Interviste

Gli esilaranti fasti nefasti di Paolo Schmidlin

Abbiamo incontrato lo scultore milanese Paolo Schmidlin che ci ha aperto una finestra sul suo immaginario artistico, in bilico tra bellezza e decadenza.

Dopo gli studi classici Schmidlin consegue il Diploma in Visual Designer presso l’Istituto Politecnico di Design e in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera. In seguito opera nell’ambito della pubblicità, della grafica e del teatro. Le sue figure a grandezza naturale sono realizzate in terracotta, bronzo e resina. Le tematiche e i soggetti ricorrenti sono frutto di una ricerca formale improntata alla bellezza e alla sua decadenza, capace di delineare e connotare il pensiero di Schmidlin in uno stile particolare e inconfondibile.

At-Rest-Bronzo-patinato-e-dipinto-2010-Foto-Latil-Pasca.lCopia-28x18-high1Maria Rita MontagnaniPaolo, tu sei uno scultore molto particolare, attento alla nuance e al dettaglio, che curi con una perizia quasi maniacale… Si potrebbe dire che le tue opere, oltre ad essere sorprendentemente somiglianti ai modelli reali, sono come fotografie “scattate al di dentro”?

Paolo Schmidlin – Questo tipo di interpretazione mi piace;  significa che colui che osserva ha saputo andare oltre la forma. La tecnica è un piacevole esercizio manuale ma ciò che davvero mi interessa è proprio una lettura “interiore”.

MRMDice il poeta che “Nessuna bellezza fu tale senza una morte adeguata“, sei d’accordo?

Bambola-ad-ossigeno-Bronzo-patinato-e-dipinto-2011-foto-Carla-Sedini-28x191PS- Assolutamente. Il senso di un’esistenza non si può cogliere  con un’osservazione  parziale; i successi , la bellezza, i trionfi, in realtà  significano assai  poco.  Ciò che veramente racchiude la chiave di lettura di un’intera parabola esistenziale è  il suo epilogo. E anche la bellezza , se è coronata da una fine tragica, appare più splendente (come anche la storia del cinema ci insegna).

MRM- C’è una grande fascinazione nella decadenza dei corpi e dei volti che tu ritrai e che influenza oltremodo chi osserva quelle figure, ma come se quella circostanza ineluttabile non riguardasse anche lui, come se non lo toccasse e non fosse anche il suo destino…. E’ un effetto ammaliatore?

PS- Può darsi. In verità  ci attrae quello in cui ci riconosciamo.  Nella decadenza di un altro essere, inconsciamente scorgiamo il nostro destino. Come in uno specchio incantato. E rimaniamo ammaliati  come succede con tutte le cose che profondamente ci turbano.

MRM- In molte delle tue opere si possono riconoscere grandi dive o attrici del passato che, pur mantenendo residui dell’antica bellezza, sembrano essere prigioniere del proprio disfacimento fisico e anche esistenziale. Qual è stata la molla che ti ha spinto a immortalarle nella loro splendida caducità?

PS- Mi affascina la caparbietà delle vecchie dive – specie delle “regine di Hollywood” ormai quasi estinte –  nel cercare di conservare la loro immagine del momento aureo  a dispetto degli sfregi del tempo. La vecchia diva lotta contro gli anni con le unghie e con  i denti (anzi,con le unghie finte e  con la dentiera) . La sua arma più affilata è il make-up. Ma la lotta è impari e , piano piano,  la diva  si tramuta in una maschera,  nell’ inquietante simulacro della bellezza di un tempo. Ma dietro allo sguardo altero, alle palpebre divenute pesanti, si avverte lo smarrimento. La loro fragilità , che traspare da sotto gli orpelli,  ci ricorda quello che ci aspetta. Esse sono nient’altro che la cianotica rappresentazione del nostro destino.

