Arte e Fotografia

Dialoghi con Vandana Shiva: la lotta di una donna per un mondo più giusto

Il delicato legame degli uomini con la Terra e la tutela dell’ambiente sono stati al centro della decima edizione del Festival di Antropologia del contemporaneo tenutosi a Pistoia: Dialoghi sull’uomo, Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini. 

Un festival che dona momenti intensi ponendo domande e cercando risposte, attraverso la partecipazione e il confronto, su argomenti importanti volti alla convivenza degli esseri umani, attraverso un dialogo incessante. Quest’anno il festival festeggia i suoi dieci anni con molte personalità di rilievo: Enzo Bianchi con “Insieme”, un momento di condivisione incentrato sull’importanza del dialogo per la sopravvivenza, Federico Faloppa e Adriano Favole con le parole per dividere e con-dividere, Michele Serra con la “sua” amaca di domani, Marco Aime e le sue comunità costruite sulla convivenza, Telmo Pievani, Fernando Aramburu e Wlodek Goldkron con le identità dell’uomo e il suo sogno europeo. Michela Murgia e Ritanna Armeni che camminano su un filo, quello dello stare insieme, dell’essere comunità. Grammenos Mastrojeni, Maurizio Ambrosini, Adriano Prosperi, Shahram Khosravi e lo speciale di Ascanio Celestini con la Ballata dei senzatetto. 

Tra tutti, a fare da faro in questa edizione è senza dubbio una donna: la fisica ed economista indiana Vandana Shiva, tra i massimi esperti internazionali di ecologia sociale, premiata con il Right Livelihood Award, premio Nobel alternativo per la Pace, icona mondiale dell’ecofemminismo e il nemico numero uno delle multinazionali agroalimentari. Iniziata alla lotta ecologista, nei primi anni Ottanta, da contadine indiane che davanti alle armi non esitavano un istante a sacrificare la vita per le loro foreste, si è ben presto dedicata alle battaglie contro le grandi dighe, le mafie minerarie e le grandi imprese.

Impariamo a condividere il nostro pianeta: è di tutti! E’ la lectio che ha tenuto Vandana Shiva che testimonia la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane e che la vede quest’anno vincitrice del Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo 2019.

Una semplice donna vestita con un sari di cotone artigianale e un paio di sandali che richiama oggi vere e proprie maree umane nei grandi forum sociali e ambientalisti. Determinata a rivelare al mondo un’informazione di cui era entrata in possesso un giorno di marzo del 1980 a Bogeve, Vandana Schiva scoprì il piano che sarà in effetti messo in opera nei tre decenni successivi: prendere il controllo delle sementi grazie ai brevetti e agli organismi geneticamente modificati (OGM), vendere ai contadini del mondo intero quel che la terra già offre loro gratuitamente – i semi – e fare cartello per formare un oligopolio di cinque grandi gruppi capaci di influenzare largamente, per non dire determinare, le decisioni dei governi e delle istituzioni internazionali.

Shiva farà delle sementi un catalizzatore di sfide diverse, dalla sovranità alimentare alla democrazia, dalla mobilitazione per la pace al femminismo. Una testimonianza la sua, piena di speranza riguardo alle innumerevole iniziative esistenti di autosufficienza alimentare, a livello di famiglie, comunità e anche di intere città, un cammino verso uno sviluppo di orti condivisi, chilometro zero e a una miriade di formule che cercano di rimettere insieme ambienti sociali diversi. Molte sono le riflessioni, una fra tutte la chiara distinzione fra le imprese con una missione utile per la società, per l ‘interesse generale, e quelle che si accontentano di innalzare muri tra i cittadini e i beni comuni per prelevare rendite sulle terre, l’acqua, le sementi e qualsiasi altra risorsa.

I suoi racconti ci accompagnano (nel suo libro “la terra ha i suoi diritti” ) ad assistere ai suoi processi contro gli Ogm e l’appropriazione di piante confiscate a coltivatori, medici o altre persone che le utilizzano da generazioni accrescendo conoscenze e competenze. Ci spiega l’efficacia non violenta, di una pratica introdotta da Gandhi negli anni trenta, contro una legge di monopolio del sale. Chiama gli agricoltori alla “disobbedienza dei semi”, ci parla delle vittorie che ha conseguito grazie a questa arma e incoraggia alla creazione di “zone di libertà dei semi”, ad una rete che permette di dotare di strumenti i Paesi ultimamente entrati nel mirino dei giganti dell’agrochimico (Africa) e di ristabilire la verità davanti ai rapporti divulgati dalle lobby degli Omg.

