Cinema e Teatro

Forced Eintertainment: il tavolo di Shakespeare

È iniziata la 35esima edizione del RomaEuropa Festival, storica e prestigiosa rassegna di eventi che porta nella Capitale l’arte contemporanea declinata in tutti i suoi linguaggi. Il tema scelto per il 2020 è quanto mai significativo: ConTatto è infatti la parola chiave scelta per la kermesse che si svilupperà fino al 15 novembre in molteplici spazi della città, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza previste dalla normativa vigente. Oltre ai numerosi eventi in presenza, sono ben 40 gli eventi pensati per il web e tra tutti emerge, in particolare, Table Top Shakespeare: At Home del collettivo britannico Forced Entertainment, una vera e propria maratona dedicata all’opera omnia del Bardo.

Il progetto era già stato presentato dal vivo durante l’edizione del 2016. Su un tavolo al centro del palco, gli artisti e le artiste del gruppo di Sheffield, guidato da Tim Etchells, condensavano le 36 le opere teatrali shakespeariane in brevi performance sviluppate attraverso oggetti di vita quotidiana.

Sin dagli esordi, nel lontano 1984, Forced Entertainment ha privilegiato la sperimentazione e la contaminazione dei linguaggi artistici. L’obiettivo è da sempre quello di esplorare il contemporaneo e innescare meccanismi affascinanti e imprevedibili di relazione con l’audience. Nell’anno della pandemia, i sei performer ripropongono l’immortale drammaturgia shakespeariana in una Quarantine Edition davvero speciale. Direttamente dalle loro case, i membri del gruppo sono pronti per uno nuovo, straordinario tour de force che prevede 4 appuntamenti settimanali per 9 settimane. Il primo evento ha avuto luogo il 17 settembre scorso, in diretta streaming, con uno strepitoso Richard Lowdon che ha messo in scena – anzi, letteralmente in tavola–  il famigerato Macbeth.   

La vicenda tragica è arcinota. Macbeth è un nobile scozzese a servizio del re Duncan: insieme all’amico Banquo, s’imbatte in tre streghe che annunciano una profezia tanto arcana quanto pericolosa. Macbeth è destinato a diventare re e i figli di Banquo saranno i suoi successori. Infervorato dal vaticinio e in accordo con la moglie, Lady Macbeth, il nostro uccide Duncan e ne usurpa il trono. Commissiona, quindi, a due sicari l’assassinio dello stesso Banquo e della sua prole. Si susseguono dunque apparizioni e allucinazioni, ulteriori profezie e deliri tra senso di colpa e manie di onnipotenza. I due coniugi perdono completamente il senno e muoiono entrambi, una suicida e l’altro per mano di un altro nobile, Lord MacDuff. 

Macbeth è la tragedia dell’ambizione, della follia, delle false credenze, della superstizione. Considerata come la più dark tra le nerissime storie di William Shakespeare, è stata messa in scena magistralmente in moltissime occasioni – basti pensare allo spettacolo epico di Eimuntas Nekrošius piuttosto che al più recente e acclamatissimo Macbettu di Alessandro Serra. Per non parlare delle trasposizioni cinematografiche. Registi del calibro di Orson Welles, Akira Kurosawa, Roman Polanski hanno voluto immortale sul grande schermo la vicenda cruenta e crudele di un uomo e di una donna assetati di potere fino alla morte.

La versione su tavolo proposta da Forced Entertainment è straordinariamente efficace proprio perché ne amplifica la potenza della trama. Ciò che emerge in modo limpido dalla performance di Richard Lowdon è proprio il racconto in tutta la sua forza archetipica. In questo inedito teatro di figura allestito tra le mura domestiche, assistiamo incantati allo sviluppo di una storyline che (probabilmente) già conosciamo ma che è classica proprio perché ha ancora qualcosa da dirci. E gli oggetti quotidiani scelti per “incarnare” i personaggi, in virtù proprio della loro essenza straniante, sostengono e favoriscono la percezione di ciò che ancora non avevamo compreso, di ciò a cui ancora non avevamo pensato. 

Una delle caratteristiche principali di Table Top Shakespeare è dato proprio dall’inusuale cast costituito da oggetti casalinghi, scelti con cura e con grande attenzione. Nel caso del Macbeth si tratta di prodotti per la manutenzione, quelli che generalmente teniamo stipati in fondo ai mobili del ripostiglio o in cantina: detergenti aggressivi ma anche solventi e cere da usare una volta ogni tanto per ravvivare le superfici, prodotti specifici per il legno e materiale per il bricolage e il faidaté.

E così Macbeth è incarnato da una bottiglia di olio di semi di lino cotto, le tre streghe da rotoli di spago da imballaggio, i sicari da due vasetti di vetro ossidati e consunti che contengono utensili da lavoro. Ognuna di queste cose dall’apparenza banale diventa ben presto altro da sé, in un gioco di specchi magistrale tra significante e significato. Grazie alla potenza del plot shakespeariano e al fascino della narrazione attoriale, lo spettatore comincia lentamente a percepire altro rispetto a ciò che vede.

La scena finale della performance in streaming a cura di Richard Lowdon.

E si ritrova a commuoversi di fronte a uno stick di colla vinilica rovesciato – il figlioletto di MacDuff che si fa ammazzare per proteggere la madre. A drizzarsi sul divano allorché quattro spugnette abrasive vengono disposte in fila davanti a qualche contenitore spray – l’esercito che infine assalta il castello di Dunsinane. E dopo averne assaggiato uno, davvero non si vede l’ora di sedersi nuovamente alla tavola dei Complete Works: qui tutte le date dei prossimi banchetti.

Cristina Cassese 

In copertina: gli oggetti utilizzati per il “Macbeth” del collettivo Forced Entertainment

About the author

Cristina Cassese

Classe 1982, tarantina d’origine, cittadina del mondo. Cristina ha studiato storia dell’arte e si è specializzata in antropologia culturale ed etnologia. Di recente ha intrapreso un percorso di approfondimento e ricerca in ambito pedagogico. Insegna discipline storico-letterarie e vive a Roma.

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