Arte e Fotografia

DREAM. Arte e sogno a Roma

I sogni prendono forma al Chiostro del Bramante. Fino al 5 maggio a Roma l’ultimo capitolo della trilogia espositiva a cura di Danilo Eccher.

Il funzionamento dell’inconscio nella psiche umana è regolato dal libero accostamento di differenti elementi ideativi  in unità, capace di combinare idee e immagini diversamente dal modo di operare della logica formale. Secondo il celebre psicanalista Sigmund Freud, i sogni sono messaggi da parte del nostro inconscio: il lavoro onirico è il mezzo di conoscenza dell’altrove psichico, zona della nostra mente non percorribile proprio perché non in coscienza.  La pratica artistica e il processo creativo sono state spesso interpretate come sublimazione di un’esperienza visionaria che non è altro che l’anello di congiunzione tra la veglia e gli stati più profondi del proprio essere. Il sogno, visto come canale preferenziale di espressione dell’esperienza spirituale nella realtà, è il nucleo della mostra in corso presso il Chiostro del Bramante.

Dream. L’arte incontra i sogni completa la trilogia espositiva, ideata e curata da Danilo Eccher, dedicata ai grandi sentimenti dell’uomo che hanno ispirato il mondo dell’arte, iniziata nel 2016 con Love e proseguita nel 2017 con Enjoy. Dopo l’amore, fonte d’ ispirazione di qualsiasi afflato sentimentale, e il gioco, inteso come aspetto ludico e performativo dell’arte, i sogni offrono agli artisti uno stimolo per dare forma agli aspetti più nascosti e inafferrabili dell’ animo umano. In tutti gli spazi della mostra è presente un trait d’union nel tema del viaggio, che si concretizza nell’esplicita coerenza dell’allestimento e del percorso espositivo. Il passaggio naturale dalla notte al giorno illumina metaforicamente i passi dello spettatore lungo il percorso espositivo, mentre la mostra  in toto può essere vista come un attraversamento delle realtà parallele che il rapporto tra il sonno/sogno e la veglia rappresenta.

Non è un caso che la mostra inizi con una video installazione di Bill Viola che vede una donna immersa nell’acqua. Serena e a occhi chiusi, questa figura induce lo spettatore a immergersi in un’altra realtà, fatta di immagini surreali e misteriose. Il solo impegno richiesto è lo sforzo della curiosità e della sospensione dell’incredulità: due caratteri che permettono di entrare nel sogno e prenderne parte, credendo ad esso come fatto sensibile benché tangibile solo in una dimensione immaginifica e non reale. Il viaggio, adesso, può iniziare. Se nelle prime sale della mostra vengono privilegiati gli aspetti conturbanti e irreali, che creano delle allucinazioni oniriche al limite della metafisica, i restanti spazi espositivi sono connotati da un aspetto neuronale fatto di dimensioni geometriche, universi algebrici e illusioni ottiche. Lo spazio occupato dalla scala fa convergere questi due ambienti, dove l’opera di Alexandra Kehayoglou ricorda l’interno di una grotta primitiva tappezzata da pitture rupestri e muschi selvatici. Attraverso questo passaggio ancestrale, un moto ascensionale porta il nostro viaggio verso nuove percezioni e coordinate spaziali ribaltate.

In chiusura della mostra il trionfo percettivo del colore: da una parte le tele monocrome a tinte ovattate di Ettore Spalletti anticipano un soffuso albeggiare e inducono il risveglio da uno stato di trance esperienziale, dall’altro la porta dimensionale di James Turrel, rettangolo luminoso di infinito, che attrae verso di essa con il potere del cromatismo.

A completare la mostra il progetto inedito Le voci del sogno:  14 voci narranti – scelte tra attori e interpreti del panorama nazionale -, recitano versi scritti per l’occasione dallo scrittore, sceneggiatore e regista Ivan Cotroneo. I testi, lontani dalla funzione museale dell’audioguida con intenti didattici, creano percorsi del senso tangenti alla mostra.  Le parole di Cotroneo, liberamente ispirate alle opere esposte, ci svelano differenti appigli di senso capaci di setacciare infinite strade da percorrere. Nuovi spunti  e interpretazioni  per altrettanti nuovi viaggi.

Dream è un percorso fatto di ombre e luci abbaglianti, di parole sussurrate, echi e rimandi, illusioni e svelamenti. Una mostra solo apparentemente semplice ma che cela una stratificazione di significati e contenuti visibili a chi decide di farsi coinvolgere dalla magia dell’arte. Basta chiudere gli occhi.

M. Maddalena Di Caprio

About the author

Maddalena Di Caprio

M. Maddalena Di Caprio, classe 1990, studia Comunicazione alla Sapienza di Roma.

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