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Della natura dell’arte e dei linguaggi estetici / vol. 2 – Status Quo

Per il secondo appuntamento della rubrica Della natura dell’arte e dei linguaggi estetici, ospitiamo l’artista e critico Christian Costa, in conversazione con Fabrizio Ajello, per un ulteriore sviluppo dell’analisi delineata nel primo articolo.

FA: Nel 1977 i Sex Pistols cantavano No Future!. Contrordine. Ecco il futuro, o forse sarebbe meglio chiamarlo presente ipertrofico o presente remoto. Irretiti dalla network society, così definita da Manuel Castells, e stremati da una pandemia in grado di deformare le nostre abitudini e riconfiguare le nostre esistenze, siamo tutti in balia della fibrillazione tra l’Evento in grado di ridefinire il pianeta Terra in un nuovo ordine di cui possiamo al momento soltanto intuire i connotati e la stagnazione ripetitiva di notizie, proclami e idee che perpetuano una litania priva di alterità e valore. Il piano del reale oggi è un brusio audio-visivo, un rumore bianco virtuale in cui la comprensione è negata (proprio perchè irrilevante) e di consguenza siamo liberi di esprimerci a patto di esserlo nei recinti che inconsapevolmente abitiamo. Insomma “ragionate fin che volete e su quel che volete, ma obbedite” affermava Kant nel suo Che cos’è l’Illuminismo, ma parafrasando si potrebbe anche affermare: “esprimetevi come preferite e su tutto ciò che desiderate, ma obbedite”.  A cosa ci riferiamo quindi quando trattiamo il tema della verità (in chiave Groys) e della realtà in relazione all’opera d’arte?

CC: Nel 1980 i Devo cantavano Sank, swam, go down with the ship. But use your freedom of choice. La libertà, nei paesi anglosassoni, è sempre una questione di punti di vista. Come la libertà nel mondo (post?)covid. Slavoj Žižek in Benvenuti nel deserto del reale scrive (nel 2002) che “ci ‘sentiamo’ liberi perché ci manca addirittura il linguaggio per articolare la nostra illibertà”. E chi dovrebbe fornire tale linguaggio di Contro-Potere, se non gli artisti e gli intellettuali? Non sarà certo il Potere politico, economico-finanziario o militare a smontare sé stesso. Kant chiedeva di obbedire. Oggi non lo chiede più nessuno. Si obbedisce e basta. Il Potere definisce la libertà, che a sua volta definisce la verità, che a sua volta definisce l’uso dei linguaggi estetici. Come Alla fiera dell’est, da dove poi viene Groys. Nelle arti l’equiparazione tra verità e realtà è tipica del realismo socialista, o di tutte quelle feticizzazioni del reale, che sprofondano nell’ideologia. La vera questione dunque non è quanto un’opera d’arte sia ‘vera’, ma che visione del reale presenti. Groys insomma, da buon filosofo, si chiede se l’arte sia uno strumento epistemologicamente adeguato per analizzare la realtà.

Artur Zmijewski, 80064 (still), 2004. Courtesy Foksal Gallery Foundation, Warsaw; Galerie Peter Kilchmann, Zürich

