Arte e Fotografia

Conversazione con Laboratorio Saccardi, “i migliori artisti in circolazione”

Pratiche di corrispondenza non organizzata. A cura di Sasvati Santamaria 

“In maniera provocatoria diciamo di essere i migliori artisti in circolazione,

per stimolare un contesto artistico che è realmente desertico sotto molti punti di vista” Laboratorio Saccardi

Laboratorio Saccardi è sicuramente il progetto artistico più irriverente e controverso della scena siciliana. Nasce nel 2002 e ad oggi è composto dal duo Vincenzo Profeta e Marco Leone Barone che vivono e lavorano a Palermo. Amati e odiati, continuano comunque la loro ricerca in maniera costante e coerente rimanendo sempre attivi nel mercato e nel panorama artistico e internazionale. Dissacrante, beffardo e irriverente il Laboratorio Saccardi sgretola tutte quelle “regole” del buoncostume del mondo delle arti contemporanee, prendendosi gioco della realtà che li circonda, utilizzando qualunque “linguaggio” possa essere utile. La loro profonda conoscenza della storia dell’arte gli permette, spesso, di utilizzare come spunto i grandi capolavori del passato per raccontare il presente servendosi sempre di una brillate e tagliente ironia.

Sasvati Santamaria: Mi permetto di dire che, pur essendo il vostro intento quello di scardinare qualunque luogo comune sull’artista intellettuale e colto, il lavoro trasuda una ricerca certosina che comprende lo studio della storia dell’arte antica e contemporanea e uno sguardo lucido e attento su quello che accade a livello politico e sociale nell’attuale presente. Vi va di raccontarmi come nasce il Laboratorio Saccardi? quali sono le sue origini e il significato del nome?

Laboratorio Saccardi: Siamo nati nel 2002 vincendo una manifestazione che si chiamava “Genio di Palermo”, abbiamo vinto un premio in denaro che abbiamo subito investito nell’arte creando il Laboratorio Saccardi. Pensiamo che sia stata una scelta di libertà dai dogmi accademici e dallo stesso sistema dell’arte, da cui entriamo e usciamo continuamente, quando vogliamo. Per quella manifestazione facemmo un’installazione a Piazza Rivoluzione (“nomen omen”, per noi), essendo nettamente i migliori artisti in circolazione, non abbiamo pudore a considerarci tali. Il nome deriva da una reminiscenza scolastica, l’artista svizzero Albert Saccardi sconosciuto ai più, per noi lui è il creatore di tutto, punisce i finti artisti come un diavolo scuoia i peccatori agli inferi, in un affresco medioevale, li aspetta dopo la morte per fare i conti.

SS: Credo che, riuscire a entrare e uscire continuamente dal meccanismo del sistema dell’arte con “liquida” consapevolezza, sia proprio il vostro punto di forza. Molto spesso, anche in occasioni formali, vi ho sentito ripetere con sarcastica e irriverente sicurezza che siete “ i migliori artisti in circolazione” e nonostante l’arrogante e provocatoria modalità, il dato di fatto è che il Laboratorio Saccardi è sempre rimasto attivo nel mondo del mercato dell’arte. Palermo, da sempre è stata una città dove è davvero difficile sentire un respiro internazionale, sopratutto per la sua identità socio-geografica. Pochi sono i nomi che sono riusciti ad avere una “internazionalità” e spesso sono dovuti andare via dall’ isola, mentre il duo Laboratorio Saccardi è sempre rimasto a Palermo e ancora oggi produce in città. In molti si sono domandati e ancora si domandano come ci riusciate, io credo sia dovuto al vostro rigore professionale, che vi dà merito di una produzione vastissima, e del vostro lucido e cinico sguardo sul mondo che vi permette poi ironizzare in maniera critica e feroce. Adesso, piuttosto che parlare delle mie supposizioni, potreste delineare meglio la modalità del “vostro esercizio di ricerca” e dove attingente per prendere spunto per i vostri progetti?

LS: Da molto tempo gestiamo da soli il nostro lavoro, producendo e vendendo le nostre opere, ma spesso collaboriamo con gallerie che riteniamo professionalmente all’altezza per il nostro lavoro. Ultimamente stiamo anche valutando l’idea di entrare nel mercato non solo da artisti, ma anche da galleristi. In maniera provocatoria diciamo di essere i migliori artisti in circolazione, per stimolare un contesto artistico che è realmente desertico sotto molti punti di vista. Nei nostri lavori cerchiamo di  realizzare meglio una visione che conosciamo, siamo rimasti a Palermo perché è pur sempre la capitale di un isola assurda e magica, e consideriamo un vantaggio questa cosa per il nostro lavoro. Andare a Berlino o a Londra, per noi sarebbe inutile, la cultura del kebab o del fish and chips la lasciamo agli eterni ventenni, molto meglio mangiare un polpo a Mondello che tutta la pittura Turner. La nostra è una cultura  mediterranea, fenicia, greca e sumera; arabo-normanna nelle nostre fasi di decadenza. Per il resto ci interessa solo l’oriente o l’est, la Cina e la Russia, quindi se in teoria dovessimo malauguratamente decidere di emigrare, sicuramente andremmo da quelle parti, che per noi loro sono l’unica salvezza per l’umanità, sono il futuro. L’occidente non ha scampo, il massimo che ha ottenuto, lo ha ottenuto negli anni ottanta, a cui ultimamente si rimanda eternamente come in una fascinazione estetica, così come è successo per il rinascimento.

