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Fermo Immagine#2

Nel 1997 l’artista Maurizio Cattelan, con la sua opera Charlie don’t surf, inchioda un teenager e l’idea stessa di didattica al supporto più riconoscibile di ogni classe: il banco. Banco di prova. Banco degli imputati. Attraverso il sistema scolastico siamo passati tutti e tutti devono affrontare quello che dovrebbe essere un percorso formativo, in grado di stimolare e aiutare la sensibilità e l’inclinazione individuale, nella selva imprevedibile dell’esistenza (la questione connessa alla creazione di cittadini disciplinati e corretti l’ho sempre accettata con qualche riserva). Dalla riforma Gentile del 1923, la scuola è rimasta sostanzialmente al palo, cercando di aggiustarsi su minime revisioni di forma, senza considerare mai una trasformazione di sostanza. Il trauma dell’emergenza degli ultimi mesi ha imposto una mutazione profonda, involontaria ma necessaria. Adesso a “surfare” (più o meno) non è solo Charlie ma l’intero mondo dell’Istruzione, in una mischia scomposta di Didattiche A Distanza a braccio, in cui si corre ai ripari, per i decenni di sonnolenze e arretratezza. L’occasione però non è da poco, se sfruttata nella giusta direzione (anche se i primi passi raccontano un’altra storia). Cambiare mentalità necessario. In un Paese di lamentele, sospetti e critiche nei confronti della Scuola, forse sarebbe giunto il momento di comprendere quanto siano rilevanti e necessarie le fondamenta su cui si basa l’intera società e il futuro di ognuno di noi.


Studiare: dal latino studeo – applicarsi, studiare, aspirare, desiderare, sostenere, prendersi cura. Ma anche parteggiare, prendere posizione.


J. Beuys durante una delle sue “lezioni”Georges Didi-Huberman nel suo saggio Quando le immagini prendono posizione, sostiene che per sapere bisogna prendere posizione, collocarsi due volte nello spazio e nel tempo, per affrontare tutto ciò che abbiamo davanti, ma anche considerare tutto ciò che ci sta alle spalle. In tal senso, senza consapevolezza della propria posizione non c’è possibilità di aspirazione, di cura, di passione e di sapere. Un caso eclatante è proprio quello dell’artista tedesco J. Beuys che ha affrontato spesso nel suo percorso performativo il tema del confronto e dell’istruzione, come processo orizzontale, a volte traumatico ma necessario. Attraverso dibattiti, incontri, conferenze, manifesti e soprattutto il suo intervento a Kassel nell’ambito di Documenta del 1977, con il suo Words which can hear (un dibattito aperto di 100 giorni sull’insegnamento dell’arte) Beuys sviluppa una sorta di teoria della partitura del sapere, in cui parole, disegni, simboli si fondono per amplificare l’intento didattico-comunicativo del suo intervento. La rivoluzione siamo noi, afferma. Arte-Sapere-Comunicazione-Azione-Rivoluzione-Libertà. Un circolo virtuoso a cui l’artista sciamano dedicherà la sua ricerca, rimettendo sempre tutto in discussione. D’altronde, come afferma il filosofo Jacques Rancièreil maestro ignorante non insegna ai suoi alunni il suo sapere, ingiunge loro di avventurarsi nella foresta delle cose e dei segni per dire ciò che hanno visto e cosa ne pensano, per verificarlo e farlo verificare. Oggi più che mai il dubbio e l’attenzione risultano antidoti necessari per scenari venturi sempre più incerti e inquieti.

A cura di Fabrizio Ajello 

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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