Arte e Fotografia

Fabio Viale | La ricerca, la sfida e il superamento del limite

Si tratta di un autunno davvero particolarmente fortunato e insolito questo per Firenze, in cui finalmente il dibattito sull’arte contemporanea è stranamente vivo, anche grazie al lavoro di gallerie private, come la Galleria Poggiali e Forconi.

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Fabio Viale, il vincitore nel 2014 del Premio Cairo, è presente fino al 10 dicembre alla Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, con la bella personale, dal titolo “+ O I”. Lo scultore piemontese, nato a Cuneo classe 1975, che vive e lavora a Torino, è diventato famoso per aver realizzato e varato la prima barca di marmo galleggiante, conquistando tutte le prime pagine dei quotidiani. Fabio Viale ha legato la sua vita al marmo fin da quando aveva 16 anni, quando cioè frequentava il liceo artistico. Oggi le sue sculture tatuate e i suoi grandi pneumatici di marmo stanno facendo il giro del mondo, arrivando fino a New York e in Russia. La ricerca artistica di Viale predilige uno sguardo ravvicinato sulla storia dell’arte e sugli oggetti più comuni, creando un immaginario che sconvolge la percezione del quotidiano, rovesciandola.

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I suoi marmi, le cui forme rievocano celebri sculture classiche, vengono reinterpretate in chiave contemporanea e la loro superficie ricoperta da tatuaggi di madonne, teschi, pistole e altri segni che compongono il complesso codice dei tatuaggi della comunità criminale russa. Oppure copie del braccio del David di Michelangelo, del pugno di una statua romana e del torso di una statua greca, vengono tatuate come fossero di pelle umana. L’artista così dona un’identità nuova a questi frammenti di corpi tratti dall’iconografia classica e alla loro purezza, che in un primo momento può essere spaesante, ma poi ci convince totalmente. È un incontro tra vita e morte, tra sacro e profano, alle immagini icona si sovrappongono pistole o simboli legati alla religione ortodossa.

Dopo la mostra estiva a Pietrasanta, sempre curata da Poggiali e Forconi, questa mostra, presentata da Enrico Mattei, e pensata appositamente per i due spazi della storica galleria fiorentina, è determinata da una serie di sue opere recentissime. Sono due progetti apparentemente molto differenti ma collegati, da un tema, che è quello della creazione. Negli spazi storici della galleria c’è una sezione di scultura vera e propria, con mazze da baseball, la serie di Pneumatici e croci scolpite con effetto polistirolo, tutte opere realizzate con il marmo, materia potente, che favorisce un meccanismo di trascendenza dell’oggetto. Mentre nella project room di via Benedetta, Viale celebra Michelangelo e la sua grandezza in occasione dei 540 anni dalla nascita. Su un grande tavolo è raffigurata la scena della Creazione di Adamo, e su un torso classico sono tatuate alcune scene della Cappella Sistina.

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Viale, che trasforma qualsiasi forma in marmo, è stato più volte definito un “virtuoso del marmo”. Egli lavora con la stessa abilità sia con il martello pneumatico, che con gli strumenti di un dentista. Nel panorama della scultura contemporanea si distingue per aver mantenuto costante l’attenzione nei confronti dei grandi capolavori del passato, come appunto Michelangelo, suo artista preferito, ma anche verso una serie di simboli e immagini, appartenenti al quotidiano, che rimodula, ingigantendoli e creando effetti destabilizzanti e in alcuni casi quasi paradossali.

I suoi esordi sono davvero particolari: avvicinatosi molto giovane al marmo, e andando a bottega per imparare il mestiere, ha cercato fin da subito di trarre da questo materiale, solo apparentemente ostile, il suo sostentamento, costruendo tombe per il Cimitero Monumentale di Milano. La fatica e la bellezza del suo rapporto con il marmo, nasce dalle consapevolezza che quando lo si scolpisce si crea subito un rapporto fisico diretto. I progetti che segnano il suo percorso hanno sostanzialmente il carattere della ricerca costante, della sfida, del superare i propri limiti. Le sue sono immagini semplici, che ingannano lo spettatore per la resa e per le forme estremamente realistiche e sintetiche.

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Il titolo stesso della mostra è un’espressione di sintesi “+ O I”, un logo fatto di tre simboli, che non hanno bisogno di parole per essere spiegati, ma solo di un approccio visivo, con lo scopo di creare riflessioni elementari, riconducibili a forme primarie, tanto care a Viale. Non resta quindi che andare a scoprire direttamente alla Galleria Poggiali e Forconi, una mostra inconsueta e davvero sorprendente, che forse ci incoraggerà a superare i nostri limiti come ha fatto Fabio Viale. Sicuramente ci aiuterà a capire come un mestiere antico, per quanto apparentemente superato, può essere rivalorizzato attraverso l’originalità delle idee e la fantasia di un artista contemporaneo, che ritornando alle origini di una materia tanto nobile e potente come il marmo, vuole dare valore all’abilità tecnica, ridando un’anima a ciò che si crea con le proprie mani, realizzando opere esteticamente perfette, tanto da creare illusioni quasi magiche, in un gioco concettuale totalmente nuovo.

Cecilia Barbieri

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About the author

Cecilia Barbieri

Nata a Firenze, dove vive e lavora, ha conseguito la Laurea in Storia dell’Arte all’Università di Firenze. Ha lavorato nell’organizzazione di mostre ed eventi e ha curato nel corso degli anni diverse pubblicazioni di Storia dell’Arte e di Storia del territorio. Giornalista pubblicista collabora costantemente come freelance con diverse testate di settore.

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