Arte e Fotografia

“Dialoghi sull’uomo” a Pistoia: antropologia del contemporaneo

Esiste una storia che riguarda Emilio Vedova in qualità di insegnante. Racconta di quando un allievo di fronte ad una tela bianca si trovava irrigidito, incapace di procedere, di muoversi e creare.  A quel punto, il maestro interveniva immergendo uno spazzolone in un secchio di colore e, imprimeva, un violento colpo sulla tela.  Quella che poteva sembrare un’invadenza, quasi un’offesa scaturiva un movimento immediato, una reazione dell’allievo che si liberava da quell’angoscia che provava dinanzi alla tela. Questa è la storia raccontata da Massimo Recalcati, ospite della nona edizione di Dialoghi sull’uomo, il festival di antropologia del contemporaneo che si è svolto a Pistoia dal 25 al 27 maggio 2018, che ha descritto al meglio il cuore pulsante di quest’edizione, durante “La creatività come manifestazione del desiderio”.

Il colpo di spazzolone che si getta con forza sulla tela immacolata cerca il vuoto, come necessità, un vuoto, quello della tela che non è vuoto ma pieno. Il Festival di Dialoghi sull’uomo questo pieno l’ha sempre cercato e  quest’anno con ancora più fermezza, ha continuato ad essere promotore e contenitore di pienezza, cultura necessaria, di arte indispensabile. E, la tela bianca della città di Pistoia, affollata di saperi, di opere, di citazioni, di stereotipi, di ciò che è già stato fatto, visto e conosciuto, si inzuppa di cambiamento come rottura di regole e creatività.

Due gli incontri cardini e più significativi dell’intero festival: “La creatività come manifestazione del desiderio” di Massimo Recalcati e “La lezione dell’Africa, il dialogo necessario“di Wole Soyinka.

Massimo Recalcati ha incantato il pubblico, lo ipnotizzava e gli applausi che la “rockstar” della psicoanalisi ha ricevuto sono durati ben cinque minuti a dimostrazione di quanto la necessità di desiderio, di vivere con regole che non siano punitive ma creative sia per molti, un bisogno necessario e spesso sopito. Recalcati ha invitato la platea a riflettere su come la comunicazione tra noi e l’altro parte sempre dall’impossibile che è al centro, un mondo che è un continuo tentativo di comunicare, un mondo che deve creare tutto intorno. Si è soffermato su come la creatività nasca dalla condivisione, dall’amicizia, non a caso nazismo e fascismo sono pieni di monumentalità e c’è l’assenza dell’amicizia.

La legge non è la regola e, la regola, deve far sorgere il senso della regola: dobbiamo liberarci dalla forma, dalla maledizione della legge come peccato, incubo morale e lasciarci andare alla creatività.

La legge deve diventare il motivo creativo non il sacrificio.

La legge del desiderio è la legge che espande la vita”.

Recalcati, quindi, ci spinge ad una creatività che deve far rialzare l’uomo cammello, così definito da Nietzsche, schiacciato e prigioniero come accadeva nel periodo del nazismo e del fascismo dove, la creatività era assente perché l’uomo preferiva “le catene alla libertà”, una creatività che innalza la vita e non la umilia, che fa della parabola evangelica della moltiplicazione dei pani la sintesi di una legge creativa che non calpesta i desideri ma li espande.

Non solo Massimo Recalcati ha ammaliato il pubblico del festival, che anche quest’anno ha presentato un programmo ricco e vasto, altro protagonista indiscusso di quest’edizione è stato Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura, che senza giri di parole ha affascinato l’intero pubblico con una verità spesso scomoda per noi occidentali e l’ha fatto con estrema semplicità parlando della “sua” Africa. Testimone e portatore di dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane, Soyinka ci accompagna verso un incontro che ognuno di noi dovrebbe cercare per la salvezza della “nostra specie” ma, soprattutto delle nostre anime.

Ha sottolineato subito che per parlare d’Africa bisogna conoscere la sua gente, guardare i volti, i tanti volti di giovani migranti che ogni giorno incontriamo nelle strade delle nostre città, quei giovani spesso arresi che accettano tutto pur di sopravvivere , elemosinando la nostra “attenzione”. Il premio Nobel conclude affermando che “L’Africa non è mai stata scoperta però è stata inventata dagli altri, spesso ridotta alla mera visione negativa, quando, si parla di tribalismo, cannibalismo, disumanizzazione dei popoli e altro ancora”. Proprio partendo da ciò si dovrebbe fare un passo avanti e comprendere che è necessario cambiare il corso delle cose e, intraprendere una nuova strada, restituendo la dignità a questa terra, partendo proprio dagli africani che in “buona parte hanno contribuito alla visione negativa del continente rendendosi schiavi delle maggiori corporazioni occidentali”.

Maria Di Pietro

About the author

Maria Di Pietro

Fotografa da sempre dedita al fotogiornalismo, appassionata di ogni forma d'arte, ama definirsi scrittrice d'immagini, perché il racconto è per lei insito nelle immagini che crea.
Sempre in viaggio con la sua scatola magica, trasforma presto la sua passione in una necessità che la spinge a un'assetata ricerca tra il reale e l´immaginario.
Anima libera da padroni continua a cercare quella fotografia volta al paesaggio e ai segni che l'uomo lascia, a quella bellezza visibile nell'essenziale della quotidianità dello sguardo.

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