Interviste

Giovani e cultura | Quando incontrai Margherita Hack

La parola a chi, a 17 anni, ebbe occasione di conoscere la “Signora delle Stelle”.

Quella dei giovani d’oggi è una condizione socialmente e individualmente provvisoria, dove il vero dramma è costituito dalla mancanza pressoché totale di comunicazione, unita alla raggelante assenza di certezze. Il vuoto che caratterizza parte del mondo adolescenziale odierno, porta spesso i giovani a un voler fare per avere e sempre meno a un costruire per essere.

margherita-hackQuesto atteggiamento spesso conduce il giovane a ottundersi in un’omologazione e in un’uniformità poco fruttuose, ma ci sono anche ragazzi le cui energie, le cui aspirazioni e i cui sogni, sono indirizzati alla scoperta del senso e del valore del loro essere-nel-mondo. E noi, in questo servizio, vogliamo dare voce a loro e alle loro esperienze. Abbiamo preso l’esempio di Martina Princivalle: studentessa di architettura e allieva del conservatorio, ci propone un estratto da un’interessante intervista che ha fatto (allora solo 17enne) alla “Signora delle Stelle”, Margherita Hack. E nel proporla ai nostri lettori,  invitiamo anche a una riflessione su quanto di profondo e valido emerga da essa, e come le parole dell’astrofisica risuonino forti ancora oggi. Ma non ci siamo limitati a ripubblicare un’intervista. Abbiamo rivolto alcune domande anche a Martina, per farci raccontare il suo punto di vista: incontrare un personaggio di questa levatura, non capita tutti i giorni… soprattutto a 17 anni.

3 Marzo 2010.

L’intervista a Margherita Hack

Martina Princivalle: Come mai ha deciso di intitolare il suo ultimo libro Libera scienza in libero stato?

Margherita Hack: Beh, perché la scienza, la scienza pura, deve essere libera. Perché è la scienza applicata che deve essere utilizzata al bene degli esseri viventi, non al male. Ma la scienza pura, cioè quella che indaga la natura per la curiosità di capire quali sono le leggi che regolano il mondo, quella deve essere lasciata libera. Dopo da quella vengono le applicazioni, anche dopo molti decenni a volte, che possono essere buone o cattive. “Libera scienza” anche perché oggi ci sono molti vincoli imposti da una governo debole e dal Vaticano. Penso per esempio alla legge 40 sulla fecondazione assistita che è una legge in cui si impedisce la ricerca sulle cellule staminali – embrionali, che sembra possa guarire delle malattie terribili, e quindi ci sono tutti questi vincoli che frenano la ricerca e che sono dannosi. “In libero stato” perché lo stato deve essere laico, deve essere indipendente dal Vaticano.

M.P.: In una fase di difficoltà economica come quella che stiamo vivendo in questo periodo, abbiamo visto come siano stati effettuati, in controtendenza ai maggiori Paesi europei e non, molteplici tagli alla ricerca scientifica, all’istruzione e all’innovazione. Che rischio si corre, secondo lei, a trascurare questi aspetti della cultura?

468px-MHack-cropM.H.: Eh, rischio grosso perché si sta impoverendo il Paese, perché i giovani ricercatori, i migliori se ne vanno all’estero, per forza, perché qui hanno davanti un futuro di precari a tempo indeterminato e quindi se ne vanno all’estero. Si spende per formare dei ricercatori e poi si regalano agli altri, è un comportamento masochista. D’altra parte, se anche l’industria non fa ricerca e si compra solo per redditi, il Paese si impoverisce. Basta vedere, insomma, il grande sviluppo che hanno avuto Paesi come il Giappone, o anche come la Cina e l’India, che stanno investendo pesantemente sulla ricerca, da noi si fa l’inverso. Quindi, una miopia dei nostri governanti, e ignoranza.

M.P.: Quali sono i nuovi obiettivi che scienze come la fisica e l’astrofisica si sono prefissate di raggiungere nei prossimi anni?

