MEME PILLS

Emozioni di cristallo. Di volti. Di fotografie

Un foto-progetto racconta  le emozioni sul volto dei malati di Alzheimer.

Bella la metafora proposta da Gilles Deleuze nel suo secondo libro dedicato al cinema “L’immagine-tempo”  a commento di “Materia e Memoria” di  Henry Bergson: l’immagine è in cristallo di tempo.

Ed è un cristallo di tempo anche la fotografia, così come cristalli di tempo sono i volti, soprattutto quando, fotografati, restituiscono, a chi li guarda, come si cristallizza la perdita: come il riflesso del tempo perduto, dell’emozione intrattenibile la quale, malgrado tutto, nell’espressione fuggevole del volto, si salva, trovando espressione nell’emozione stessa, sia essa malinconica, spaurita, di meraviglia, divertita, innocente, amabile.

Tutto questo porta con sé un bisogno di estrema delicatezza se, ad essere incorniciati di luce, sono i volti di un pathos: l’Alzheimer, malattia che confonde, lasciandoci esitare, avvolgendo ed avvolgendoci in un aura di tenerezza come riluce dall’intenso progetto fotografico intitolato “Alzheimer” del fotografo olandese Alex ten Napel.

Ecco che allora ogni parola è inappropriata, e spetta allora alla fotografia raccontare, come può, il tempo perduto, di quel dolore che – come direbbeWalter Benjamin – dimenticato, si consolida e si propaga, come il riverbero luminoso di una scintilla di speranza.

Silvia Migliaccio

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