Serial-Joan-2001-terracotta-policroma-pietre-dureacciaio.-jpegMRM- Mi viene da pensare al Paolo bambino, al futuro scultore dell’animo umano nel suo declino terreno, e m’incuriosisce sapere quali fossero i suoi giochi,i suoi pensieri,le sue fantasie di allora…

PS- Costruivo storie e personaggi e mi ci immergevo. Modellando figure di Pongo, utilizzando bambole e  pupazzi, ritagliando, disegnando… Direi  che ero un piccolo regista di storie e avventure quasi sempre drammatiche. Già c’era dentro  tutto; la vita, le lotte, l’amore, la morte.

MRM- Se esiste un’estetica della perfezione nella vita, ne esiste una anche nella morte?

PS- La mia idea di “estetica della morte” è legata alla cultura  vittoriana;  la  ritroviamo nell’elegante abbandono  dei cimiteri ottocenteschi , nei gioielli da lutto fatti di capelli intrecciati , ma soprattutto nelle fotografie  “post mortem” (che tra l’altro colleziono),  in cui il defunto  veniva immortalato in un ultimo ritratto di rassicurante serenità, truccato ed abbigliato, circondato da corone , drappi , simboli  e sontuose decorazioni floreali. Vere proprie nature morte umane.  A quell’epoca si “flirtava” con la morte, mentre nel nostro tempo essa viene occultata come fosse qualcosa di indecente. Eppure  se ci soffermiamo ad osservarla  ha una sua misteriosa bellezza: dopo la morte ogni traccia di futilità, di grettezza, di superficialità a poco a poco scompare. I tratti del viso diventano più essenziali, più solenni;  solo le linee più astratte resistono, atteggiate a una suprema indifferenza.  E’ l’enigmatica bellezza dell’abbandono definitivo.

MRM- Si dice che la noia sia (e sia stata) un’ottima maestra per i grandi e una pessima per i mediocri, cosa puoi dirci al riguardo?

Olive OylPS- Già da bambino la noia era il mio incubo. Il tempo “vuoto” mi opprimeva, mi avvolgeva con un senso quasi di panico.  La creatività è  invero un ottimo antidoto. Sempre che ,  con uno sforzo, con un guizzo ,  si riesca a trascinarsi fuori da quella  palude limacciosa e mettersi all’opera.

MRM- Secondo te, perché le cose che ci fanno più orrore sono anche quelle che ci attraggono di più?

PS- Perché vogliamo metterci alla prova e speriamo  di esorcizzare così le nostre paure: perciò  immergiamo il coltello nella carne viva, in profondità,  sperando di abituarci al dolore. E  beviamo fino in fondo l’amaro calice sperando di divenire immuni  – come novelli Mitridate –  al veleno mortale .

MRMLe tue sculture sono sempre imbellettate e “accessoriate”,quasi dovessero avere un corredo personale per entrare nell’altra dimensione, al pari dei dignitari degli egizi o degli etruschi. C’è qualcosa che avvicina il tuo spirito a quei mondi remoti?

PS- Per etruschi ed egizi  la rappresentazione simbolica della persona , non  soggetta come il corpo fisico al disfacimento della carne, era  qualcosa di concreto e tangibile  che sopravviveva alla breve stagione della vita. Creavano un “doppio” incorruttibile,  per il regno dei morti. Alla radice del mio desiderio di plasmare e cristallizzare un volto  nella creta  c’è probabilmente lo stesso  anelito: quello, in realtà illusorio,  di fermare qualcosa dell’identità di  un individuo salvandolo dall’oblio della  polvere .

MRM- Cos’è che temi di più, la morte o il dolore?

PS- Il dolore sicuramente. Dolore che si nasconde ovunque, anche dove  meno ce lo aspettiamo. Anzi, sottoscrivo la frase che titolava un film (1969) del grande R. W. Fassbinder: “ L’amore è più freddo della morte.”

MRM- Un vero artista è sempre un ricettacolo di molte ossessioni… Puoi svelarcene una che è particolarmente importante per la tua arte?

PS- Probabilmente quella che ho già citato qua e là…   La terribile precarietà  delle nostre esistenze e la caducità della carne. Osservare i nostri corpi  invecchiare e pian piano trascinarci lontano dai sogni della gioventù è molto difficile, e richiede forza titanica . La mia ossessione più radicata è proprio quella del tempo che fugge.

