Arte e Fotografia

Galileo Chini a Pontedera

Il tema dell’acqua è al centro di una nuova recente lettura dell’opera di Galileo Chini con una mostra in corso al PALP, Palazzo Pretorio di Pontedera, visitabile fino al 28 aprile prossimo. Questa interessante mostra si concentra su Galileo Chini, una delle figure di maggior rilievo del Modernismo internazionale, con significativi accenni anche su alcuni artisti che hanno condiviso con lui le esperienze del periodo, dal Simbolismo al Liberty, dalla Secessione viennese alle suggestioni dell’Orientalismo. Chini, che si affermò in Italia come uno dei maggiori interpreti del gusto Liberty, fu pittore, ceramista, decoratore, scenografo, cartellonista e grafico fecondo.

La mostra dal titolo Orizzonti d’acqua tra Pittura e Arti Decorative. Galileo Chini e altri protagonisti del primo Novecento, curata da Filippo Bacci di Capaci e Maurizia Bonatti Bacchini, ha come filo conduttore appunto il tema dell’acqua, nota costante in tutta la produzione di Chini, che racconta la sintonia dell’artista con gli sfondi fluviali e marini, dall’Arno al fiume di Bangkok, da Venezia ai centri balneari e termali di Viareggio, Montecatini e Salsomaggiore. A questo tema si rifà anche la produzione ceramica, l’ambito, tra i numerosi campi in cui Chini si espresse, che gli diede l’opportunità di entrare nel circuito internazionale e di imporsi fin dal 1898 tra i primi esponenti del Liberty in Italia.

Galileo Chini (Firenze 1873- Firenze1956) è artista dell’arte italiana davvero singolare, estremamente poliedrico, ma purtroppo ancora poco conosciuto al grande pubblico. L’artista, che visse e si formò a Firenze e che lavorò nel suo studio in via del Ghirlandaio, prestissimo esportò all’estero la sua arte, partecipando a esposizioni internazionali a Bruxelles, San Pietroburgo e Saint Luis e a moltissime edizioni della Biennale di Venezia, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti. Fondatore nel 1896 della Manifattura “Arte della ceramica”, e nel 1906 delle “Fornaci San Lorenzo” in Mugello insieme ai cugini Chino e Pietro Chini, Galileo Chini fu chiamato nel 1911 a Bangkok, su invito del re del Siam a decorare il Palazzo del Trono, esperienza fondamentale, che gli permise di sperimentare tecniche nuove, e arricchire con un elegante gusto orientaleggiante il suo fare artistico.

Ad aprire la mostra, nella prima sala, l’opera chiave La quiete, esposta nel 1901 alla 4° edizione della Biennale Internazionale di Venezia, manifestazione che maggiormente contribuì ai successi dell’artista e alla sua dimensione cosmopolita. Fu infatti proprio a Venezia che nel 1907 il re del Siam ebbe modo di apprezzare l’allestimento della Sala del Sogno, decidendo di affidare a questo artista eclettico toscano la decorazione del nuovo Palazzo del Trono a Bangkok. Impresa famosa e giustamente divenuta leggendaria. Tanto che l’esperienza thailandese influì in modo determinante sul suo bagaglio artistico, segnando positivamente sia la sua pittura, che la decorazione e la produzione ceramica. Proprio l’incontro diretto con l’Oriente, che fruttò a Chini anche l’attribuzione da parte di Puccini dell’allestimento scenico della Turandot, rese il suo un orientalismo unico e nuovo.

La mostra è divisa in quattro sezioni: Simbolismo e Divisionismo, L’acqua come soggetto della produzione decorativa, l’Orientalismo e la fase Secessionistica e klimtiana, ognuna delle quali presenta dipinti, bozzetti e manufatti in ceramica, in modo da accostare il visitatore alla complessità della sensibilità dell’artista. Al suo fianco, in un costante confronto, le opere degli altri grandi protagonisti del Novecento italiano a lui legati da amicizia, lavoro o sintonia culturale. Primo fra tutti Plinio Nomellini, amico fraterno, con cui condivise l’impresa della Sala del Sogno, Giorgio Kienerk, che fu precoce divulgatore del Liberty in ambito toscano, Leonardo Bistolfi, tra i promotori dell’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna organizzata a Torino nel 1902, Duilio Cambellotti, il maggior rappresentante del Decò a Roma e, ancora, l’emiliano Aroldo Bonzagni e i toscani Moses Levy, Lorenzo Viani e Salvino Tofanari. In mostra anche un arazzo del veneziano Vittorio Zecchin, l’artista che ha tradotto in Italia lo spirito klimtiano e, come Chini, ha filtrato il linguaggio decorativo della Secessione viennese. Ci sarà infine anche uno straordinario ritrovamento: il gesso di Auguste Rodin La Danaide, oggetto di scambio tra lo scultore e Galileo Chini in occasione di un loro incontro, avvenuto probabilmente a Venezia nel 1901.

Acqua, volute a spirale, cascate d’oro, nudi splendidi, animali marini disegnati in stile orientale, colori cangianti, pietre azzurre e beige, sfondi d’oro richiamano tutti insieme all’acqua, che è il tema centrale della bella mostra toscana, che è una piacevolissima sorpresa, di facile fruizione, piena di valore storico, catapultandoci in uno stabilimento termale o in un palazzo della fine dell’ottocento, soprattutto attraverso il grande pannello dell’ultima sala, che è un bozzetto su legno per le terme di Salsomaggiore, alto circa tre metri e largo almeno quattro, che da solo vale il prezzo del biglietto.

Cecilia Barbieri

About the author

Cecilia Barbieri

Nata a Firenze, dove vive e lavora, ha conseguito la Laurea in Storia dell’Arte all’Università di Firenze. Ha lavorato nell’organizzazione di mostre ed eventi e ha curato nel corso degli anni diverse pubblicazioni di Storia dell’Arte e di Storia del territorio. Giornalista pubblicista collabora costantemente come freelance con diverse testate di settore.