Arte e Fotografia

Charles Fréger | L’Uomo è un animale sociale?

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Con Fabula di Charles Fréger, l’Armani Silos, lo spazio milanese della maison Armani dedicato all’arte contemporanea inaugurato nel 2015, aggiunge all’elenco dei propri successi una mostra assolutamente imperdibile. La retrospettiva personale del fotografo francese, classe 1975, raccoglie oltre 250 scatti realizzati tra il 1999 e il 2018 in un progetto a lungo termine a metà strada tra la ricerca estetica e l’indagine antropologica.

Oggetto dell’indagine è l’Uomo, inteso come animale sociale, fotografato individualmente o in gruppo, ma sempre analizzato come elemento di un contesto comunitario in cui si identifica. Le stanze austere ed eleganti dell’Armani Silos accolgono con discrezione l’esplosione di colori e di energia delle foto: a fare da trait d’union di tutte le serie è la funzione identitaria dell’abbigliamento, inteso come strumento di comunicazione non verbale per l’identificazione dell’appartenenza ai gruppi sociali.

E così giocatori, squadre, eserciti, divise e uniformi diventano il pretesto per raccontare in maniera a volte quasi etnografica la varietà delle comunità umane nei 5 continenti: un viaggio nello spazio e nel tempo, nel tentativo di mettere in relazione l’Individuo e la Comunità, a volte, l’Uomo e l’Ambiente altre.

È il caso delle prime sale in cui la serialità dei ritratti frontali, l’uniformità degli sfondi e delle uniformi, quasi riconduce a una visione tassonomica della fotografia: la serie dei giocatori di pallanuoto Water Polo”, quella della squadra di pattinaggio sul ghiaccio “Steps” o dei lottatori di Sumo “Rikishi” mette davanti all’osservatore una sequenzialità in cui i soggetti, sebbene diversi, scompaiono per far parlare il gruppo sociale di appartenenza.

La relazione tra Uomo e Natura/Ambiente diventa invece protagonista della serie “Wilder Mann” (un progetto ancora in fase di realizzazione), un coloratissimo ed emozionante viaggio attraverso il folclore nei 5 continenti: i volti e gli sguardi ieratici dei soggetti ritratti delle serie precedenti, si sostituiscono qui a maschere e costumi di riti apotropaici la cui tradizione si perde nel tempo. A fare da sfondo a questi scatti (quasi da copertina patinata a dire la verità), troviamo radure, boschi e tundre di diverse latitudini. I costumi sono grotteschi, quasi caricaturali se letti da un occhio contemporaneo, ma ad ancorarli nel presente troviamo qualche dettaglio contemporaneo (sneakers, orologi o bracciali indossati sicuramente non per caso).

La ricerca delle radici, del ritorno alla Natura di “Wilder Mann”, fa da contraltare alle serie ospitate nelle ultime stanze espositive dell’Armani Silos, che celebrano attraverso i colori e i materiali, i costumi esuberanti di rituali più urbani e contemporanei quali il carnevale e danze popolari.

La chicca della mostra è costituita dal catalogo (gratuito) realizzato per l’occasione da Panini: un album contenente 32 figurine da attaccare in un “rituale infantile” che nelle vite di ognuno di noi è andato perso e che si può ripescare nella propria memoria.

Un corpus di scatti imponente, dunque, quello raccolto in questa prima retrospettiva del fotografo che merita assolutamente di essere vista e vissuta, concedendo anche alla location il merito di una cura per i dettagli davvero di respiro internazionale.

Testo e fotografie di Laura Tota 

About the author

Laura Tota

Classe 1982, vive e lavora a Torino, ma ha sempre la valigia pronta. Collabora con fiere ed eventi d’arte contemporanea in tutta Italia e all'estero. È curatrice indipendente specializzata in mostre di fotografia, la sua principale passione, ed è una frequentatrice seriale e compulsiva di mostre.

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