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Fermo immagine #7

Sono ovunque, ma non sempre prestiamo attenzione alla loro presenza e alla loro esistenza. E’ un microcosmo, a volte non proprio micro, brulicante e vitale di cui sappiamo pochissimo. Regno tra i regni, a cavallo tra animale, vegetale e minerale. Batteri, spore, microbi, licheni, ife e miceli. Mutazioni e adeguamenti. Li portiamo con noi, dentro di noi, sono attorno, anche dove meno ci aspetteremmo di trovarli. Due terzi della vita sulla Terra è composto da microbi e circa un chilo e mezzo sono sempre a spasso con noi. Soltanto nella nostra cavità orale abitano circa settecento specie di microbi differenti. L’essere vivente più grande al mondo è l’Armillaria ostoyae, un fungo che cresce nella Foresta nazionale dell’Oregon. 8.900.000 metri quadrati, per un’età stimata tra i 2000 e gli 8000 anni. La vita, le relazioni, il nutrimento, la propagazione, la “morte” di queste entità minime così importanti, sono ancora avvolte nel mistero. I miceli che sono la struttura invisibile di cui noi riusciamo a scorgere solo il corpo fruttifero, si diffondono in modo tale da poter raggiungere “il nutrimento”, avanzando in maniera selettiva: una forma d’intelligenza, seppur diversa da quella umana. Noi esseri umani dobbiamo ingerire “il cibo” per nutrirci, i funghi viceversa”entrano” nel cibo per sopravvivere. Questo ovviamente li rende esseri mutanti, adattabili e dinamici, perennemente in contatto con gli altri regni confinanti. Sono il sistema neurovegetativo dell’intero Pianeta, un modello di coralità e ridefinizione che dovrebbe spingerci ad approfondire le loro strategie per ripensare il nostro modello ecologico-esistenziale. L’artista tedesco Carsten Höller, si è da sempre interessato alla biologia e ha realizzato alcuni lavori, prendendo spunto proprio dall’immaginario connesso ai funghi tra letteratura scientifica, sciamanesimo e potenziale estetico delle forme. In Mushroom Suitcase, cinque esemplari di Amanita, ben nota per la sua tossicità, sono state riprodotte e inserite in una scatola a pannelli solari, in grado di permettere ai singoli elementi un movimento direttamente connesso all’intensità della luce assorbita. In quest’opera Höller riesce sapientemente a fondere la meccanica, propria del dispositivo, anche in parte ludico, con la naturale interdipendenza della vita dall’energia solare, evidente riflessione sul nostro rapporto con le cosiddette energie rinnovabili. Il lavoro dell’artista tedesco riesce inoltre a combinare il “fattore caldo” degli esemplari di Amanita in rotazione, dagli sgargianti colori rosso, arancio, giallo con l’algido design della valigetta metallica che però, ne consente il costante movimento. Dalle pagine del capolavoro Soma Divine Mushroom of Immortality di Gordon Wasson alle neo-culture micologiche che riconsiderano le proprietà benefiche e curative di vari esemplari, Höller attiva un meccanismo portatile automatico che ha il sapore di un avveniristico scrigno fatato. Così, scintillanti nelle loro membrane esterne tempestate di frammenti di specchi, queste “sagge creature” protette e alimentate da una valigetta da viaggio, sono l’invito a riconsiderare e approfondire un microcosmo che ci parla da sempre attraverso le favole, la scienza, la medicina, la letteratura, la cucina e ovviamente l’arte.

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Spora, dal greco σπορά seme, semina, riproduzione, affine a sperma, ossia ciò che viene seminato e speiro, spargo, semino, diffondo, da qui anche sporadico, temporaneo.

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Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo – 2017 (foto Fabrizio Ajello)

Simbiosi, metamorfosi, indeterminazione, saprofitismo, mitosi, parassitismo, mutualismo, corruzione. L’instancabile fucina della natura non conosce risetto. Sfuggente questo sterminato e vitalissimo universo è in buona parte indecifrabile e inclassificabile. Le nostre etichette non riescono a stringere la mutazione illimitata del microcosmo. Le muffe ad esempio, catalogate come funghi, risultano sfuggenti e ambigue nel loro rapporto con gli esseri umani. Dannose e venefiche in alcuni casi, ricercatissime e ghiotte in altri, pensate ad alcuni rinomati formaggi, di cui sono simbolo e riferimento inequivocabile. Questi organismi dalle molteplici forme e dalle svariate cangianze, sono universi infinitesimali, perennemente in uno stato di trasformazione. Una sorta di nigredo perpetua, proprio come quella messa in atto nel 2017 in Imitazione di Cristo al Padiglione Italia della Biennale d’arte di Venezia dall’artista Roberto Cuoghi. La fatica della creazione e della corruzione e della rinascita in un estenuante ciclo continuo in balia di batteri, muffe, spore, al lavoro su riproduzioni dell’effige del Cristo, deposte in sale obitoriali tra ambientazione fantascientifica e laboratorio alchemico medioevale. Vita, morte e miracoli dell’incessante tentativo di intervenire nella creazione, nella piena consapevolezza dell’impossibilità di sconfiggere la corruzione. Anche in questa operazione (più che opera), si oppongono il “fattore caldo” della decomposizione dei corpi, la tumescenza e la fioritura arcobaleno delle membra, al freddo gelido della tavola settoria, al buio, al rigor mortis dei frammenti corporei ritorti sul metallo. L’artista modenese è riuscito a tradurre in pratica la cogitazione stessa che attraverso la natura dell’iconofilia/iconoclastia, si propone la questione basilare dell’esistenza: cosa avviene dopo la morte? Il lavorio silenzioso del deperimento e della trasmutazione. Dal quattrocentesco trattato De Imitazione Christi all’agghiacciante contorsione del Cristo di Matthias Grünewald, dal rachitismo inquietante del Cristo morto di Hans Holbein il Giovane alla deforme crocefissione di Ludwig Gies, the show must go on.

Fabrizio Ajello

In copertina: Carsten Höller, Mushroom Suitcase – 2008 (Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA Photo by: Pamela Bralia)

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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