M.H. Beh, oggi sappiamo che la materia di cui siamo fatti anche noi, e di cui è fatto tutto ciò che ci circonda, rappresenta appena il 5% della materia presente nell’Universo. Il resto non sappiamo cosa sia, è in parte materia che abbiamo chiamato materia oscura e in parte energia oscura, perché appunto non sappiamo di cosa si tratti. La materia oscura indica che, per esempio, nelle galassie c’è molta più materia di quella che si vede, di quella che emette qualche tipo di radiazione elettromagnetica (raggi X, raggi γ, luci, onde radio). Ma si fa sentire solo per la sua forza di attrazione gravitazionale. Probabilmente sono particelle elementari che rappresentano i primi istanti dopo il Big Bang e che per ora sono sconosciute. Poi sappiamo che l’universo è in espansione, lo spazio si sta espandendo, questo è un dato acquisito già dal 1920, 1930, però si pensava che questa espansione andasse rallentando, per effetto della stessa gravità dovuta alla materia presente nell’universo. Invece, ricerche più recenti, misure dei moti di lontane galassie, hanno mostrato che invece l’espansione sta accelerando. E quindi c’è un’energia che si oppone alla forza di gravità. Quindi ci abbiamo l’energia oscura, la materia oscura e sappiamo che il contenuto dell’universo è per il 5% materia normale, quella che conosciamo, per il 23% materia oscura, e per il restante 72% energia oscura. E quindi c’è un sacco di oscurità ancora da scoprire.

M.P.: Scoprire in cosa consiste questa materia oscura, potrebbe essere importante anche per la stessa vita sulla Terra?

M.H.: Beh, no, diciamo di no per la vita sulla Terra. Per la vita in generale è importante il fatto di sapere oggi, di aver scoperto che esistono molti miliardi di pianeti. C’è, noi ne abbiamo osservati… il primo pianeta scoperto in orbita attorno a un’altra stella, cioè extrasolare, è stato nel ’95. Oggi sono passati quindici anni e si conosce più di trecento pianeti extrasolari. E siccome il sole è una stella comune, non ha nulla di speciale, quindi è ovvio pensare che anche i sistemi planetari siano comuni. Quindi che probabilmente tutte o quasi le stelle abbiano un proprio sistema planetario, e quindi che nell’universo esistano miliardi e miliardi e miliardi di pianeti, e fra questi anche molti simili alla Terra e quindi adatti allo sviluppo della vita. Quindi pensare che la vita sia solo sulla Terra, questo è assurdo, è un po’ come quando gli antichi pensavano che la Terra fosse il centro dell’universo. Oggi è molto probabile che esistano molti pianeti su cui è sbocciata la vita, o in cui la vita sorgerà, forse migliore della nostra, perché sì, può darsi, perché ci sono delle stelle molto più vecchie del sole nella stessa nostra galassia, cioè nella nostra via lattea. Il sole ha cinque miliardi d’anni, però le stelle più vecchie hanno dieci miliardi d’anni. Quindi pianeti di queste stelle potrebbero ospitare una civiltà molto più antica della nostra, quindi forse anche molto più evoluta, non lo sapremo mai probabilmente perché le distanze sono enormi e la velocità della luce è un limite insuperabile. E quindi… anche se la probabilità che esistano forme di vita e forme di vita avanzate è altissima, la possibilità di venirne in contatto è estremamente bassa. Pensate che… il pianeta più simile alla Terra che abbiamo scoperto finora, si trova a venti anni luce, cioè la luce impiega vent’anni per arrivare fino a noi. E la luce è un limite, la velocità della luce è un limite insuperabile. Perché già Einstein, con la teoria della relatività, aveva dimostrato che alla velocità della luce, la massa dei corpi tende a diventare infinita. È un fatto verificato con le particelle elementari. E quindi mettiamo anche che si possa viaggiare un giorno a un centesimo della velocità della luce, oggi non so quanto sia la massima velocità raggiunta, non molto meno, un centesimo vorrebbe dire che per raggiungere questo pianeta il più vicino extrasolare, ci vorrebbero 2000 anni invece di 20 e quindi si dovrebbe immaginare delle astronavi su cui generazioni e generazioni di esseri umani possano vivere e riprodursi, oppure ibernarsi. Oggi sembra fantascienza.

M.P. Un’ultima domanda. Nell’arte, molto spesso si vedono rappresentazioni – pittoriche, letterarie, musicali, etc… – della luna. Secondo lei, come astrofisica, perché la luna ha sempre affascinato tanto l’uomo tanto da spingerlo a comporre poesie o arie di qualche opera lirica e dipingere quadri?

