Arte e Fotografia

Conjunctive Tissue: i terzi luoghi di Marco Giordano

La vita mi duole a pezzi, a sorsate, per interstizi. F. Pessoa.

Marco Giordano, nato a Torino classe 1988, oggi vive e lavora a Glasgow. Artista eclettico e versatile, Marco Giordano rielabora gli spazi in cui si trova a lavorare, creando un dialogo sovrapposto tra gli elementi che costituiscono l’opera e il luogo architettonico che li ospita. Spesso opera e ambiente entrano in forte correlazione, pertanto ogni allestimento si carica di un valore aggiunto a secondo del luogo nel quale viene installato. Questo è quello che accade con Conjunctive Tissue, progetto ideato in residenza presso la CCA di Glasgow e le cui prime iterazioni sono state presentate presso la galleria Civic Room di Glasgow, e presso la galleria Lily Brooke di Londra. Dal 20 luglio fino al 20 agosto 2018, il progetto é ospitato negli spazi di KaOZ (Manifesta12 Collateral) a cura di Giulia Colletti. Lo spazio indipendente di Palermo ha invitato l’artista Marco Giordano a trascorrere due settimane esplorando la città, per promuovere una nuova formulazione della sua ricerca itinerante.

In questa occasione, Giordano ha realizzato un ampio banner di tessuto bianco, sul quale sono cucitei in nero i versi di una sua poesia, con la quale indaga ilsuo personale senso del termine interstizio. Etimologicamente la parola racchiude svariati significati. Elementi di passaggio, sosta, frammenti che hanno un tempo a sé, gli interstizi alludono sia ad esperienze “intermedie” in termini di tempo o spazio, sia a fenomeni ritenuti marginali perché non di immediata appropriazione cognitiva. Per l’artista, l’interstizio ha una connotazione, correlabile ai due coefficienti tempo e spazio. E’ un “terzo” luogo di non-conoscenza, che in questo caso traccia una linea di continuità tra l’interno della galleria e l’esterno del quartiere della Kalsa. Come spiegano Grotowski prima, e Barba dopo, ciò che contraddistingue il pensiero creativo è proprio il suo fluire per salti in spazi vuoti, attraverso un disorientamento improvviso che obbliga a riorganizzarsi in maniera nuova.

Conjunctive Tissue funge quindi da intervallo, tra gesto intimo e pubblico, divenendo materia organica sulla quale intessere la relazione tra artista e spettatore. Secondo le teorie di G. Gasparini, da sempre l’attenzione sociologica agli interstizi permette di cogliere fenomeni di mutamento che avvengono dal basso; e proprio in questi terzi luoghi che avvengono i legami sociali profondi. “Spazi intermedi che consentono di articolare processi di socializzazione, identificazione e adesione affettiva” ( G. Gasparini, Interstizi e universi paralleli, APOGEO, pag. IX). In questi punti mediani, caratterizzati fisicamente dal banner di Marco Giordano, si intrecciano e affiorano archetipi di realtà collettive che vengono stravolte mettendo in discussione il senso di paternità dell’opera e di appartenenza alla stessa. E’ forse proprio con questo gioco che l’artista crea un’interferenza cognitiva. Questo “terzo” luogo di non-conoscenza è comunque collegato, come un paesaggio altro, allo spazio fisico della galleria e al quartiere che lo ospita. Campi d’intervallo e intersezioni sono collegati, come costellazioni benjaminiane, trasversalmente al tempo che le percorre ( W. Benjamin, 1983). 

Marco Giordano, Conjunctive Tissue, Civic Room, Glasgow, Dec 2017
© Malcolm Cochrane Photography

Conjunctive Tissue originariamente nasce con la volontà di mettere in discussione il rapporto tra la proprietà e la paternità dell’opera. Nelle sue prime fasi, il progetto prospetta una modalità partecipativa, infatti alla comunità di Glasgow è stato chiesto di riprodurre un proprio disegno su carta. Ciascun disegno è stato poi riprodotto in scala su grandi teli. Per Palermo, in via del tutto sperimentale, l’accezione partecipativa avviene in altra forma. La struttura in tessuto, interamente realizzata dall’artista, si dispiega, in forma monumentale, lungo tutta la facciata di Kaoz. Imponendo la sua presenza in sulla piazza. Fra un sorso e un sorso in una bocca piena è la frase leggibile in caratteri neri che, secondo l’artista, può portare a diversi spunti di riflessione, in base bagaglio intimo e personale di ogni individuo. “Una controcultura che si muove come scandaglio nelle stratificazioni della cultura, restituendone complessità, ritrovando in oscure tradizioni dimenticate elementi di rigenerazione” (F. Spagna, Cultura e controculura, elèuthera didascalici, pag. 18).

Marco Giordano, Conjunctive Tissue, 2018, veduta, KaOZ(Manifesta12 Collateral), Palermo

Adesso Conjunctive Tissue prende, in una modalità del tutto sperimentale, una connotazione pubblica. L’opera diventa essa stessa un interstizio tra spazio pubblico, luogo espositivo e l’artista. L’intimità che vuole trasferire Marco Giordano è donata al pubblico, svelando quella interstizialità cognitiva di cui parlava Grotowski per salti in spazi vuoti, attraverso l’obbligo di una nuova struttura organizzativa che varia da salto in salto.

Sasvati Santamaria

foto in apertura: Marco Giordano, Conjunctive Tissue, Civic Room, Glasgow, Dec 2017, © Malcolm Cochrane Photography

About the author

Sasvati Santamaria

Nasce il 18/02/1983, a Palermo. Frequenta L’Accademia di Belle Arti nella città nativa. Frequenta un Master allo IED in curatela, facendo la sua prima importante esperienza presso il concorso Talent Prize 2012. Cura diversi progetti, perseguendo sempre l’obiettivo di concentrare l’attenzione sulle pratiche sperimentali di giovani artisti.

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