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Fermo Immagine #1

Una nuova rubrica, temporanea, un ponte tra prima e dopo Covid19, per vedere e interpretare attraverso l’arte la situazione che stiamo vivendo tra scenari da ridefinire e ricostruire. Sliding door tra parole e immagini, panorami e costrizioni, luci e oscurità. 2X2: due immagini/due corpi testo/due settimane. Siete pronti ad addentrarvi nella tana del Bianconiglio?

A cura di Fabrizio Ajello
La ferita è una cosa seria. Proprio come l’arte. La ferita apre, divide, permette, rende palese la vulnerabilità e la capacità di riscoprirsi umani, fragili. Il taglio compromette. Genera lo spazio alternativo, oscuro, l’aldilà in potenza. Fontana lo aveva reso reso assoluto nei suoi lavori. Ma nell’ambito del gesto artistico il taglio è artificio, gioco. Atto anche in un certo senso distruttivo, infantile. Degenerativo, speculativo e supremo. Ecco perché il gioco è fondamentale per l’infanzia. Giocare è attività divina, ri-creativa, sovversione e distruzione. Giocare è da persone serie, tanto quanto scherzare è roba da sciocchi (Carmelo Bene docet). Il Tricolore fontanizzato di Vezzoli per la copertina di Vanity Fair è post produzione pubblicitaria che funziona. Una composizione comoda, da 1+1=2. Ma la ferita ha poco da spartire con un’ammiccante trovata, la profondità che la fenditura promette si appiattisce sul gioco intellettualizzato che sposta il cono di luce su di un patriottismo patinato, oggi più che mai stantio e artificiale, con l’aggravio di una manipolazione semplicistica di una delle più banalizzate opere di Fontana. Affrontare così l’immaginario multiforme connesso al nostro Paese, è sempre una resa incondizionata alla superficialità.

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Tagliare: in latino TALIARE – dividere, in siciliano Taliare equivale a guardare nel senso di porre attenzione su qualcosa/qualcuno. Sempre dal latino anche TALEA – frammento di ramoscello per innesto. Dalla radice DA in greco DAIO – divido, DAIZO – squarcio, particolare, quindi anche dettaglio.
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Il 23 luglio 2012, nel tardo pomeriggio a San Pietroburgo l’artista russo Petr Pavlensky, ha protestato in maniera estrema contro l’estensione della custodia in carcere del collettivo artistico Pussy Riots, cucendosi le labbra e mostrando un manifesto contro il regime violento di Mosca.
Chi se lo ricorda? L’atto clamoroso di Pavlensky porta una manifestazione estrema, utilizzata da detenuti costretti in condizioni carcerarie disumane e migranti “invisibili” dimenticati ai bordi della società, in un agone estetico, che lo isola sotto i riflettori, azzerando persino la motivazione della sua protesta. Il vero focus dell’azione dell’artista/attivista è se stesso. Pavlensky concentra ogni sguardo su di sé. Il volto emaciato e spigoloso diviene icona di un malessere che non è più meramente connesso alla detenzione del collettivo artistico per cui protestava l’artista, ma nemmeno alla mancanza di libertà di espressione  della Russia di Putin. Quel ritratto è un monito al mondo, al suo silenzio, alla sua reclusione, a tutti gli sguardi rivolti altrove davanti all’ingiustizia, in ogni tempo e in ogni luogo.

La protesta di Petr Pavlensky

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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