MEME TOPICS

Come Google parla di noi

Robin Williams, World Cup, Ebola, Malaysia Airlines, Ice Bucket Challenge, Flappy Bird, Conchita Wurst, ISIS, Frozen, Sochi Olympics: è la classifica delle dieci ricerche più digitate su Google nel 2014. Una lista variopinta e curiosa, che ci dice molto su di noi, sul tempo che stiamo vivendo e sulla priorità che diamo alle notizie.
Google Global Top Trending Searches 2014
La prima cosa che salta all’occhio è che solo tre voci parlano di temi di cronaca; delle restanti, due di sport e ben cinque – la metà – di cinema, spettacolo e intrattenimento. Dunque, usiamo la rete più per motivi di svago, che non d’informazione.
Secondo: alcune voci potrebbero non dir niente a una prima lettura. Ad esempio la numero 5, Ice Bucket Challenge, ovvero la “Sfida del secchio di ghiaccio”, che detta così avrà fatto accendere qualche lampadina in più. Ricordate? Quella catena di Sant’Antonio, nella quale un vip sfidava un altro vip a rovesciarsi in testa un secchio d’acqua ghiacciata (sulla carta, almeno) e a postare il video su Internet; tra i tanti Di Caprio, Will Smith, G.W. Bush e i nostri Balotelli e Renzi? “A che pro?”, dice quello. Ma come? Per promuovere la ricerca sulla Sclerosi Laterale Amniotrofica, no? “Ah sì?”. Ahimè, oggi tutto diventa spettacolo e nessuno si ricorda più il perché di cosa. Poi c’è Flappy Bird, che sarebbe un videogioco stile anni Ottanta per tablet e smartphone, dove bisogna far volare un passerotto senza farlo cozzare contro dei tubi alla Super Mario Bros. Nel momento di massimo download, il suo creatore guadagnava qualcosa come 50mila dollari al giorno, ma poi, spaventato dal mostro che aveva creato, ha ritirato il gioco dal commercio. Succede anche questo. E pure di peggio: pare che alcuni app-dipendenti abbiano sborsato migliaia di euro per acquistare uno smartphone usato solo per il giochino…


Terza osservazione: Conchita Wurst batte l’ISIS. Chi è Conchita Wurst? È la drag queen (all’anagrafe: Thomas Neuwirth) vincitrice del 59° Eurovision Song Contest. “Ah sì, la donna barbuta!”, dice ancora quello. Beh sì; cioè no; cioè sì e no. Insomma, stessa storia di prima: tutti a parlare della barba, ma pochi dei diritti degli omosessuali e dei transgender. L’altra la troviamo solo in ottava posizione: l’ISIS, l’Islamic State of Iraq and Syria (ora solo IS), la famigerata organizzazione estremista votata all’instaurazione del califfato globale, che ci ha fatto scoprire che c’è di peggio di Al Qaeda. E che il terrorismo, oggi, parla da Internet, con video di propaganda tecnicamente curatissimi e zeppi di effetti speciali, proprio come i film di Hollywood.
In quarta posizione c’è il mistero del volo Malaysia Airlines 370, scomparso l’8 marzo nel Golfo di Thailandia assieme a 239 passeggeri. A un anno di distanza, ancora non è stato ritrovato, né si sa perché o cosa gli sia successo.
Alla posizione numero 9 s’infila a sorpresa Frozen, il cartone Disney vincitore dell’Oscar come “Miglior film d’animazione”, che ha conquistato a suon di risate milioni di bambini (e rispettivi genitori).
Ma veniamo alla Top Three. In terza posizione, c’è il virus Ebola, la tremenda febbre emorragica che flagella il povero continente africano, non ne avesse già abbastanza. Le epidemie – pur con tutti i nostri vaccini e medicinali – fanno ancora paura. I Mondiali FIFA in Brasile. Il calcio – nonostante il doping (come alle Olimpiadi, posizione 10), i neonazisti sulle curve, le risse fuori e dentro gli stadi, gli stipendi miliardari ai giocatori, i giocatori sempre più beceri – continua a entusiasmare le folle. Ma in testa a tutti c’è lui, Robin Williams, che tutti amavamo, ma che è morto solo, impiccandosi con una cintura. Ci lascia una sfilza di personaggi indimenticabili e il ricordo della sua straripante comicità, annebbiata da quell’espressione sempre un po’ triste. L’alieno Mork (“Na-no Na-no…”); il Professor Keating dell’Attimo fuggente; il cronista di Good Morning Vietnam; travestito da donna in Mrs. Doubtfire; e ancora, Jumanji, Patch Adams, Will Hunting, La leggenda del re pescatore, fino al Teddy Roosevelt di Una notte al museo. Tante facce (o maschere), quante potrebbe averle l’uomo contemporaneo. E forse è anche per questo che il suo nome, nel contesto di una fine tragica, svetta in cima alle parole più ricercate nel 2014…

Stefano Ferrari

Robin Williams

About the author

Stefano Ferrari

E' laureato in Scienze dei Beni Culturali (Università degli Studi di Milano). Nel 2008 ha conseguito il master in Art Management presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Ha collaborato con la Fondazione Mazzotta, il mensile "Arte" (Ed. Giorgio Mondadori) e con Baldini Castoldi Dalai editore per i siti Sullarte.it e Myword.it. Attualmente lavora come collaboratore per Darsmagazine.it e per "La Settimana Enigmistica".

Add Comment

Click here to post a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.