Arte e Fotografia

GD4PhotoArt: la fotografia industriale a Bologna

Nell’ambito della seconda edizione della biennale Foto/Industria, gli spazi espositivi del MAST di Bologna ospitano la mostra dei finalisti del concorso GD4PhotoArt, rivolto ai giovani fotografi under 40, proposti da segnalatori di livello internazionale.

Raphaël Dallaporta, Reliques Avant-Gardes, 2014, installazione fotografica prodotta in collaborazione con l’Observatoire

 

La selezione si pone l’obiettivo di illustrare le ricerche più originali e innovative nell’ambito della fotografia industriale, esplorando la relazione tra gli esiti dello sviluppo tecnologico e le sue ripercussioni sulla realtà contemporanea. Tra tutti i progetti presentati la giuria, composta da alcuni tra i più influenti operatori del settore, ha selezionato quattro finalisti, invitati a presentare l’esito delle proprie ricerche negli spazi espositivi della Fondazione. Il mondo della tecnologia e della comunicazione è al centro degli studi di Raphaël Dallaporta. Avviato inizialmente grazie alla commissione del Centro nazionale di studi spaziali francese, il progetto Reliques Avant-Garde documenta le strutture di Symphony, il programma di comunicazioni satellitari sviluppato dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie all’alleanza tra gruppi industriali francesi e tedeschi. Il fotografo attribuisce a Simphony un’accezione allegorica: esso è il frutto di una comunione di forze e intenti e, al tempo stesso, è simbolo del ritrovato dialogo tra identità nazionali in passato avversarie. La decostruzione delle immagini invita lo spettatore a riflettere sull’inesorabile azione corrosiva condotta dal tempo sulla nostra memoria: la rapida obsolescenza a cui sono destinati i mezzi tecnologici investirà anche il ricordo dell’inattesa solidarietà internazionale di cui quei mezzi sono testimonianza.

Madhuban Mitra e Manas Bhattacharya, Senza titolo, dalla serie Copy Shop (Copisteria), 2014-15

Se Dallaporta riflette sull’inevitabile oblio a cui è destinata la tecnologia della comunicazione, i fotografi Madhuban Mitra e Manas Bhattacharya incentrano la propria ricerca sul valore di permanenza e durata dell’immagine fotografica. La serie Copy Shop alterna dittici e trittici di fotografie scattate all’interno di piccole copisterie a riproduzioni di testi fotocopiati: la ripetizione dei soggetti rivela la banalità rituale dell’attività di riproduzione. Non è un caso che le riproduzioni esposte siano tratte da celebri testi di teoria fotografica. La fotocopia e la fotografia presentano infatti diversi punti di contatto: entrambe sono prodotte da strumenti meccanici fondati sull’uso della luce, entrambe intrattengono una relazione con il reale, entrambe costituiscono modalità di documentazione e di accesso alla conoscenza. Tuttavia mentre la prima è destinata a un rapido degrado, l’immagine fotografica ambisce a durare nel tempo. L’opera di Mitra e Bhattacharya si muove dunque su un doppio livello: la documentazione di un determinato ambiente lavorativo si accompagna a una riflessione sulla natura stessa del mezzo fotografico.

Marc Roig Blesa, Collective learning, 10 Minute photography course, Werker Magazine 2014-2015, part of a set of 10 screenprints

Al mondo operaio e al valore della documentazione come forma di attivismo si ricollegano le immagini di Werker Magazine, un collettivo composto da Marc Roig Blesa e Rogier Delfos. Il progetto Werker 10 – Community Darkroom trae concreta ispirazione dalla fotografia socio-documentaria legata ai movimenti operai  del XX secolo. Il collettivo si prefigge lo scopo di elaborare una modalità di collaborazione attraverso cui promuovere l’uso della fotografia come mezzo per documentare dall’interno la condizione dei lavoratori, opponendosi in tal modo a qualsiasi forma di giudizio esteriore. L’ambiente espositivo, considerato quale tempio della contemplazione estetica, converte la propria identità funzionale, assumendo valori didattici: il visitatore cessa di essere semplice contemplatore passivo per riconquistare il ruolo di soggetto attivo nel processo di produzione e nella lettura critica dell’immagine fotografica.

"Untitled" from the series MAYA, 2015

Chiudono il percorso espositivo le fotografie di Óscar Monzón, vincitore della presente edizione del concorso. Le opere della serie Maya sembrano gettare uno sguardo su un futuro non troppo lontano e decisamente inquietante: le immagini indagano la ripercussioni della pubblicità sulle abitudini quotidiane dell’uomo contemporaneo. La ricerca sociologica avviata dall’artista trova nelle ambientazioni delle pellicole di fantascienza il proprio termine di paragone: il singolo individuo si dissolve nella massa, manovrata da un’onnisciente entità esterna. L’appello al consumo forzato plasma le menti e guida l’azione dell’uomo, sempre più assimilabile a un automa.

Sara Ferrari

About the author

Sara Ferrari

Sara Ferrari vive e lavora a Modena. É laureata al corso magistrale in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università di Firenze. Collabora con diversi spazi espositivi curando gli eventi collaterali alle mostre e creando progetti di didattica museale.

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