MEME TOPICS

Fermo Immagine #5

Abbiamo il respiro corto, oltre ad avere una memoria corta. D’altronde respiro e memoria sono impalpabili pilastri della nostra essenza (e conferme della nostra assenza), silenziosi e involontari motori esistenziali. Traccia invisibile, la respirazione è la culla del ritmo affermava Rilke, ed è nel ritmo che si manda a memoria, che si può tramandare. Il soffio vitale è quindi narrazione, connette dentro e fuori, prima e dopo, materiale e immateriale. Inspirare ed espirare. Doppio passo necessario, cadenzato che stringe corpo e anima, aria e sangue. I nostri corpi ammettono ed emettono in un continuo scambio con l’atmosfera terrestre, una miscela di sostanze aeriformi. Vincolo col mondo, senso di libertà assoluta: il respirare. Ogni pensiero acuto deriva da un sospiro sospeso. Siamo corpi pneumatici, come affermava Paolo di Tarso, immagine di resurrezione in cui l’entità dell’essere vivente, in quanto contenitore d’aria incamerata, si identifica con la questione dell’anima. Tra il 1975 e il 1978 Francesca Woodman realizza un autoritratto fotografico tanto visionario quanto drammatico. L’artista si ritrae seduta contro un muro in prossimità di una finestra con lo sguardo dritto in camera e la bocca spalancata. Una sorta di buco nero emittente un flusso concrettivo in bilico tra bolla di sapone e spirale di fumo. Il contrasto tra il biancore luminoso del maglione e il chiaroscuro plumbeo del viso reclinato aumenta il pathos dell’atto intimo di un dialogo, come dal titolo, ma allo stesso tempo potenzia l’emanazione del mistero stesso del proferire parola e del fiato rappreso nell’istantaneità propria del mezzo fotografico. Una sorta di urlo di Munch che non riesce a investire e alterare la realtà attorno, resta un soffio congelato, un dialogo muto, un discorso per certi versi negato. In un certo senso potremmo affermare che siamo al cospetto di una delle migliori rappresentazioni del vuoto (necessario) operante.

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Respirare – in greco αναπνοή, ossia il processo di αναψυχειν (rianimare, refrigerare) il σώμα (corpo).  Si evince chiaramente come respiro e ψυχή (anima) siano strettamente interconnessi, se non quasi sinonimi nella cultura greca.
Respirare-dare la vita in indoeuropeo è an, da qui il latino anima (soffio vitale, principio femminile), animal (creatura vivente, essere animale) e animus (principio pensante, anima, cuore).

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Giuseppe Penone, Respirare l’ombra (dettaglio) – 1999-2000

Il Pranayama, quarto stadio dello Yoga, è la gestione ritmica del respiro. Il termine nasce dall’incontro di Prana, ossia respiro, energia, vita, forza e Ayama, controllo, dinamica, espansione.
Dominare il respiro equivale a domare la mente, un’arte antica che determina il corretto rapporto con il proprio corpo, con il pensiero e con il mondo nella sua complessità. Respirare in fin dei conti è stato per noi esseri umani un lungo processo di adattamento (ancora in corso) alla qualità dell’atmosfera del nostro Pianeta. Trasformiamo ossigeno in anidride carbonica, dimenticando troppo spesso l’importanza di questo processo e gli organi che lo consentono: i polmoni. Tra i filtri più importanti del nostro corpo, ci insistono nel petto e insieme al cuore sono così indispensabili da essere protetti da una vera e propria gabbia (toracica). C’è un’opera che mi ha sempre affascinato particolarmente, a dire il vero si tratta di un’intera sala del Centre Pompidou di Parigi, quella che ospita il lavoro Respirare l’ombra di Giuseppe Penone. Un intero apparato respiratorio in foglia d’alloro dorata incastonato in un’intera stanza di foglie della stessa pianta sacra, nel loro verde vibrante ed eterno. Rapisce l’odore ancora prima della vista, in questa installazione che impone al chiuso frammenti di natura che si rapprendono a rivelare ciò che invece è ben custodito dentro la nostra corazza pettorale. Riluce il mito apollineo della metamorfosi, del Laurus nobilis, dell’oro, dell’aria, della corona dedicata ai meritevoli poeti laureati, della divinazione e quindi nuovamente anche della narrazione, dal momento che la Pizia (sacerdotessa del dio) era solita masticare le foglie d’alloro prima del vaticinio. Inoltre la nostra tradizione arcaica riferisce dell’usanza di porre dentro il cuscino una foglia d’alloro per far sì che si avverassero i sogni notturni e fossero placati gli incubi. Il respiro ci accomuna, ci anima, ci stringe insieme e spegnere un respiro oltre ad essere un crimine efferato, è la peggiore maledizione che si possa attirare su di sé e sull’intero genere umano.

A George Floyd

Fabrizio Ajello 

In copertina: Francesca Woodman, Self-Portrait talking to Vince –  1975-78

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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