MRM- Le mani di uno scultore, i gesti che compiono nel modellare, la sapiente presa della materia mentre plasmano una figura, sono come una danza affascinante e misteriosa….tu consideri le tue mani come “ferri del mestiere” o come misteriosi strumenti concessi per dono divino?

PS- Direi entrambe le cose: ottimi strumenti ricevuti in dono. Modellare mi è sempre riuscito naturale, senza che nessuno mi istruisse in proposito… per cui credo che senz’altro di un dono si tratti. Anche se non so da dove mi arrivi.

MRM- Paolo cosa pensi della scultura contemporanea? cosa si è perso rispetto al glorioso passato e cosa si è acquisito(se si è acquisito) al giorno d’oggi?

PS- Salvo rarissime eccezioni non la apprezzo…anzi,  non amo proprio l’arte contemporanea in genere. Direi in proposito che molto si è perduto e forse  nulla si è acquisito. Nel sistema dell’arte oggi ci sono  meccanismi  che non condivido e mi ripugnano. E’ un mondo malato, dove il marketing  ha preso il sopravvento su tutto. Anche la parola “arte” è ormai inflazionata e ha perso qualsiasi significato; tutto è ormai è “arte”e,  di conseguenza,  nulla lo è… Il  valore delle opere è stabilito  dai risultati  delle aste , gonfiati  da indegne speculazioni.  L’economia ha ucciso lo spirito poetico del vero collezionista. Non abbiamo più collezionisti e mecenati, ma solo volgari speculatori dell’arte. Non sento alcun senso di appartenenza con  questo mondo e davvero nessun desiderio di far parte dell’ingranaggio… Preferisco considerarmi un “outsider” o anche solo un onesto “artigiano creativo”. Lo trovo più dignitoso.  E se devo acquistare un’opera per il mio personale piacere , preferisco rivolgere la mia attenzione ad  opere del passato che ancora riescono a comunicarmi qualcosa.   L’ “arte contemporanea” è il grande bluff della nostra epoca.

MRM- Tre parole per definire la tua arte

PS- Sincera, viscerale, disinteressata.

MRM- Tu sei convinto che la bellezza salverà il mondo?

PS- In realtà non credo che il mondo potrà essere salvato da nulla e da nessuno. Nella mia visione la terra è  un frammento di minuscolo pulviscolo perduto nell’universo e destinato inevitabilmente alla disintegrazione ; nonostante  ciò le cose che troviamo “belle” (  il concetto di bellezza  è comunque  assai  opinabile e varia da individuo a individuo)   possono aiutarci ad affrontare il presente con maggiore entusiasmo .

MRM- Una tua riflessione sull’umanità odierna.

PS- Per rimanere sulla  mia visione ottimista,  in questo momento della mia vita non ho molta fiducia nell’umanità; mi rendo conto che passano i secoli ma l’uomo è sempre uguale a sé stesso: avido, crudele, prevaricatore …e ama giocare alla guerra in maniera disennata. Sono vizi che non perderà mai. Vedo l’umanità come una colonia di  parassiti che infestano e devastano un bellissimo pianeta. Che senza di noi  sarebbe veramente l’Eden.

MRM- Se tu potessi avere un’altra vita da vivere, sceglieresti ancora d’essere scultore?

PS- La creatività è molto appagante; che uno scriva, dipinga, scolpisca o faccia il macramè…per cui la cosa che mi piacerebbe , se dovessi per caso rinascere ,  sarebbe  poter comunque riavere questo “solletico” nel cervello.

Maria Rita Montagnani

About the author

Maria Rita Montagnani

Critico e curatore d'arte indipendente. Da anni impegnata nella valorizzazione e nella diffusione dell'arte contemporanea nel territorio italiano, ha presentato numerose mostre, curando artisti in eventi nazionali e ha realizzato (in sedi pubbliche) progetti artistici e culturali di cui è anche autore.

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