Arte e Fotografia

“Encerrados”: 10 anni di carceri in 75 foto

“Encerrados” è l’ultimo lavoro fotografico, edito da Contrasto, che ha impegnato per ben dieci anni Valerio Bispuri, fotoreporter per importanti giornali italiani, vincitore di numerosi premi. Un reportage sulla profondità umana di chi vive l’ “encierro” in Sud America e che ci fa conoscere un Paese attraverso la faccia dei suoi detenuti. Abbiamo incontrato il fotografo durante la presentazione del libro organizzata da La Jetée – Scuola di Visual Storytelling alla Libreria Brac di Firenze lo scorso 27 febbraio.

01Secondo Valerio Bispuri (Roma, 1971) la parola che più rappresenta il volto degli “encerrados” sudamericani, e di conseguenza l’intero paese, è “rabbia”, una rabbia intesa come spinta alla sopravvivenza, come resistenza estrema per non soccombere ma anche come violenza e aggressività riversata sugli altri. Al contrario di altre realtà carcerarie, in Sud America il suicidio non è culturalmente contemplato, è rimarcabile anzi una strenue lotta per la sopravvivenza, anche all’interno delle carceri dove ai detenuti è concesso essere armati:  non le si usa per uccidere se stessi, ma per ammazzare l’altro, se questo serve a sopravvivere.

Altro elemento chiave delle carceri raccontate nel libro di Bispuri è la  collettività, un tratto distintivo della stessa cultura sudamericana. Le immagini mostrano spazi stretti condivisi, in condizioni che sono al limite dell’umanità, ma che favoriscono la formazione di una collettività che diventa, man mano, la loro forza. Più di tutti, lo dimostra un’immagine, l’unica scattata  fuori dal carcere, dove si vede un ex detenuto con dei tagli sul corpo (testimonianze di ferite di autolesionismo o di scontri avvenuti durante gli anni di detenzione) che non riesce a lasciare il carcere, identificandolo come unica forma di comunità di cui aveva potuto godere per vent’anni.

Tra le 75 foto che danno vita al libro – che porta anche una prefazione di Roberto Saviano e una nota a cura di Eduardo Galeano – non troviamo solo ritratti di detenuti maschili: Bispuri offre una panoramica realistica anche delle carceri femminili, rappresentando un contesto completamente diverso in termini di storie, aggressività, maternità e bisogno di riconoscimento in quanto “donna”.

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Troviamo anche le presenze che popolano le carceri non in qualità di detenuti, ma come guardie, poliziotti, in un insieme di scatti rubati e non, tutti tesi a puntare lo sguardo su una realtà impressionante, mettendo a fuoco la profondità intesa come capacità di “raccontare l’interiorità di una persona, in questo caso della persona rinchiusa”.

La fase di editing del libro condotta insieme a Marco Pinna, redattore del National Geographic Italia, ha portato alla creazione di mini storie con foto suddivise in sessioni, sia a livello di racconto sia a livello d’immagine. Sul piano tecnico è curioso notare come il reportage iniziato in analogico sia poi continuato nel corso degli anni in digitale, nonostante la pellicola sia stata utilizzata comunque sino alla fine.

La foto che racchiude il lavoro decennale di Valerio Bispuri e che fa da apertura alle mostre di Encerrados, cattura in uno scatto gli sguardi di persone dietro le sbarre, le loro mani appese, le bocche espressive. “E’ la foto che rappresenta l’intero lavoro perché dietro le sbarre sono presenti tanti sentimenti umani: la voglia di scappare, la tristezza di essere rinchiusi”. La fotografia, afferma Bispuri, è per lui “un equilibrio tra le emozioni e la realtà, un lavoro sul sentire e sul vedere, tra ciò che siamo e ciò che vediamo, così si riesce a creare un’opera d’arte o a raccontare una storia. Si inizia a fotografare quando si è stanchi di vedere, quando gli occhi sono stanchi ma il sentire va oltre lo sguardo. E’ lì che inizia la fotografia”. Nel libro fotografico di Bispuri questo sentire è immortalato, immagine dopo immagine, e riporta alla luce la profondità di un mondo vissuto che è  il riflesso di un Paese, di una società e di una umanità “dietro le sbarre” che impariamo a riconoscere attraverso la sua fotografia.

Sandra Branca

Photo Courtesy: Valerio Bispuri

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Sandra Branca

Delle parole amo la sintesi, il nonsense e le immagini.
Prima scrivo, poi faccio anche altro.

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