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Giulia Farnese. Una donna fra due Papi

uca Longhi, La dama e l'unicorno. Probabile ritratto di Giulia Farnese.

«Finchè sei bella e giovane, non faranno altro che sbavarti addosso la loro lascivia… poi, dopo qualche anno, come un abito troppo usato, ti ripongono in un armadio». Silvia Lorusso

Raffaello, possibile ritratto di Giulia Farnese.
Raffaello, possibile ritratto di Giulia Farnese.

 Lo specchio riflette gli stessi lineamenti perfetti che il Pinturicchio immortalò in una delle sue Madonne.

Sacro e Profano che si fondono fino al sacrilego.

Giulia osserva il suo volto, sempre affascinante, mentre, con tocchi sapienti, distribuisce cipria candida sulla fronte, corvina sulle ciglia e rosea sulle gote e sulle labbra morbide e carnose.

In quegli occhi profondi riconosce la bambina che fu, ceduta, come una bambola, in sposa a Orso Orsini, ma destinata a soddisfare le voglie del cardinale Borgia, per favorire la carriera ecclesiastica di suo fratello, l’ambizioso Alessandro Farnese.

Il clima è rigido, sul suo sontuoso vestito in broccato, dal colore del sangue rappreso, indossa un largo mantello marrone orlato di pelliccia: un ultimo sguardo allo specchio. È pronta, adesso, per un’ennesima volta.

Pietro Fachetti, copia dell’affresco del Pintoricchio con la Vergine, il Bambino e papa Alessandro VI.
Pietro Fachetti, copia dell’affresco del Pintoricchio con la Vergine, il Bambino e papa Alessandro VI.

«Giulia si riavviò i capelli. Rifletté su quanto dirgli e sul come dirglielo. […] “Sono madre, non dimenticate, e poi sono con voi da quando avevo quindici anni, e questo lo sapete meglio di me che cosa possa significare. Io sono nel mezzo, tra voi e mio fratello Alessandro, tra un leone e una volpe, e detto ciò, anche l’agnello più puro smette di essere tale”. Un sorriso si affacciò sul volto stanco del papa, ogni giorno che passava, si rendeva conto di quanto fosse cambiata dentro l’ingenua fanciulla che aveva visto, per la prima volta, in quel ricevimento: la vita ha segnato anche lei». Silvia Lorusso

Questa è la storia di Giulia Farnese, che, dopo epiteto di “Giulia la bella”, in qualità di amante del cardinale Rodrigo Borgia, arriverà a meritare l’appellativo di “Sponsa Christi”, all’ascesa al soglio del pontificio, con il nome di Alessandro VI, dell’uomo che le sottrasse la purezza e la di essa speranza.

Erano i tempi precedenti alla Controriforma e alla conseguente convocazione del Concilio Tridentino, tempi di immoralità, soprattutto fra le alte schiere del clero, di assenze di scrupoli, di saccheggi da parte di invasori stranieri, in particolare francesi, e di intrighi tessuti nei palazzi del Vaticano.

Tempi in cui alcune donne, sotto il cielo di Roma, nascondevano veleni fra i boccoli e le retine, alleanze fra i seni profumati, rivoli di sangue sulle labbra lussuriose e cadaveri galleggianti nel Tevere dei propri abissi, ventri per accogliere desiderio e segreto.

«Ci sono cose che vengono dette, al di là di ogni ruolo e formalità, nei momenti che seguono la fine dell’amplesso. […] Ed è così che trame di palazzo, progetti e piani dei nemici, diventano oggetto di conversazione fra le lenzuola che odorano di sesso». Silvia Lorusso

Pinturicchio, Alessandro VI papa orante.
Pinturicchio, Alessandro VI papa orante.

Eppure, queste donne, fra le quali Giulia Farnese e Lucrezia Borgia spiccano per fama, in quanto una l’amante e l’altra figlia del Papa che graffiò la storia, non sono figure lontane dai nostri giorni, ombre di personalità svilite, prive di volontà, caparbietà, fierezza. Se il loro corpo fu campo di battaglie e di accordi, la loro dignità di Donne non fu annullata, ma celata, come la perla dentro un’ostrica.

Avvertirono lo strazio della prigione aurea, ma ne divelsero le sbarre a mani nude, e ne sottrassero le chiavi con un battito sapiente di ciglia, poiché furono leonesse, come le madri di ogni epoca, capaci di sognare, per le loro creature, un futuro di libertà.

«Solo una cosa rimaneva vivida nei colore e nell’espressione: lo sguardo che ritrovavo in colei che amo di più al mondo: Laura, mia figlia.

All’affrancarmi dalla sofferenza e dalla amarezza per il mio passato mancavano ancora due cose: il riuscire da parte mia a pareggiare i conti con le due persone che avevano contribuito, anche se in modo diverso, a rubare l’innocenza e i sogni della mia fanciullezza.

Per quanto riguarda Rodrigo Borgia, è stata la sorte a decidere per me. La morte lo ha ghermito riservandosi di infliggergli una buona dose di sofferenza, sia nella carne che nello spirito…». Silvia Lorusso

Dosso Dossi, Lucrezia Borgia
Dosso Dossi, Lucrezia Borgia

Papa Borgia morì nel 1503 in circostanze misteriose, se pur la causa più accreditata pare la malaria, che mieteva all’epoca un cospicuo novero di vittime, tuttavia, nei bisbigli delle sale di potere la parola “veleno” strisciava come un serpente trasparente.

Il suo successore, Papa Giulio II, si propose di ripristinare un’area di moralità in senso alla Chiesa di Roma, allontanando le persone che erano state coinvolte con Alessandro VI, con in quale, a dire il vero, aveva ragioni di acredine personale non certo onorevoli.

Di conseguenza, il fratello di Giulia, il cardinal Farnese, decise ancora una volta il destino della sorella: se prima era stata merce di scambio, ora, invece, era simbolo d’infamia e, come tale, era necessario occultarne le tracce, con una impietosa damnatio memoriae.

«Adesso devo stare nell’ombra. Devo circondarmi di silenzi e di solitudine. Tirare le pesanti tende e chiudere gli scuri affinché il mio viso, così tanto ammirato da radunare le folle di Roma, solo per coglierne un fugace sguardo, venga dimenticato.  Perché questo è il volere di mio fratello Alessandro, cardinale in ascesa per il soglio pontificio. Perché adesso io, Giulia Farnese, sono divenuta scomoda». Silvia Lorusso

Così termina la Storia della “Sponsa Christi” ed inizia la storia di una Donna, che trascorse una vita lontana dai riflettori di uno spettacolo senza sipario nel proprio feudo di Carbognano. Nel suo testamento, che segue le sue esequie nel 1524, menziona il fratello, il quale arriverà al trono di Pietro, con il nome di Paolo III, circa un decennio più tardi, per lasciargli in eredità solo un mobile allusivo: un letto matrimoniale.

Ancora oggi desta interesse il passaggio terreno di tale figura affascinante, dal carattere deciso e dall’indole complessa, e, a cagione di ciò, estremamente attuale.

Tiziano, Papa Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese.
Tiziano, Papa Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese.

Emma Fenu

Citazioni tratte da: Silvia Lorusso, “Giulia: una donna fra due Papi”, Parallelo45, Piacenza 2013.

About the author

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi "cittadina del mondo".
Sono laureata in Lettere e Filosofia e ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione; insegno Lingua Italiana agli stranieri; tengo un Corso di Scrittura creativa; recensisco libri e intervisto scrittori; curo l'editing di saggi e romanzi; mi occupo di Storia delle Donne, di Letteratura e di Iconografia.

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