Interviste

ESSENZA CLUB/ Nuovo progetto curatoriale di Alessandro Nucci e Jennyfer Haddad

Essenza club si presenta come un progetto  sperimentale che si muove, in maniera anche letterale, su piattaforme eterogenee. Auser Limbo, prima esposizione collettiva, infatti, evidenzia i confini flessibili tra natura, fotografia e piattaforma online.

Intervista a cura di Francesca Biagini

FB: Come nasce il progetto Essenza Club?

EC: L’idea di un progetto di questo tipo era nell’aria in quanto accadeva spesso che le affinità dei nostri lavori ci portassero oltre l’opera, sentendo l’esigenza di allargare determinati concetti e idee in una forma diversa. In passato avevamo già in mente di creare qualcosa del genere, una sorta di club appunto, ci piaceva l’idea di definirlo in questi termini.

Alessandro Nucci e Jennyfer Haddad
Photo credits: Elena Guidi

Le circostanze  hanno fatto in modo che tutto avvenisse naturalmente  in occasione proprio della visita al fiume Serchio, in cui casualmente ci siamo trovati in una zona molto suggestiva e fin da subito è nata l’idea di fare qualcosa in quell’area Abbiamo pensato ad una mostra, poi ad un grande progetto espositivo, successivamente questa idea si è trasformata in qualcosa di più grande perché abbiamo visto il potenziale e quindi l’ipotesi che potesse diventare qualcosa di più strutturato ha preso subito corpo.  Essenza Club si manifesta proprio in questa occasione, come naturale sviluppo di quell’esperienza.

Laura Gozlan, Inner chains (mandragore), 2019. Polyester resin, dye, burnt ethernet cable, golden chain, clay
ph Elena Guidi

FB: Perché avete scelto una struttura itinerante per il vostro progetto?

vbcEC: Siamo in un momento storico in cui le possibilità di estendere e di sviluppare idee e progetti in molteplici direzioni sono notevolmente mutate. Nel nostro specifico caso internet è stato il mezzo per il quale tutto questo è stato possibile e volevamo testare tutte le possibilità di espansione progettuale proprio per il nostro peculiare spirito di ricerca e sperimentazione. Il concetto di nomadismo è alla base del nostro fare, nomadismo inteso nelle sua estensione del termine, il movimento delle idee, delle persone, dei concetti, del progetto, della materia, dei flussi digitali. Lo abbiamo declinato in molte possibilità, come anche condizione di essere in between, essere “tra”, di conseguenza in trasformazione. Non ci siamo posti nessun limite e siamo aperti ad ogni possibilità.

Ala Dehghan, Pandora in the woods, 2017, Digital Print in 3 editions
ph Elena Guidi

 

FB: Come vi rapportate con il territorio lucchese? Lucca si è spesso dimostrata una città ostica alle iniziative relative all’arte contemporanea seppure siano molte le realtà di questo genere presenti nel territorio limitrofo.

 AN: Non ci rapportiamo. Lucca è focalizzata su altri periodi storici, nel complesso potremmo dire che l’ipotesi di un certo tipo di indagine contemporanea non sia contemplabile sotto nessun aspetto.

Non essendoci interesse, risorse, attività dedicate a questo tipo di ricerca, ci sentiamo come un’ isola.  Quest’aspetto è oggi per noi irrilevante in quanto nasciamo come progetto nomadico, per cui il nostro pubblico e le nostre possibilità di sviluppo e propagazione non si confinano all’interno dei rapporti della città o del territorio.

Marco Ceroni, SLAG, 2019. Grés ph Elena Guidi

FB:In cosa consiste il vostro primo lavoro Auser Limbo?

 AN: Auser Limbo è stato pensato come una situazione che noi definiamo l’essere -tra-, il termine Limbo appunto è indicativo per questo progetto. Il fiume Serchio ci è sembrato perfetto per esprimere al meglio questa condizione che riteniamo fondamentale nel nostro lavoro, qualcosa che è in continua mutazione, un continuo divenire. Questo è il nostro modo di concepire il lavoro artistico; personalmente tutti e due abbiamo questa attitudine in comune, ci interessa tutto ciò che è transitorio in tutti i suoi aspetti. Questo valore deriva probabilmente dall’esigenza di avere il più possibile consapevolezza della sensibilità del reale per cui spesso ci piace utilizzare il termine deleuziano di concatenazione, una forma di continua “mappatura” che si esprime anche attraverso le alterità, attraverso  anche la perdita di soggettività.

Quindi Auser limbo è stata proprio la dimensione adatta per esprimere questi aspetti, il fiume stesso pur nella sua “immobilità” è in continuo mutamento, spesso incontra nuovi flussi e nuovi orientamenti, ma anche aggregazioni, sedimentazioni, materiali.

Deirdre Sargent, Mr. Stikstroom, 2019. Steel wire, resin, putty, paint, marker
ph Elena Guidi

FB:La caratteristica outdoor di Auser Limbo rende il progetto pubblico in modo ontologico, questo aspetto rivela una vostra dichiarazione di intenti?

 EC: In realtà non abbiamo considerato troppo quest’aspetto, o meglio abbiamo pensato di uscire dallo spazio “consueto” per sperimentare nuove possibilità espositive, implicitamente questo è diventato un aspetto rilevante che però non ha avuto una pianificazione specifica ed esclusiva in sostanza. Questa scelta e’ stata una questione molto intima e anche transitoria, qualcosa che ci ha coinvolto personalmente, abbiamo fatto entrare lo spazio pubblico nelle nostre opere.

Alessandro Nucci, Untitled, 2019. Jeans, glass, wire mesh, modelling clay ph Elena Guidi
Jennyfer Haddad, Blanket with 4 rocks, 2019. Rocks, digital print on blanket ph Elena Guidi

 FB:Cosa avete in programma per il futuro?

 EC: Abbiamo in mente diversi progetti i quali sono tutti in fase di sviluppo e che comprendono sia situazioni in esterno, ma anche all’interno di spazi. Ci sono in cantiere almeno 3 mostre. Il prossimo impegno tuttavia sarà a Gennaio a Polignano a Mare (BA) in una collettiva di spazi/progetti curatoriali organizzata da Like a Little Disaster, la loro proposta ci ha convinto e coinvolto fin da subito e abbiamo deciso di parteciparvi. Per le altre invece parliamo indicativamente della prossima primavera.

Francesca Biagini

in copertina: Alex Bienstock, Scanned Office Drawing: On the clock orgy, 2019 ph Elena Guidi

About the author

Francesca Biagini

Curatrice indipendente,docente di evoluzione dei linguaggi visivi presso LaJetee Scuola di Visualstorytelling, assistente nel workshop per Fabbrica Europa “To be told”, ha collaborato a numerose mostre nella città di Firenze e all’estero, tra cui la mostra Urban Tracks presso il Vivaio del Malcantone con il collettivo artistico sloveno Brida.

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