Martina-Princivalle-e-Margherita-HackM.H: Mah, forse perché è un corpo così vicino di cui anche a occhio nudo si vedevano i dettagli, c’era la faccia della donna sulla luna, poi perché è un corpo, per gli antichi, misterioso. Vedere questi cambiamenti da luna piena a un quarto, la luna nuova, erano cose che spaventavano anche… Poi appunto penso perché infondo quello che è più bello, più misterioso, in un certo senso, che ha ispirato poeti anche perché una notte di luna piena vedi questa luce della luna. Sono cose che… uno spettacolo della natura, e uno dei più belli forse. E poi ci sono anche le fantasie, di viaggi alla luna, quanti romanzi hanno scritto sui viaggi verso la luna. Già nell’Orlando Furioso, mi pare, dove i “lunatici” li mandavano sulla luna, i matti. Poi, anche la leggenda del lupo mannaro (ride).

28 Novembre 2013.

L’intervista all’intervistatrice.

Maria Rita Montagnani: Martina, che cosa ti ha spinta a chiedere un’intervista alla grande astrofisica Margherita Hack?

Martina Princivalle: Quando la intervistai era il primo anno che facevo parte della redazione del giornale scolastico del Liceo Classico Dante Alighieri ed ero da poco diventata caporedattrice. L’idea che avevo era quella di intervistare delle personalità importanti della cultura che vivevano a Trieste, volevamo fare in modo che il nostro mensile non fosse un semplice “giornalino scolastico” ma un giornale vero, con pagine interessanti che potessero essere lette in classe e che potessero creare argomenti di discussione. Poiché Margherita Hack viveva a Trieste, pensai che sarebbe stato bello intervistare lei, la Signora delle Stelle, astrofisica riconosciuta a livello internazionale e, soprattutto, donna di cultura a trecentosessanta gradi! Tramite l’Osservatorio astronomico trovai il suo contatto e le scrissi una mail… all’inizio pensavo che non mi avrebbe mai risposto, invece mi rispose subito mostrandosi interessata a questa intervista “fatta dai giovani per i giovani”.

M.R.M.: Qual è stata l’emozione più grande per te nel porgerle le domande?

M.P.: Penso che l’emozione più grande sia stata incontrarla dopo aver varcato la soglia di casa sua ed essere entrata in una stanza che sembrava fatta letteralmente di libri e poi quando mi ha fatta sedere in cucina per farle l’intervista, mentre preparava un minestrone e parlava dei suoi gatti e dei cani… È stata un’intervista informale, con lei che parlava di cose così importanti, mentre cucinava un minestrone!

MRM: Ti eri molto documentata sul personaggio di rilievo che hai intervistato?

M.P.: In realtà Margherita Hack la conoscevo bene, perché l’avevo seguita in alcuni suoi interventi pubblici a Trieste o, più spesso, in televisione, e avevo letto alcuni dei suoi libri. Inoltre, avevo due suoi ricordi da piccola: il primo è quello di essere andata a vedere le stelle all’Osservatorio, il secondo quello di averla incontrata in una panetteria vestita da ciclista (perché amava andare in bicicletta). Però, in particolare per l’intervista, avevo letto il suo libro Libera Scienza in Libero Stato, da cui avevo preso spunto per delle domande e che mi aveva appassionato molto.

M.R.M.: Cosa ritieni di aver messo di “tuo” e della tua personalità nell’intervista?

M.P.: Per l’intervista mi ero preparata un foglio pieno di domande, anche perché ero agitata e avevo paura di potermi dimenticare qualcosa! Ma, alla fine, le domande vennero fuori “chiacchierando” con lei via via che raccontava e faceva le sue considerazioni. Alla fine, fu quasi come se quel minestrone che stava preparando fosse in realtà l’intervista, fatta di tanti pezzi suoi e miei, perché anche lei mi faceva domande sulla mia vita, i miei studi, i miei sogni per il futuro…

M.R.M: Qual è il messaggio più importante che la Hack ti ha lasciato e quale insegnamento ne hai ricavato alla fine?

M.P.: Un messaggio importante che mi ha trasmesso è quello di credere nella bellezza e nella vita, pensare alla cultura come un veicolo per raggiungere obiettivi che fanno crescere dentro. E poi, da donna, di non avere mai paura di fare, di provare e di non sentirsi mai inferiore a qualcuno, ma, semmai, alla pari.

Maria Rita Montagnani

About the author

Maria Rita Montagnani

Critico e curatore d'arte indipendente. Da anni impegnata nella valorizzazione e nella diffusione dell'arte contemporanea nel territorio italiano, ha presentato numerose mostre, curando artisti in eventi nazionali e ha realizzato (in sedi pubbliche) progetti artistici e culturali di cui è anche autore.

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