FA: Potere, libertà, ideologia e realtà potrebbero risultare concetti eccessivamente astratti. Sarebbe il caso di entrare nello specifico. Una volta compreso che la libertà è oggi più che mai una finta leva concessa all’interno di recinti impalpabili ma invalicabili e che la realtà è un oggetto socialmente negoziabile in balia della moltitudine di narrazioni possibili, chi incarnerebbe il Potere o i Poteri che riescono a imporre idee, immagini e opere/operazioni ideologiche a volte addirittura mai realizzate e forse irrealizabili? Chi sono gli architetti delle scelte in Italia e come operano? Il ponte sullo Stretto di Messina mi sembra un fulgido esempio in tal senso. Nel Bel Paese la crisi valoriale, nonostante lo smisurato potenziale culturale, talvolta goffamente manipolato, molte altre volte bistrattato, è sotto gli occhi di tutti, ma non sembra interessare nessuno, se non per finalità meramente economiche o di marketing del self. L’Italia strabocca di mostre, eventi, iniziative culturali, ma siamo al palo rispetto ad una comprensione ed espressione del presente come del passato, che sia rilevante in merito al contemporaneo. La copia stampata in 3D del David messa in bella mostra dentro il padiglione italiano dell’Expo 2021/2022 di Dubai, la cui parte sommitale è stata realizzata con tre chiglie rovesciate di imbarcazioni dipinte in verde bianco e rosso, è solo l’incipit di una  santabarbara di stereotipi e di autorappresentazioni a sforzo cognitivo zero che ci inchioda ad un immaginario logoro e abusato. Quindi da dove ripartire?

Regina José Galindo, Alud, 2011. Salonicco Performance Festival, III Biennale d’ArteContemporanea di Salonicco. Courtesy dell’artista e PrometeoGallery, Lucca/Milano

CC: A tutt’oggi l’Italia non ha ancora fatto seriamente i conti con l’epoca fascista, con un’unificazione violenta del paese, con i misfatti dei Savoia, con il periodo post-bellico delle mani sulla città, con l’epoca della Democrazia Cristiana, con la rivoluzione di Mani Pulite, con il fenomeno Berlusconi… Se la cifra caratterizzante di un’entità geografica come l’Italia è il conflitto, il perenne Roma-Lazio di questo paese; e se la gente sembra trovare tali conflitti appropriati ed identitari; e se i Poteri politici, economici, culturali e militari trovano in tali conflitti terreno di crescita e di autoconferma, evidentemente non interessa a molti superare tali finte dialettiche, funzionali solo alla conservazione dello status quo. L’Italia è pur sempre il paese in cui si fa gattopardianamente tanto rumore per (non cambiare) nulla. Eppure fratture storiche similari hanno prodotto in giro per il mondo artisti di altissimo profilo. Dove sono gli Anselm Kiefer, gli Artur Żmijewski, le Tania Bruguera, le Regina José Galindo, i Santiago Sierra italiani?
Una sorta di complesso di impotenza estetica totalmente autoreferenziale sembra avvolgere l’Italia in un sonnacchioso grigiore borghese. Manca la necessità, manca l’alterità, manca la complessità. Quindi da dove ripartire? In un momento storico sospeso tra la stagnazione anglofila del politically correct e le finte contrapposizioni (post?)ideologiche, io ripartirei dal passato incondiviso. E dallo sviluppo di strumenti di lettura estetica del reale da introdurre sistematicamente in tutte le discipline oggi rilevanti.

In copertina: Una delle immagini del lavoro di Beeple EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS collection

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Christian Costa, artista visivo, critico, sound artist. Vive e lavora tra Napoli, Varsavia e Londra. Ha scritto di musica ed arti visive su Rumore, NextExit, SuccoAcido, con L.Dalisi, M.Galateo, P.Mezzacapo fonda nel 2002 container, gruppo artistico e laboratorio di grafica e design. Lavora ai progetti di arte pubblica Progetto Isole (dal 2005), N.EST (Napoli Est, dal 2007), Spazi Docili (dal 2008). Nel 2014-2016 lavora a Biennale Urbana, progetto fondato da Spazi Docili, STALKER e Officina Marinoni, e basato a Venezia. Nel 2015 lavora in Libano al progetto e-scape. Transitional settlement organizzato dall’American University of Beirut e supportato dall’UNHCR. Ha esposto il suo lavoro alla Biennale di Liverpool 2008, al World Expo Shanghai, all’European Culture Congress di Wrocław, alla Biennale di Berlino 7, alla Biennale di Venezia Architettura 2014 e 2016, a Manifesta 12 ed in svariati musei e gallerie internazionali.

 

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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