SS: Mi sembra quindi di capire che al momento non siete legati a nessuna galleria e a nessun curatore e che il vostro lavoro di ricerca parte da Palermo e si espande all’esterno. La vostra scelta, sicuramente non comoda, di non avere né una galleria, né un curatore di riferimento rafforza sicuramente la vostra linea ideologica di cui parlavate all’inizio. Proprio in virtù della coerenza nella pratica del vostro lavoro mi incuriosisce il video che raccoglie il lavoro fatto presso la residenza BOCS ART, tenutasi a Cosenza nel mese di novembre. Potreste raccontarmi la vostra esperienza in residenza? Il video appare quasi come una rappresentazione contemporanea di un rito pagano urbano, e anche la traccia audio che con il brano di Giovanni Lindo Ferretti – A cuor contento distorce l’atmosfera. Potete spiegarmi meglio il senso del video?

LS: Noi non siamo legati a nessuna galleria ma spesso ci collaboriamo, per alcuni progetti, abbiamo fatto mostre in galleria fino allo scorso anno e collaboriamo con curatori che secondo noi sono all’altezza, basta vedere il nostro curriculum. Oggi è meglio che ogni artista gestisca personalmente il proprio lavoro, se non ha la fortuna di avere una totale simbiosi col gallerista, vendendo il proprio lavoro, come crede, e senza intermediari, che spesso ti usano, come cassa di risonanza e per i tuoi contatti. Per Cosenza, noi non volevamo andare all’inizio, non crediamo a questo tipo di progetti, ma devo dire che con BOXART ci siamo trovati abbastanza bene, abbiamo stretto nuove amicizie con giovani artisti, anche potenzialmente molto bravi. Il nostro video, è la sintesi dell’esperienza avuta lì, abbiamo coinvolto tutta la comitiva di artisti presenti, chi ci ha aiutato a fare il video, chi a fare le foto, chi a fondere il piombo. Il rito della lamella nel fiume è legato al tema delle tradizioni storiche di Cosenza, la leggenda del tesoro di Alarico, una leggenda neotemplare che ci ha appassionato, la colonna sonora è stata scelta perché stimiamo Ferretti da anni, ed era l’unico pezzo che ci stava, noi avremmo anche messo della musica Trap, infatti stiamo collaborando con un artista di musica Trap ultimamente, vedrete in futuro…

Nomi di Morti, Lupi Aquile e Fulmini, Laboratorio Saccardi, Residenza Bocs Art – Cosenza Novembre 2017

SS: Musica trap, allegorie templari e sarcasmo al vetriolo mi sembra un mix perfetto. Non avere dei legami contrattuali a lungo termine sicuramente vi lascia la libertà di sperimentare senza l’ansia di dover produrre per delle dead line di contratto. A proposito di ansie, legami contrattuali e istituzioni artistiche, in questo momento Palermo è tutta un fermento per l’imminente apertura di Manifesta che si terrà questo giugno “invadendo” l’intera città. Come sta vivendo secondo voi Palermo questo avvenimento? E il Laboratorio Saccardi ha in programma qualche progetto con o in concomitanza con Manifesta 12? Vi andrebbe di parlarmene?

LS: Non abbiamo deadline né contratti, perché quasi nessuno li ha, forse neanche le rock star, gli unici artisti che hanno contratti sono quelli che lavorano precari in qualche call center, o lsu per il comune. Alla maggior parte dei cittadini, non gliene frega assolutamente nulla di Manifesta e delle sue dinamiche, dato che ha temi che non interessano alla gente palermitana, che non ha mai dimostrato attenzione, ad esempio, all’integrazione o al “giardino planetario”(il tema di Manifesta), pieno di politically correct e melassa. Sì, stiamo lavorando a un’installazione in collaborazione con la Banca d’Italia, poi ci sono altri progetti di cui non vogliamo parlare.

La pittura Trap, azione urbana del Laboratorio Saccardi durante l’apertura di Manifesta 12, affissioni dislocate in varie parti della città.

