Arte e Fotografia

Dante e Beatrice: tra antico e contemporaneo

In corso fino al 19 settembre al Museo Barracco di Roma e poi al MADRE di Napoli, “La Vita Nova. L’amore in Dante nello sguardo di 10 artiste” è una mostra che fa dialogare arte e letteratura tra antico e contemporaneo.

Sembra quasi una caccia al tesoro la mostra allestita nella splendida cornice del Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco di Roma, a pochi passi da Campo de’ Fiori. Il percorso espositivo, ideato da Alessandra Mammì e prodotto dal Centro Studi Roccantica, si sviluppa  tra le opere e negli spazi dell’elegante palazzo cinquecentesco progettato, con buona probabilità, da Jean de Chenevières, già architetto di S. Luigi dei Francesi.

La collezione Barracco nasce da un forte intento comparativo: il nobile calabrese, grande amante dell’arte e del restauro, raccolse sapientemente opere d’arte antica di diversa origine e tradizione, dall’Egitto al Vicino Oriente, dalla Grecia all’Etruria. Ed è proprio quello spirito di comparazione e dialogo che accompagna nel percorso della mostra d’arte contemporanea incentrata sulla Vita Nova di Dante Alighieri

Tra meravigliose teste di leoni e sfingi, tra altorilievi raffiguranti muse e cavalli alati si celano le opere di 10 artiste contemporanee chiamate a riflettere sui temi dell’opera giovanile interamente centrata su Beatrice. Sono moltissimi gli elementi visivi e visionari presenti tra i versi e le righe di questo componimento dantesco: l’aspetto fisico della donna amata, il suo sguardo, talmente gentile e onesto che di per sé è in grado di infondere beatitudine ma anche il sogno inquieto e conturbante che il Sommo Poeta riporta in cui Beatrice, sorretta dal Dio Amore, piangendo gli mangia il cuore. 

Amore, morte, ricerca spirituale e ispirazione creativa diventano i punti di contatto tra il sentire del grande letterato medievale e quello delle artiste in mostra. Le parole dantesche vengono, infatti, esaltate e tradotte in elementi della contemporaneità.

Le opere delle artiste in mostra 

Micol Assaël riflette sul tempo e sulla memoria: il suo Senza Titolo è la concretizzazione dell’incipit de Vita Nova in cui Dante dichiara apertamente l’intenzione di attingere ai ricordi più lontani, quelli dell’incontro con Beatrice da cui cominciò a tutti gli effetti la sua nuova esistenza. Quell’evento straordinario e decisivo è al centro dell’opera fotografica di Letizia Battaglia che moltiplica la presenza femminile attraverso tre volti: quello di Rosaria Schifani, vedova di Vito, agente della scorta di Giovanni Falcone, quello marmoreo di Eleonora d’Aragona immortalato dal Laurana e infine quello di una giovane donna mediterranea, assorta e dolcissima.

Letizia Battaglia, “Rielaborazione” (2010). Ph. Simon d’Exéa.

Anche Marzia Migliora sceglie il simbolismo numerico ma si sofferma in particolare sul 9 che, com’è noto, rappresenta una costante nella produzione letteraria di Dante in quanto emblema dell’amore divino. L’artista connette la potenza simbolica del numero dantesco ad un’altra concezione altamente significativa: si tratta di Navdanya (letteralmente “9 semi”), l’iniziativa ambientalista lanciata nel 1987 da Vandana Shiva, basata su un’antica tradizione indiana che celebra Navaratri, la Madre Divina ovvero l’espressione femminile di Dio. Nei collage dell’artista piemontese il corpo della donna si trasforma: da oggetto a soggetto, da singolare a plurale.

La soggettività della figura celebrata da Dante è necessaria anche per Elisabetta Benassi che restituisce centralità a Beatrice attraverso un’affabile provocazione. In una teca, tra teste e testine di divinità greco-romane, campeggia una copia dell’opera dantesca sulla cui copertina l’artista domanda: «Ti chiami Beatrice? Questo libro è per te». Ed è davvero così: per tutte le omonime dell’amata dal Poeta, in età compresa tra i 9 e i 24 anni, c’è una copia in omaggio della Vita Nova, firmata e numerata. Parimenti, anche per Elisa Montessori quello da indagare è il punto di vista di Beatrice che l’artista interpreta attraverso inchiostri e smalti.

Elisabetta Benassi, “Vita Nova” (2021). Ph. Simon d’Exéa.

Se per Dante la vita diventa nuova grazie all’amore, per Patrizia Cavalli è ancora di più: è meraviglia. Nel suo lavoro parola, verso e colore si fondono in un immaginario dialogo con la stessa Beatrice. Marta Dell’Angelo sceglie invece il tema del passaggio dalla vita alla morte in una doppia tela sovrapposta che indaga il tema più caro all’artista: quello del corpo fisico come espansione e limite dell’esistenza.

Sono allunati, invece, Dante e Beatrice, nella rielaborazione di Rä di Martino che colloca l’amore nell’altrove per eccellenza, mescolando immagini reali e racconto cinematografico: il dittico creato per la mostra è perfettamente collocato nella sala del Museo che ospita una serie di volti, maschili e femminili, frammenti del ricco repertorio di statuaria classica. E sul rapporto tra il poeta e la donna angelicata riflette anche Giosetta Fioroni, unica esponente femminile della Scuola di Piazza del Popolo, tra le protagoniste di quella strepitosa rivoluzione femminista dell’arte promossa dal duo Lonzi-Accardi. Le sue quattro tele in mostra riverberano l’innamoramento ma anche l’ossessione di Dante per Beatrice che nella Vita Nova scrive: “l’anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima”.

Rä Di Martino, “Allunati n. 20 (Dante e Beatrice)”, 2021. Ph. Simon d’Exéa.

Un’ossessione che per Sabina Mirri si traduce in un’immagine iconica e potentissima: il suo è un Dante che ha letteralmente inglobato il femminile, al punto da diventare ermafrodita. 

 Un progetto speciale in evoluzione

Il percorso espositivo “La Vita Nova. L’amore in Dante nello sguardo di 10 artiste” è un progetto speciale del Comitato Nazionale delle Celebrazioni Dantesche 2021 istituito dal MIC Ministero dei Beni Culturali, promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e con il sostegno della Fondazione Donnaregina di Napoli. Il catalogo, edito da All’Insegna del Mare, la casa editrice fondata nel 2019 dal Centro Studi Roccantica assieme a Franco Cardini e Roberto Mancini, è corredato da un intervento storico-critico della curatrice Alessandra Mammì e da un testo di approfondimento a cura dell’italianista Floriana Calitti (Università per Stranieri, Perugia).

La mostra è in corso fino al 19 settembre al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco di Roma; l’ingresso, dal martedì alla domenica dalle 13 alle 19, è gratuito.

Cristina Cassese

In copertina: le opere di Patrizia Cavalli e Sabina Mirri nel percorso espositivo “La Vita Nova: L’amore in Dante nello sguardo di 10 artiste”, Museo Barracco, Roma. Ph. Simon d’Exéa

About the author

Cristina Cassese

Classe 1982, tarantina d’origine, cittadina del mondo. Cristina ha studiato storia dell’arte e si è specializzata in antropologia culturale ed etnologia. Di recente ha intrapreso un percorso di approfondimento e ricerca in ambito pedagogico. Insegna discipline storico-letterarie e vive a Roma.

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