Arte e Fotografia

Chi ha paura del buio? | La trilogia sulla paura al Musja

C’è chi considera le coincidenze come occasioni meramente casuali e chi invece attribuisce loro un significato più profondo, per certi versi mistico: sta di fatto che, a poche settimane dall’inaugurazione del suo museo, nel cuore della Capitale, l’imprenditore, collezionista e mecenate Ovidio Jacorossi si è spento lo scorso 23 ottobre. Le opere della sua cospicua collezione (circa 2500 capolavori dell’arte contemporanea di tutto il Novecento e oltre) dialogheranno in questo nuovo tempio delle Muse che si sviluppa su 1000 mq, all’interno di un edificio storico sorto sulle antiche rovine del Teatro di Pompeo. 

Il primo degli allestimenti temporanei che danno vita al Musja-Museo Jacorossi è The Dark Side-Chi ha paura del buio? a cura di Danilo Eccher che si dedica nuovamente alla creazione di una trilogia: il tema, questa volta, è la paura, declinata in tre aspetti fondamentali ovvero il buio, la solitudine e il tempo

Dopo Love, Enjoy e Dream realizzate al Chiostro del Bramante, il curatore e critico d’arte trentino sceglie di indagare il sentimento più ancestrale e istintivo dell’umanità. Ormai sappiamo bene che Eccher non si limita ad allestire mostre ma realizza veri e propri percorsi narrativi attraverso l’arte contemporanea: il pubblico viene invitato ad esperire un sentiero, fisico e metaforico, che si configura come un viaggio personale. Etica ed estetica sono le compagne di questa immersione fruibile al Musja fino al 1° marzo 2020: ad arricchire ulteriormente il percorso l’inattesa performance a cadenza mensile del gruppo Differenziale femminile e una serie di incontri tematici coordinati da Federico Vercellone, ordinario di Estetica presso l’Università di Torino. In catalogo, oltre alla prefazione di Jacorossi e all’introduzione di Eccher, diversi contributi di spessore che fanno da contrappunto alla prospettiva artistica: il teologo Gianfranco Ravasi, il fisico Mario Rasetti, lo psichiatra Eugenio Borgna e il filosofo Federico Vercellone offrono una molteplicità di sguardi e di riflessioni che aprono ulteriori scorci nell’oscurità.

Christian Boltanski (2018) “Les Éphémères”. Ph. Cristina Cassese.

L’oscurità che consente la visione

Tanto il buio quanto la luce, se portati all’estremo, impediscono la visione all’occhio umano. La condizione dell’ombra diventa perciò necessaria per il canale visivo:  non a caso, il mito arcaico della nascita della pittura tramandatoci da Plinio il Vecchio ci dice che il primo pittore della storia dell’umanità tracciò una figura seguendo l’ombra proiettata della propria immagine. L’incontro tra oscurità e luce assume uno straordinario valore metaforico per evocare l’altrettanto necessaria condizione .

L’attraversamento dello spazio teatralizzato di questa mostra provoca nel fruitore un vero e proprio moto di coraggio, trasformando la metafora in azione concreta, in esperienza vissuta direttamente. Alcuni passaggi tra le sale avvengono realmente al buio rendendo inevitabile quella sensazione di vuoto e di ansia tipica del movimento compiuto nell’oscurità. Le opere, in parte site specific e in parte provenienti da prestigiose istituzioni e gallerie oltre che dalla summenzionata collezione Jacorossi, sono accomunate dalla capacità di evocare ansie e dubbi che si manifestano nell’impatto percettivo e sensoriale con l’opera, per poi dissolversi come neve al sole. La paura del buio appartiene a tutti, così come ognuno sa di avere dentro di sé un lato oscuro: visitare questa mostra significa fare i conti con la propria oscurità e sperimentare la possibilità di affrontare le proprie paure, riconoscendo e accettando il buio come parte fondamentale della nostra stessa natura.

Tony Oursler (2019) SenS, LitH e SoIV. Ph. Cristina Cassese.

Un fil noir con altrettante sfumature

Si entra sin da subito in medias res: la prima installazione che incontriamo è End of the Museum di Gregor Schneider, un lungo corridoio in ombra che riproduce ciò che resta di un museo dato alle fiamme. Si attraversa la bocca orrorifica di Monster Chetwynd che conduce alla meravigliosa installazione di Flavio Favelli: è il preludio all’oscurità intesa come metafora della follia che si esprime nella potenza rituale delle grandi tele di Hermann Nitsch. Ma anche la scienza ha un suo lato oscuro: ce lo ricorda l’installazione di Christian Boltanski che incanta con il volo frenetico degli efemerotteri che si stagliano su bianchi, luminosissimi sudari. La narrazione si fa più confusa e c’è bisogno di un appiglio che si concretizza nelle corde dell’installazione di Sheela Gowda: l’inquietudine si rinnova allorché si scopre che sono fatte da capelli umani a simboleggiare vite intrecciate, misticamente interconnesse.

Hermann Nitsch “Untitled” (2014), particolare. Ph. Cristina Cassese.

L’ultima sezione del viaggio avviene nella notte e nel mondo dei sogni: ci accolgono gli spiriti di Tony Oursler i cui suoni incomprensibili sfociano nella ragnatela di Chiharu Shiota. L’incubo si materializza nel rosso sangue di Gino De Dominicis e nel nero pelle di Monica Bonvicini: l’oscurità del quotidiano, il connubio tra sofferenza e piacere, l’ineluttabilità del male appaiono prepotenti dentro e fuori. Ma più scura è la notte, più vicina è l’alba: il viaggio si conclude e la luce naturale del tramonto in via dei Chiavari ci riporta all’esterno, nel nostro presente. I dubbi, le ansie, i pensieri negativi e gli stati di agitazione possono essere schiaccianti ma senza di essi non avrebbe luogo nell’essere umano quello scatto di curiosità e quel desiderio di emancipazione che sono il motore stesso della conoscenza. Perché, come afferma Hegel, “qualsiasi cattiva idea che venga in mente all’uomo sta più in alto di qualunque prodotto della natura poiché in esso è sempre presente la spiritualità e la libertà”.

Cristina Cassese

About the author

Cristina Cassese

Classe 1982, tarantina d’origine, cittadina del mondo. Cristina ha studiato storia dell’arte e si è specializzata in antropologia culturale ed etnologia. Di recente ha intrapreso un percorso di approfondimento e ricerca in ambito pedagogico. Insegna discipline storico-letterarie e vive a Roma.

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