SS: “Uno dei compiti principali dell’arte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare” dice W. Benjamin in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, voi avete iniziato già da diverso tempo a occuparvi di quelle esigenze strettamente legate al territorio. Un progetto che ho trovato molto interessante è Monumento a Franco e Ciccio, due personaggi con un fortissimo valore identitario per Palermo. La parodia dei film di Franco e Ciccio viene rielaborata tramite la struttura del Monumento e i due personaggi si trasformano in due giostrino per bambini. Interessantissima è la vostra modalità giocosa nel raccontare tematiche invece molto serie come la memoria collettiva, il rapporto tra cittadini e arte pubblica e la relazione tra il forte valore simbolico del Monumento e l’arte partecipativa. La relazione tra tutti questi elementi ha regalato alla città di Palermo, ma sopratutto ai bambini, uno splendido Monumento memoriale con cui poter giocare per non rimuovere il ricordo. Potreste raccontarmi come è nato il progetto?

LS: Di solito noi ideiamo i progetti,li realizziamo e li produciamo in totale autonomia. Questo progetto ha avuto le stesse modalità anche se per la sua complessità ha richiesto la necessaria partecipazione di diverse figure anche istituzionali e dei soggetti del territorio. L’idea nasce perché volevamo omaggiare le figure di Franco e Ciccio con un opera scultorea che li rappresentasse al meglio. Quindi abbiamo cercato uno spazio, un luogo all’interno del  quartiere Capo, che ha dato i natali ai due attori dove poter realizzare questo progetto. Una volta trovata una collocazione consona, abbiamo attivato un raccolta fondi online, tramite la piattaforma di crowfounding Siciliana LABORIUSA. Prima della scadenza stabilita abbiamo raccolto la cifra prefissata  anche perché una grossa multinazionale si è innamorata del nostro progetto ed ha donato la cifra che ci mancava per concludere la raccolta fondi. Successivamente ci siamo messi al lavoro per realizzare il progetto così come lo avevamo pensato. Ci siamo riusciti e il Monumento dedicato a Franco e Ciccio è attualmente installato nello stesso luogo che ci era stato concesso ossia un giardino di proprietà della Curia di Palermo che si trova esattamente a Piazza S. Anna al Capo. Il Monumento è fruibile e installato perfettamente il giardino in cui si trova  è tuttora in fase di definizione e di miglioramento e speriamo che sia al più presto fruibile al 100% dai  bambini del quartiere.

Monumento a Franco e Ciccio, Laboratorio Saccardi.

http://www.laboratoriosaccardi.it/monumento-a-franco-e-ciccio/

SS: Il Laboratorio Saccardi è sempre molto presente sui social network; ultimamente avete promosso un vostro lavoro utilizzando la piattaforma Facebook come vetrina. “La T-shirt d’artista” è un progetto provocatorio che punta il dito verso la mercificazione dell’arte e del suo sistema e che utilizza il gioco dello stereotipo per riflettere sulle dinamiche del mercato dell’arte. Acquistare una maglia d’autore con su scritte frasi come “Non mi pagano però mi danno visibilità” oppure “Artista = fallito” equivale a compiere un’azione con una precisa presa di posizione. Come è nata l’idea? Siete veramente riusciti a vendere delle magliette?

LS: Sì, vendute. Internet da sempre, per noi è un mezzo di espressione come un altro. Le nostre magliette fanno il verso al mezzo, oggi “tuttologi” lo sono tutti gli italiani, anzi tutto il mondo direi, ma Facebook è ormai il bar degli italiani, ed al bar si discute lo stesso, di Facebook però. Criticare Facebook è come sparare sulla croce rossa, ed è un vezzo intellettualoide, cominciò quel venduto di Umberto Eco, e poi è inutile, siamo contro chi fa la morale ai postatori compulsivi e poi si approfitta del mezzo, semplicemente è meglio che se ne esca, basta togliersi insomma, nessuno ti obbliga ad averlo. Magliette targate Saccardi è una roba degli anni Ottanta come visione, ma poi i fighetti, che sono la rovina del mondo, hanno cominciato a serigrafarle pensando di essere a New York, non sapendo che molti artisti le facevano a mano o a pennello, tutte impiastricciate. Una volta ne scrisse una Kurt Cobain che divenne famosissima, che diceva: “Dio è gay”. Sono slogan o semplici parole che la gente usa tutti i giorni, o che magari pensa e non dice, è un gioco, ci mettiamo trenta secondi a farle, non si tratta di marketing perché alcune sono volgari e violente, ma sono catartiche: i nostri dei pagani vogliono così, sono parole magiche, in attesa del ragnarǫk…

La T-shirt d’artista, Laboratorio Saccardi.