Un ricchissimo dialogo che permette, secondo Vandana Shiva, di imparare a riconoscerci come membri della comunità della Terra, che ha strabilianti capacità e il potenziale per rigenerarsi, nonostante ci si trovi sull’orlo di un precipizio. Si deve coltivare la speranza, fondata sulla filosofia della Terra intesa come un’unica famiglia: ce la faremo solo credendo nella capacità di andare oltre le divisioni, di pensare, agire e vivere come un’umanità aggregata, uniforme, impegnandoci a partecipare in ogni momento alla difesa e alla rigenerazione del tessuto naturale e sociale della vita.

Shiva sottolinea il ruolo della donna, di come questa forza e tenacia, è insita e viscerale in essa, un istinto di protezione delle sementi e della vita, una predisposizione particolare alla solidarietà e all’altruismo.

In Terra Madre mostra lo straordinario contributo delle donne alla vita collettiva, a alla propensione della biodiversità, quelle stesse donne spesso considerate e liquidate come analfabete. Svela il loro legame immanente con la terra e come il predominio maschile in seno alle famiglie, nelle grandi imprese o in politica, ha lasciato spazio alle propensioni dell’uomo per la violenza e la guerra.

“Le donne sono potenzialmente fortissime, tramandano conoscenza, sono creative… Sono le massime esperte mondiali di biodiversità, di nutrizione e di quelle pratiche economiche che consentono di produrre tanto con poco. Lo fanno da sempre. Si prendono cura, danno da mangiare. Ma, in questo sistema industriale ed economico globalizzato il loro sapere non viene preso in considerazione.”

Ogni cosa, anche la più complicata a volte da comprendere per la tecnicità scientifica, attraverso Shiva diventa comprensibile e disarmante nella sua verità. Un seme, il seme, ci mette dinanzi una sola verità, la consapevolezza, l’agire. Fa fiorire quella filosofia della non violenza: sovranità alimentare, libertà dei semi, ecofemmisnismo, pace, democrazia e mobilitazione. L’importanza di comprendere che la vita deve sposarsi sempre alla parola e all’azione, al punto di affrontare e abbracciare insieme ogni situazione, il resistere e lottare per preservare, informare, perché ogni battaglia civile, l’attivismo sociale, sovranità alimentare, la biopirateria, ecofemminismo, sono tutte legate tra loro.

Se non cambiamo, se non facciamo quello che c’è da fare, si scateneranno diverse crisi in modo inatteso e incontrollabile. La crisi ecologica nasce dalla nostra separazione da madre natura. Ogni anello della catena della biodiversità è minacciato di privatizzazione e mercificazione.

Ascoltare Schiva è certo impegnativo, lascia dentro miriadi di domande ma non c’è scampo all’unica viscerale risposta: tutto è chiaro, dinanzi i nostri occhi, non resta che agire e rendersi conto di quanto la nostra terra meriti quel rispetto che nonostante il suo infinito donarci, non ha mai ricevuto. C’è dunque solo una strada che può contribuire alla nascita di una società nuova, pacificata, resiliente e prospera: quella del rispetto e dell’amore, di noi stessi e della nostra madre terra.

 

Testo e foto di Maria Di Pietro

About the author

Maria Di Pietro

Fotografa da sempre dedita al fotogiornalismo, appassionata di ogni forma d'arte, ama definirsi scrittrice d'immagini, perché il racconto è per lei insito nelle immagini che crea.
Sempre in viaggio con la sua scatola magica, trasforma presto la sua passione in una necessità che la spinge a un'assetata ricerca tra il reale e l´immaginario.
Anima libera da padroni continua a cercare quella fotografia volta al paesaggio e ai segni che l'uomo lascia, a quella bellezza visibile nell'essenziale della quotidianità dello sguardo.

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