico, considerando la carta come materiale scultoreo, anziché come supporto a disegni e progetti; Lavoro di carta – cucito, Lavoro di carta – intreccio entrambe del 1976, Lavoro di carta – reteLavoro di carta – triangolo del 1977, recano ognuna un diverso principio di resa plastica nei modi di occultare, ispessire, sezionare, annodare, sovrapporre, tagliare.

La bella mostra di Hidetoshi Nagasawa, artista con cui la Galleria Il Ponte ha collaborato più volte a partire dalla mostra Interferenza, tenutasi nell’ottobre-dicembre 2005, rientra in una specifica attività della galleria fiorentina, da molti anni proiettata a presentare e sottolineare l’importanza di artisti che hanno lavorato a partire dagli anni Sessanta o primi Settanta, con una particolare attenzione alla scultura. Si pensi alle mostre dedicate a Gianni Colombo, Paolo Icaro, Hidetoshi Nagasawa, Renato Ranaldi, Giuseppe Spagnulo, Mauro Staccioli. 

Cecilia Barbieri 

About the author

Cecilia Barbieri

Nata a Firenze, dove vive e lavora, ha conseguito la Laurea in Storia dell’Arte all’Università di Firenze. Ha lavorato nell’organizzazione di mostre ed eventi e ha curato nel corso degli anni diverse pubblicazioni di Storia dell’Arte e di Storia del territorio. Giornalista pubblicista collabora costantemente come freelance con diverse testate di settore.