Arte e Fotografia

Francesca Woodman | Italian Works

La galleria Victoria Miro presenta l’opera di Francesca Woodman presso la nuova sede veneziana. La mostra, visitabile fino al 15 di dicembre, evidenzia lo stretto legame fra la fotografa statunitense e l’Italia nello sviluppo della sua distintiva e influente pratica artistica.

Nonostante la brevissima carriera, il lascito dell’opera di Francesca Woodman è grande, tanto che, a quasi quarant’anni dalla sua morte, si continua a celebrare il talento della fotografa americana. Dopo il successo della recente esposizione alla Tate Liverpool, anche la galleria londinese Victoria Miro ha omaggiato il lavoro dell’artista, organizzando una personale incentrata sui lavori da lei realizzati in Italia presso il nuovo spazio nel sestiere di San Marco.

Untitled, Rome, Italy, 1977 -1978. Courtesy Charles Woodman, and Victoria Miro, London/Venice.

L’intimità della location lagunare – l’ex storica galleria Il Capricorno, guidata da Bruna Aickelin fino al 2013 – fornisce la possibilità di avvicinarsi con delicatezza all’immaginario della giovane fotografa scomparsa nel 1981, quando si è tolta la vita all’età di 22 anni. Allestita in maniera minimale, la mostra invita gli spettatori ad osservare da vicino la poeticità degli scatti prodotti tra il 1977 e il 1978, periodo in cui l’artista ha vissuto a Roma per frequentare il programma European Honors della prestigiosa Rhode Island School of Design.

Nelle opere presentate è visibile il profondo influsso esercitato dall’arte e dalla cultura italiana sull’estetica della fotografa, che raggiunge un punto di svolta nei mesi di formazione in Italia, soprattutto per quanto riguarda la raffinatezza nell’uso della composizione. Di fondamentale rilevanza nel percorso di Woodman in questa fase sono le lezioni dei maestri fiorentini – in particolare Giotto e Piero della Francesca – e della scultura classica, che combina in maniera sofisticata alla propria poetica, già intrisa di influenze surrealiste e di strategie performative di fronte alla macchina da presa.

Self-portrait, Easter, Rome, 1978. Courtesy Charles Woodman, and Victoria Miro, London/Venice.

Ma il rapporto dell’artista con il Belpaese ha radici ancora più lontane, che rimandano all’infanzia. Infatti, da bambina frequenta la seconda elementare in una scuola pubblica di Firenze e, quando compie 11 anni, i genitori – il pittore George e la ceramista Betty – comprano una fattoria ad Antella, sempre in Toscana, dove la famiglia Woodman trascorre le vacanze estive. Di lì a poco la giovanissima Francesca mostra la sua innata propensione per la fotografia, realizzando il primo autoritratto a soli 13 anni.

November has been a slightly uncomfortable baroque, 1977-78. Courtesy Charles Woodman, and Victoria Miro, London/Venice.

L’esperienza da studentessa universitaria a Roma non è dunque solo un nuovo inizio, ma anche, in un certo senso, un ritorno alle origini, che le permette di arricchire la propria ricerca artistica. Nella capitale, Woodman instaura un dialogo diretto con movimenti artistici come la Transavanguardia italiana e con giovani artisti locali, tra cui Giuseppe Gallo, Enrico Luzzi e Sabina Mirri, che ben presto diventa una delle sue modelle preferite. Questi ultimi le fanno scoprire il Pastificio Cerere, ex fabbrica di pasta convertita in spazio artistico, che usa come set per la celebre serie Angel del 1978, in cui il corpo etereo dell’artista in volo si mescola all’ambiente di riferimento, facendo emergere sulla pellicola, quasi in maniera profetica, l’intensità di un’assenza che rimane visibile nella realtà materiale.

Un altro luogo che ha un forte impatto sul suo lavoro è la libreria Maldoror, dove trascorre lunghi pomeriggi in compagnia di testi sulle avanguardie letterarie e artistiche del XX secolo, e che sceglie come spazio espositivo per la prima mostra italiana. L’atmosfera italiana è fonte di ispirazione anche per gli autoritratti della serie Self-deceit, dove la fotografa esplora le possibilità di rappresentazione del sé attraverso l’utilizzo di una lastra di vetro, e per la veneziana Eel Series, frutto dei numerosi viaggi compiuti dall’artista in Laguna.

Self-deceit no 5, Rome, Italy, 1978. Courtesy Charles Woodman, and Victoria Miro, London/Venice.

La selezione proposta dalla galleria inglese, nel rimarcare il profondo legame dell’artista con il contesto italiano, fornisce la possibilità di ampliare la prospettiva sulle fotografie di Francesca Woodman, il cui innegabile magnetismo è analizzato non solo attraverso le lenti dell’indagine identitaria, della fragilità e dell’inquieta sensualità, ma anche tramite un vissuto denso di sperimentazioni, studio e rielaborazione. Tale attenzione per la ricerca formale, unita alla forte sensibilità dell’artista, ha contribuito a conferire un carattere iconico ai suoi scatti che, nella loro incisività, condensano un’eredità che oltrepassa i confini della vita e della morte.

Ginevra Ludovici

About the author

Ginevra Ludovici

Amante dell’arte, in ogni sua forma. Ha studiato Economia e Management dell’Arte alla Bocconi e Storia dell’Arte alla Ca’ Foscari. Dopo aver viaggiato in giro per il mondo, lavorando in diverse istituzioni culturali, si è fermata nuovamente in Italia, questa volta a Venezia. Curatrice e ricercatrice freelance, sempre alla ricerca di bellezza, dovunque essa sia.

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