SS: La pratica di utilizzare il luogo comune come mezzo per riflettere su tematiche delicate è un sistema che utilizzate molto spesso e che, se si osserva il vostro lavoro con superficialità, delle volte può disturbare o addirittura offendere. Proprio durante la nostra intervista state promuovendo “Swag Negro”, il primo libro del rapper ghanese-parmigiano Bello Figo, dove all’interno si trova una immagine realizzata proprio dal Laboratorio Saccardi. Sicuramente questo avrà atterrito molti ma vero è che la Trap è abusatissima tra i giovani, ma è anche vero che non è un genere che eccelle per spessore né nella ricerca musicale, né tantomeno si interessa di alti temi come la politica, l’antropologia o la fame del mondo; l’unico intento è avere “Visibilità” ad ogni costo. Ora vi faccio una domanda, che ovviamente vuole essere una provocazione e non un’offesa: avete accettato di collaborare per visibilità, per denaro o c’è un intento preciso?

LS: “Non al denaro né al cielo”ma sopratutto non al denaro, a noi interessava collaborare con Paul Alias Bello Figo. Lo conosciamo musicalmente dal 2013, anni in cui con le varie app autotunes creavamo le musiche per i nostri spot pubblicitari delle nostre mostre tipo questa Compro Oro Laboratorio Saccardi, inconsapevolmente all’età di trentanni eravamo già TRAP in tutto… Solo che non essendo la musica il nostro vero lavoro, ci siamo distratti e non abbiamo più pubblicato su youtube il nostro album, altrimenti saremmo diventati famosi e ricchi come la DPG . Oggi i trentenni e quarantenni già vecchi da ventanni criticano i ventenni trappusi drogati del 2020. Purtroppo siamo circondati da questi eterni adolescenti bolliti e pure esterofili che ancora credono alla potenza dei Led Zeppellin o di David Bowie. ANCORA e per sempre ancorati ad un villaggio globale anglosassone che puzza di binge drinking e piscio…

Swag-Negro-Bello Figo feat Saccardi
Swag-Negro-Bello Figo feat Saccardi

Terminata l’intervista mi rimaneva una piccola curiosità: andare a sbirciare i bambini chiassosi che giocavano nelle giostrine realizzate e donate dai Saccardi in memoria di Franco e Ciccio. Arrivata al giardinetto, dentro uno dei quartieri più antichi e popolari di Palermo, il Capo, il mio stupore non fu per lo schiamazzo copioso dei bambini ma per il silenzio della piazza. Mi rattristò molto vedere una grande catena che serrava i cancelli di un curato giardino con due splendide giostrine, inermi dinanzi alla loro inutilità in quel luogo senza bambini. Chiesi a gli abitanti della piazza, che mi riferirono che il giardino, per motivi di sicurezza, non poteva essere fruito dai bimbi. Ora mi domando: ma queste giostrine potranno presto tornare vive tra gli schiamazzi degli infanti? Quale valore memoriale ha un oggetto che vuole raccontarsi alle generazioni future in un luogo dove al bambino non è permesso entrare? Spero queste due domande arrivino a chi può avere quel piccolo potere di far aprire quei cancelli o spostare le giostrine in un luogo dove possano accogliere bimbi spensierati e chiassosi.

Monumento a Franco e Ciccio ancora in disuso, Laboratorio Saccardi, piazza S. Anna al Capo, Palermo
Monumento a Franco e Ciccio ancora in disuso, Laboratorio Saccardi, piazza S. Anna al Capo, Palermo.
Monumento a Franco e Ciccio ancora in disuso, Laboratorio Saccardi, piazza S. Anna al Capo, Palermo.

LS: Per quanto riguarda le giostrine… Noi le abbiamo ideate finanziate, realizzate, installate da soli… Se non sono fruibili non dipende da noi… Sappiamo che le giostrine saranno spostate e messe in una scuola del quartiere del Capo. Stiamo aspettando il suddetto spostamento. Speriamo avvenga presto. Noi, insieme ai bambini del quartiere, aspettiamo con voi di sapere dove verranno installate per poterne raccontare il “giocoso” epilogo.

Sasvati Santamaria

Tutte le immagini sono courtesy del Laboratorio Saccardi

Link di riferimento: http://www.laboratoriosaccardi.it/  https://www.facebook.com/labsaccardi/

About the author

Sasvati Santamaria

Nasce il 18/02/1983, a Palermo. Frequenta L’Accademia di Belle Arti nella città nativa. Frequenta un Master allo IED in curatela, facendo la sua prima importante esperienza presso il concorso Talent Prize 2012. Cura diversi progetti, perseguendo sempre l’obiettivo di concentrare l’attenzione sulle pratiche sperimentali di giovani artisti.

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