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Del Bene e del Male in “Fargo”

La mini-serie in 10 episodi premiata ai Golden Globe, è un ibrido tra il grande cinema e la miglior televisione: in Fargo non c’è solo la saggezza e l’umorismo dei Coen, ma anche qualcosa della spaventosa ferocia della Twin Peaks di Lynch, del perbenismo stantio della Peyton Place di Grace Metalius e un’eco delle numerose identità del male che Stephen King ha inserito nelle remote cittadine di molte delle sue storie.

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Un assicuratore inetto vessato da una moglie scontenta, un saggio ex-poliziotto che gestisce un piccolo ristorante dove non manca mai una tazza di caffè e una parola amichevole, il ricco proprietario di un enorme supermercato dal passato oscuro, una tenace poliziotta decisa a far luce sulla morte del suo capo, un personal trainer dalle mediocre ambizioni, un giovane padre buono e consapevole dei propri limiti e uno spietato sicario dall’identità misteriosa.

Sono solo alcuni dei personaggi della bizzarra e geniale galleria creata dal giovane sceneggiatore Noah Hawley per la prima stagione della serie televisiva Fargo, ispirata nei caratteri e nell’ambientazione all’omonimo film diretto dai fratelli Coen del 1996 che qui ritroviamo come produttori esecutivi.

È l’eterno conflitto fra il bene e il male, fra le tenebre e la luce che anima la sconcertante e grottesca vicenda – ispirata a una storia vera – raccontata attraverso 10 episodi nei quali tensione e humor nero non vengono mai meno.

Lester, un mediocre impiegato strepitosamente interpretato da Martin Freeman (The Hobbit, Sherlock), stanco di subire e convinto in fondo di meritare qualcosa di meglio di ciò che la vita gli ha riservato nella gelida provincia americana di Bemidji in Minnesota, complice un incontro casuale, cede al fascino della crudeltà incarnata nella sua forma più feroce e poetica dal volto scolpito nel marmo del monumentale Billy Bob Thorton nel ruolo dell’enigmatico killer Lorne Malvo, diabolico Deus ex machina delle strade che da lì in avanti percorreranno i personaggi.

Dove c’è un’ombra c’è però anche una luce che per quanto debole continua a splendere con ostinazione, l’ostinazione del vice-capo della polizia di Bemidji Molly Solverson (Allison Tolman), l’altra faccia del micro-cosmo piccolo borghese messo in scena in Fargo: quello delle brave persone con le giuste aspirazioni, di coloro i quali non possono sottrarsi al loro dovere. A Molly, piccola grande eroina coraggiosa, gentile, testarda, fuori da ogni stereotipo, e al suo infaticabile senso del dovere è affidato il bene e la salvezza della comunità.

Fargo

Della galleria di personaggi della quale parlavamo in apertura, che continua incessantemente a subire addizioni e sottrazioni nel corso delle dieci puntate, è sulla triade composta da Lester-Lorne-Molly che sono gettate le fondamenta della nostra storia illuminata dalla fredda luce del giorno o da quella più tenue di un tramonto che si riflette sulla neve in un inverno senza fine fotografato da Dana Gonzales, già attivo con Pretty little liars, Crash, contatto fisico e The Fighter.

Può la forza della rettitudine (Molly) trionfare sulla ferocia (Malvo)? E Lester, il mediocre e colpevole nel quale è impossibile non vedere le nostre stesse insoddisfazioni come attraverso uno specchio deformato, dopo il cui salto in un territorio che gli era ignoto deve temere di più chi vive per il male o chi lotta per la giustizia?

Non c’è solo la saggezza e l’umorismo dei Coen in Fargo, ma anche qualcosa della spaventosa ferocia della Twin Peaks di Lynch, del perbenismo stantio della Peyton Place di Grace Metalius e un’eco delle numerose identità del male che Stephen King ha inserito nelle remote cittadine di molte delle sue storie.

Prodotta dalla FX (Nip and Tuck, Sons of Anarchy, American Horror Story) e animata dalle eccellenti interpretazioni fra gli altri di Colin Hanks, Keith Carradine, Oliver Platt e Kate Walsh, Fargo è un altro sublime ibrido tra il grande cinema e la miglior televisione che delizia lo spettatore con una complessità che non stanca ma diverte e che spinge a cambiare costantemente prospettiva nel considerare i fatti.

La seconda stagione, attualmente in lavorazione, sarà ambientata a Luverne in Minnesota nel 1979, con protagonisti Kirsten Dunst, Patrick Wilson, Ted Danson e Bruce Cambpell nel ruolo di Ronald Regan.

Noi aspettiamo.

Caterina Liverani

 

 

About the author

Caterina Liverani

È fermamente convinta che la critica sia prima di tutto uno strumento al servizio del lettore e non un intrattenimento di chi scrive. Ritiene che nell’accostarsi a un film, qualunque esso sia, si debba sempre conservare la mente libera e il cuore aperto, perché un vero cinefilo non è mai uno snob.

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