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Facebook è gratis e lo sarà per sempre… ma a quale prezzo?

Ogni volta che compiamo un’azione su internet, una qualsiasi, lasciamo una traccia indelebile che conduce a noi. Noi stessi raccontiamo, senza che ce ne rendiamo conto, aspetti di noi stessi a qualcuno che non conosciamo e di cui non possiamo in alcun modo controllare il comportamento. Tutti i social network funzionano con lo stesso modello: attraggono gli utenti con l’offerta di un’utilità e vengono ripagati con la raccolta gratuita di una grande mole di informazioni, da rivendere a caro prezzo, opportunamente catalogate e segmentate.

segmentazione1Aziende e professionisti utilizzano Facebook come veicolo della propria pubblicità. Essi non sono attratti solo dal costo contenuto: uno dei fattori chiave di successo della pubblicità è che venga presentata ad utenti potenzialmente interessati allo specifico prodotto, e Facebook offre una straordinaria opportunità di “mirare” i destinatari del messaggio con precisione chirurgica.

Come? La parola magica è segmentazione. Quando  volete impostare la vostra campagna pubblicitaria, Facebook vi offre la possibilità di selezionare le caratteristiche dei soggetti a cui presentare il vostro messaggio. Pagate il giusto compenso a Mr. Zuckerberg, ed ecco che il vostro annuncio comparirà solo sulle bacheche di persone che corrispondono alla vostra selezione.

L’interessante viene ora. Perché le caratteristiche personali in base alle quali Facebook consente di selezionare i destinatari della pubblicità non sono soltanto quelle del profilo inserito dall’utente, come ad esempio età, sesso, città, situazione sentimentale. Sono molte, molte di più, ed includono ad esempio: orientamento sessuale; etnia; numero ed età dei figli; propensione all’utilizzo delle nuove tecnologie; situazione logistica (espatriato, in viaggio, in trasferta temporanea, …); avvenimenti recenti (matrimonio, nascita di un figlio, matrimonio di un figlio, trasloco, nuovo lavoro, matrimonio di un amico, trasloco di un amico, …); e molte altre.

La domanda dunque è: come fa Facebook ad avere queste informazioni sui suoi utenti, se questi non le hanno inserite nei propri profili? La risposta è negli algoritmi, ovviamente segreti, attraverso i quali Facebook scannerizza uno per uno i post dei suoi utenti, li interpreta e ne estrae le informazioni con cui classificare i destinatari di campagne pubblicitarie.

Pensavate di avere fornito solo poche informazioni su di voi, e magari solo a persone conosciute? Errore. Avete dato un like ad un post di una parte politica? Facebook ha memorizzato la vostra preferenza politica. Lo avete fatto più volte? L’informazione è stata confermata e la sua qualità è aumentata. Avete postato una foto di voi con il vostro bambino? Facebook ha registrato la vostra situazione di genitore e l’età del piccolo. Avete discusso in un post dell’esito della vostra prova dell’ultimo smartphone uscito sul mercato? Facebook vi ha individuato come soggetto curioso nei confronti dell’innovazione tecnologica. Vi siete dichiarati gay in un commento al post di un amico? Facebook ha archiviato l’informazione.

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Ecco dunque il business di Facebook: costruire una capacità molto evoluta di registrare, analizzare, interpretare e catalogare i miliardi di informazioni che gli utenti forniscono gratis ogni giorno mediante i loro post ed utilizzarla per offrire agli investitori pubblicitari la possibilità di “mirare” profili segmentati con un altissimo livello di capillarità. Un business redditizio, se è vero che Facebook guadagna circa 3 miliardi di dollari ogni trimestre.

 

Vista da un’altra prospettiva, la faccenda è inquietante. Ci mostra quanto di noi stessi raccontiamo senza che ce ne rendiamo conto, a qualcuno che non conosciamo e di cui non possiamo in alcun modo controllare il comportamento. Questo non vale naturalmente solo per Facebook; tutti i social network funzionano con lo stesso modello: attraggono gli utenti con l’offerta di un’utilità e vengono ripagati con la raccolta gratuita di una grande mole di informazioni, da rivendere a caro prezzo opportunamente catalogate e segmentate. Così è per Twitter, LinkedIn, YouTube, Pinterest, e tutti gli altri.

Così è in generale per la rete: ogni volta che compiamo un’azione su internet, una qualsiasi, lasciamo una traccia indelebile che conduce a noi. Vi è mai capitato ad esempio di effettuare una ricerca su Google, poi entrare in Facebook e trovarvi di fronte un banner pubblicitario relativo esattamente a ciò che avete appena cercato? Vi siete mai chiesti come accade?

C’è un altro aspetto inquietante che riguarda i social network, su cui vale la pena di spendere un pensiero. Gli utenti di Facebook non “vedono” sulla propria bacheca personale tutti i post pubblicati dai loro amici, bensì solo una selezione di questi, elaborata da Facebook mediante un algoritmo. E’ per questo che se provate ad uscire da Facebook e a rientrarvi, facilmente troverete nella vostra bacheca un elenco di post diversi da quelli di un minuto prima: la selezione operata dall’algoritmo non produce sempre risultati del tutto identici. Quell’algoritmo è studiato per proporvi solo post che, in base al vostro profilo (non quello che avete creato voi, bensì quello elaborato da Facebook in base alla vostra attività sul social network), hanno la massima probabilità di essere interessanti per voi. Se siete un intellettuale laureato difficilmente vedrete post di gossip; se siete iscritti a molti gruppi di fotografia è probabile che tutti i post di argomento fotografico vi vengano proposti. Tutto bene? Sì, perché in questo modo aumenta la probabilità che utilizziate Facebook in un modo che ritenete interessante ed appagante. Però, specie se per voi Facebook ha un peso importante come fonte informativa e di relazioni, alla lunga questo può creare un flusso di comunicazione e di informazione centrato su di voi, modellato su misura sui vostri interessi e sulle vostre opinioni: un mondo a vostra immagine, senza apertura verso l’esterno, privo di confronto ed alla fine sterile.

Internet è come il vino: usatelo responsabilmente, altrimenti può fare male. A voi e a chi vi sta vicino.

Patrizia Genovesi

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About the author

Patrizia Genovesi

Patrizia Genovesi è docente, fotografa e videoartista. Ha studiato Fotografia con autori come Leonard Freed, Richard Kalvar, Attar Abbas, Moises Saman; ha studiato Sceneggiatura cinematografica e regia teatrale con Mario Monicelli, Domenico Starnone e Renzo Casali. Impegnata nella produzione e nella didattica, è docente della Libera Università del Cinema di Roma e membro di Officine Fotografiche.

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